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"Bomba" demografica sulla Cina: cosa c'è dietro la nuova crisi di Pechino

Il calo dei matrimoni segnala nuove difficoltà demografiche in Cina, tra natalità in diminuzione e misure pubbliche finora insufficienti

"Bomba" demografica sulla Cina: cosa c'è dietro la nuova crisi di Pechino
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In Cina i segnali di rallentamento delle nascite e dei matrimoni tornano a farsi evidenti. E a preoccupare il governo. Il Paese, alle prese con un invecchiamento rapido della popolazione e con un calo strutturale della fertilità, vede incrinarsi uno dei pilastri su cui ha costruito la propria crescita economica degli ultimi decenni. I numeri più recenti indicano una tendenza che rischia di diventare cronica e di incidere sugli equilibri sociali.

Matrimoni in calo

Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Affari Civili, nel primo trimestre dell’anno le registrazioni di matrimonio sono scese a 1,697 milioni di coppie, il livello più basso dal 2020, anno segnato dal lockdown per la pandemia. Il calo, pari a oltre il 6% su base annua, conferma una dinamica che gli osservatori collegano direttamente alle prospettive demografiche del Paese.

In Cina, come ha evidenziato il South China Morning Post, il matrimonio resta infatti un indicatore chiave delle nascite future, anche perché le unioni fuori dal vincolo coniugale sono ancora socialmente poco accettate in molte aree. La flessione arriva nonostante il primo trimestre sia tradizionalmente la stagione più favorevole per sposarsi, complice la pausa legata al Capodanno lunare. Nello stesso periodo si è registrata anche una lieve diminuzione dei divorzi, ma il dato che pesa di più resta quello delle nozze, considerato un segnale anticipatore delle tendenze di natalità.

Cosa succede in Cina

Il quadro si inserisce in una tendenza più ampia che vede la popolazione cinese ridursi per il quarto anno consecutivo. Il numero dei nuovi nati è sceso a livelli record negli ultimi anni, mentre il totale degli abitanti ha subito la contrazione più marcata dai tempi della grande carestia del secolo scorso, con un impatto crescente sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità del sistema pensionistico.

Le autorità locali hanno introdotto incentivi economici, congedi matrimoniali prolungati, voucher per i consumi e misure per facilitare le procedure di registrazione, nel tentativo di sostenere le unioni e incoraggiare la natalità. Tuttavia, i risultati appaiono disomogenei e spesso temporanei, segno che le difficoltà non dipendono soltanto dai costi diretti della famiglia, ma anche da cambiamenti culturali, aspettative professionali e incertezze sul futuro.

Nel nuovo piano quinquennale Pechino ha ribadito l’obiettivo di promuovere una cultura del matrimonio e della genitorialità più favorevole, insieme a politiche di sostegno alle famiglie e a servizi di assistenza più accessibili, ma la strada per invertire la tendenza resta complessa e richiederà tempi lunghi.

Le prospettive economiche si intrecciano intanto con queste dinamiche, perché una forza lavoro in diminuzione e una quota crescente di anziani rischiano di rallentare la produttività e di aumentare la pressione sulla spesa pubblica. Gli analisti sottolineano che il nodo centrale riguarda la fiducia delle giovani generazioni, alle prese con costi abitativi elevati, competizione professionale intensa e aspettative di mobilità che rendono più difficile la pianificazione familiare.

Senza un miglioramento delle condizioni sociali e senza politiche di lungo periodo capaci di sostenere redditi, servizi per l’infanzia e parità di genere, gli incentivi puntuali potrebbero non bastare a invertire il trend.

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