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Bambini violentati in diretta streaming per 25 franchi (meno di 30 euro): l'inchiesta dell'orrore in Svizzera

La sconcertante inchiesta della trasmissione Mise au Point ha sconvolto gli spettatori. Ecco cosa è emerso dalle indagini della troupe

Bambini violentati in diretta streaming per 25 franchi (meno di 30 euro): l'inchiesta dell'orrore in Svizzera

Un autentico traffico dell'orrore quello emerso da un'inchiesta condotta da Mise au Point, programma d'approfondimento dell'emittente svizzera RTS. Ci sarebbe una rete, che vede il suo nucleo nelle Filippine, impegnata nella realizzazione e nella diffusione di materiale pedopornografico per utilizzatori stranieri. Ad essere coinvolti sono bambini piccoli, in certi casi piccolissimi, dato che si parla anche di neonati. Gli aguzzini non sono estranei, sono gli stessi familiari, che commettono ogni brutalità sulle vittime mentre, a chilometri di distanza, pedofili di varie nazionalità osservano tutto dagli schermi dei loro computer.

Pedofilia a distanza, e a basso costo, dato che per assistere alle violenze gli orchi devono pagare una somma che si aggira intorno ai 25 franchi svizzeri, ossia meno di 30 euro. Questo il costo di uno stupro commesso ai danni di un bambino indifeso.

Una realtà che annichilisce, genera raccapriccio e repulsione. Voltarsi dall'altra parte e ignorare il problema non può e non deve essere la risposta. Ecco perché la troupe di Mise au Point ha voluto indagare a fondo, scendendo in vero e proprio baratro oscuro. Gli inviati del programma hanno raggiunto Manila per parlare con i sopravvissuti, con le vittime. Oggi questi bambini, salvati dall'orrore, cercano di andare avanti nonostante l'inferno che hanno attraversato. I racconti sono terrificanti.

Questa inchiesta, che sta facendo tremare il mondo, vede il suo inizio alcuni anni fa. Quando, nel 2021, la polizia cantonale di Bremblens (Canton Vaud) arresta un uomo per molestie su minori. Questi viene sottoposto a perquisizione: sul suo cellulare oltre 800 messaggi scambiati con contatti nelle Filippine. Dalle indagini della polizia è emerso che il soggetto pagava regolarmente alcune famiglie per ricevere filmati di stupri. Violenze che avvenivano in diretta webcam. Genitori, parenti e vicini abusavano i bambini in cambio di denaro. Stesso modus operandi anche per un 57enne del Canton Argovia, anche lui pagava una famiglia della Filippine per assistere allo stupro di quattro bambini (il più piccolo aveva 4 anni). Dal momento che l'uomo aveva "solo" assistito ha ricevuto come condanna una multa di 4mila franchi, e 150 giorni di ammenda. Una pena a dir poco inaccettabile.

Le indagini della Fedpol sono comunque andate avanti. È emersa una rete. I consumatori finali sono uomini che spesso si mostrano assolutamente normali. Non vanno a caccia su dark web, per prendere contatti con le famiglie si servono delle semplici chat del social, dove avvengono i primi scambi. Poi le conversazioni si spostano su alcune piattaforme di live streaming asiatiche: qui avvengono le dirette dell'orrore. Dal momento che non rimane traccia dello streaming live, le prove delle violenze svaniscono. E tutto ricomincia da capo.

Da qui la necessità di approfondire e il viaggio della troupe di Mise au Point nelle Filippine, dove ha potuto parlare con alcune vittime. I numeri riportati da chi si occupa di questo terribile argomento fanno gelare il sangue. Soltanto nel 2022 mezzo milione di bambini filippini hanno subito abusi, partecipando a questo tipo di dirette streaming. A dirlo è l'investigatore Onu Jorge Salang. Gli aguzzini sono i genitori, i parenti, i fratelli maggiori. Tutto per pochi soldi.

I pedofili, che contattano da tutto il mondo, pagano senza problemi, ottengono la loro diretta e, certe volte, muovono anche delle richieste, puntualmente realizzate.

Questo è l'orrore, e il sentore è che molto altro debba ancora essere portato alla luce da ulteriori indagini.

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