Una rimozione improvvisa ai vertici della Marina statunitense scuote il Pentagono e riflette tensioni profonde all’interno dell’amministrazione guidata da Donald Trump. Il segretario della US Navy, John Phelan, è stato licenziato ieri dopo mesi di attriti con il capo del Pentagono Pete Hegseth. Ufficialmente, la decisione è stata comunicata senza motivazioni dettagliate; tuttavia, fonti concordanti parlano di un conflitto crescente su strategia, catena di comando e gestione dei programmi navali.
Dietro il licenziamento emerge un deterioramento progressivo dei rapporti tra Phelan e la leadership del Dipartimento della Difesa. Secondo diverse ricostruzioni, il segretario della Marina era ormai in rotta con Hegseth e con altri alti funzionari, in particolare sulla gestione della cantieristica e delle riforme industriali.
La notizia giunge a poche settimane di distanza dalla richiesta del Segretario alla Difesa statunitense Hegseth al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Randy George di dimettersi dal suo incarico. Anche altri due ufficiali dell'esercito, il generale David Hodne e il maggiore generale William Green, sono stati recentemente rimossi dai loro incarichi.
Chi è John Phelan
Phelan è un uomo d'affari senza precedenti esperienze militari; lui e sua moglie hanno raccolto milioni di dollari per la campagna di Trump prima che venisse confermato come Segretario della Marina nel 2025. "John sarà una risorsa straordinaria per i nostri militari della Marina e un leader inflessibile nel promuovere la mia visione 'America First'", disse Trump all'epoca. "Metterà gli interessi della Marina statunitense al di sopra di ogni altra cosa."
Figura atipica ai vertici della difesa statunitense, Phelan proviene dal mondo della finanza e degli investimenti, non dalla carriera militare o burocratica tradizionale del Pentagono. Prima della sua nomina a segretario della Marina, è stato noto soprattutto come manager e investitore nel settore del private equity, con una lunga esperienza nella gestione di grandi capitali e ristrutturazioni aziendali. Questa origine “esterna” lo ha reso, fin dall’inizio, una scelta non convenzionale per guidare uno dei rami più strategici delle forze armate americane.
Phelan si è costruito una reputazione nel settore finanziario statunitense, distinguendosi per operazioni di investimento su larga scala, riorganizzazioni industriali e per l’attenzione all’efficienza gestionale e ai costi. Quando è stato chiamato a guidare la US Navy in ambito civile, la sua missione implicita era proprio quella di portare logiche manageriali e di performance in un sistema spesso criticato per sprechi e ritardi, in particolare nella cantieristica navale.
Uno degli elementi centrali del profilo di Phelan è il suo rapporto diretto con The Donald. Questo legame personale e politico ha avuto un doppio effetto: da un lato, ha rafforzato il peso di Phelan all’interno dell’amministrazione; dall’altro, ha alimentato diffidenze dentro il Pentagono, soprattutto rispetto al rispetto della catena di comando.
Scontro al vertice del Pentagono
La rottura si inserisce in un più ampio riassetto interno: negli ultimi mesi Hegseth ha promosso una serie di rimozioni ai vertici militari, alimentando critiche politiche su una crescente instabilità nella catena di comando della difesa americana.
Durante il suo incarico, Phelan ha sostenuto con forza la necessità di accelerare l’ammodernamento della flotta, ridurre i tempi e i costi della produzione navale ma soprattutto rafforzare la competitività industriale americana rispetto alla Cina. La sua impostazione era orientata a risultati rapidi e misurabili, spesso in contrasto con i tempi più lunghi e le procedure del sistema militare.
Uno degli elementi più sensibili riguarda proprio il rapporto diretto tra Phelan e il presidente Trump. Secondo diverse fonti, l’ex segretario della Marina godeva di un accesso privilegiato alla Casa Bianca, arrivando a interloquire direttamente con il presidente su dossier strategici, tra cui il rafforzamento della flotta. Questo canale diretto avrebbe irritato Hegseth, perché percepito come uno “scavalcamento” della catena gerarchica del Pentagono—un tema storicamente delicato negli equilibri civili-militari statunitensi.
Non è un caso che precedenti analoghi abbiano già portato a rimozioni ai vertici della difesa: interferenze o comunicazioni dirette con la Casa Bianca su questioni operative sono spesso viste come una violazione dell’ordine decisionale interno.
Nel caso di Phelan, il contrasto si sarebbe intrecciato anche con divergenze sul progetto di espansione navale promosso da Trump, noto come “Golden Fleet”, su cui il segretario avrebbe avuto posizioni non sempre allineate con il Pentagono.
Implicazioni strategiche: guerra, industria e instabilità
Il licenziamento arriva in un momento particolarmente delicato. Gli Stati Uniti sono impegnati in operazioni navali ad alta intensità, tra cui il contenimento dell’Iran e il controllo di rotte strategiche, con la Marina al centro della postura militare globale.
La sostituzione immediata con il sottosegretario Hung Cao come reggente garantisce
continuità operativa, ma non elimina le incognite: la cantieristica navale americana resta in ritardo rispetto alla Cina ma, soprattutto, le continue epurazioni ai vertici rischiano di indebolire la pianificazione strategica.