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"Aveva baciato la pistola". Così il produttore fu condannato per omicidio

La vicenda giudiziaria che vide protagonista Phil Spector, pregevole produttore musicale al quale i posteri hanno attribuito un’anima nera: fu ritenuto colpevole per l’omicidio colposo di un’attrice e modella

"Aveva baciato la pistola". Così il produttore fu condannato per omicidio

Phil Spector è stato uno di quei personaggi del mondo dello spettacolo che scatenano sentimenti contrastanti. Da un lato c’è chi non può prescindere da quel Wall of Sound che fu il suo marchio di fabbrica in quanto autore e produttore musicale. Dall’altro chi non riesce a dividere la figura dell’artista alle cronache di abusi e alla condanna per omicidio ricevuta. Questa è la sua storia giudiziaria.

L’omicidio di Lana Clarkson

È il 3 febbraio 2003: Lana Clarkson è un’attrice 40enne che lavora occasionalmente come modella. Quella notte stava lavorando come hostess vip alla House of Blues di Los Angeles, dove a un certo punto fa il suo ingresso Phil Spector: punta prima una sua collega, che rifiuta di andare a bere qualcosa con lui, poi ripiega su Clarkson, che, sebbene un po’ riluttante, accetta di seguirlo al suo Pyrenees Castle, la residenza di Alhambra.

I due si erano mossi con la limousine di lui, guidata dall’autista Adriano de Souza, il quale avrebbe sentito un colpo di pistola e subito dopo avrebbe visto Spector correre verso di lui affermando: “Penso di aver ucciso qualcuno”. Quando sono arrivati soccorsi e forze dell’ordine, hanno trovato Clarkson accasciata su una sedia con una ferita d’arma da fuoco - la Colt .38 di Spector, che era in terra - e diversi denti rotti sparsi sul pavimento. Sulla pistola c’erano le impronte del produttore.

L’iter processuale e la condanna

Spector viene incriminato, e gli inquirenti ipotizzano che non sia stato necessariamente un omicidio volontario, bensì un omicidio colposo. La difesa del produttore - in cui si avvicendano legali prestigiosi, come Robert Shapiro che aveva difeso inizialmente anche O.J. Simpson, Bruce Cutler e Linda Kenney Baden - punta invece a un’ipotesi suicidiaria, tanto che lo stesso Spector avrebbe detto, come riporta The Guardian, che Clarkson aveva “baciato la pistola”.

Tuttavia il medico legale stabilisce che l’attrice non si sia volontariamente tolta la vita: d’altra parte, solo la mattina prima, aveva acquistato numerose paia di scarpe, un atteggiamento che mal si concilia con una persona che non abbia progettualità in termini lavorativi o semplicemente sociali.

Spector viene processato dapprima nel 2007, ma il 26 settembre il processo viene annullato per mancanza di unanimità tra i giurati: solo 10 su 12 sono infatti favorevoli alla condanna del produttore. Quindi alla fine del 2008 inizia un nuovo processo che culmina il 13 aprile 2009 con una condanna: un mese e mezzo più tardi a Spector - che intanto era libero dopo il versamento di una cauzione da 1 milione di dollari - viene inflitta una condanna a 19 anni di prigione, più un risarcimento danni di 17mila dollari alla famiglia di Clarkson per sostenere le spese funebri.

Ma cos’ha pesato di più sulla condanna, che sarebbe poi stata confermata nel 2011? Il giudice Larry Paul Fidler disse a questo proposito, come riporta la Cnn: “Non si è trattato di un episodio isolato. Togliere la vita a un essere umano innocente non è niente di più grave”. Spector non solo avrebbe puntato in passato la pistola contro altre donne, ma pare avesse l’abitudine di portare l’arma durante le sessioni di registrazione, per esempio alla presenza di John Lennon e Dee Dee Ramone.

Spector è stato recluso nella prigione di Stato della California a Stockton, dove è morto nel 2021 per complicazioni legate al Covid-19. Nel 2024 avrebbe ottenuto la libertà vigilata.

Le reazioni e la fama

“The night we met I knew I needed you so / And if I had the chance I'd never let you go”. È un verso di “Be My Baby”, brano delle Ronettes scritto e prodotto da Phil Spector. Significa: “La notte che ci siamo conosciuti sapevo di aver tanto bisogno di te / E se avessi avuto la possibilità non ti avrei lasciata andare”. Una canzone apparentemente innocua, che in tanti hanno canticchiato nella loro vita, anche perché è nei titoli di testa di “Dirty Dancing”.

Eppure dopo la condanna di Phil Spector, quel verso ha assunto per alcuni un altro senso, anche considerando i risvolti della relazione del produttore con Ronnie Bennett, una delle Ronette. I due si erano incontrati e messi insieme prima che fosse finalizzato il divorzio tra Spector e la prima moglie, Annette Merar: il produttore e la cantante convolarono a nozze nel 1968 e adottarono tre figli, ma la vita di lei fu molto difficile. Bennett ha infatti rivelato in più occasioni di essere letteralmente prigioniera in casa e sottoposta a violenze psicologiche. Se ne andò da casa nel 1972 e i due divorziarono due anni dopo: la cantante rinunciò ai guadagni futuri e alla custodia dei figli, spiegando che Spector l’aveva minacciata di assumere un sicario per ucciderla. “Gli abusi di Phil erano mentali, non fisici; mi diceva quanto fossi inutile, che non avrei mai più cantato e che non avrei mai più avuto successo senza di lui”, raccontò Bennett una volta a People.

Ma se da un lato questo è quello che è accaduto a Spector, per tutta la durata dell’iter giudiziario è stato gettato tanto fango su Lana Clarkson. Se è pur vero che da un anno non lavorava nel cinema per problemi personali, non era certo un’attricetta di B movies, come fu dipinta da parte della stampa: una raffigurazione cui la sua famiglia si è sempre opposta.

Clarkson era stata un’icona negli anni ’80, soprattutto grazie a un film fantasy, “La regina dei barbari”. Tuttavia aveva preso parte da guest star anche a diverse serie televisive celebri, come “Tre cuori in affitto”, “I Jefferson”, “A-Team”, “Supercar”, “Love Boat” e “Casalingo Superpiù”.

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