Cronaca internazionale

"Farò partorire i trans". Quelle ombre sul business del cambio di sesso

Inchiesta sulla clinica di Belgrado che vuol far partorire chi prima era uomo. Il professor Djordjevic: "Tecnicamente siamo già pronti". Ma ecco cosa c'è dietro

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Miroslav Djordjevic mentre opera alla St Medica
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Manca solo “una terapia immunosoppressiva adeguata”. Poi, anche chi era uomo potrà diventare madre. “Noi, come chirurghi, - ci assicura il professor Miroslav Djordjevic, tra i massimi esperti al mondo delle riassegnazione chirurgica del sesso - abbiamo già sviluppato tutti i dettagli tecnici per un possibile trapianto di ovaie e utero”. Gli specialisti della clinica St Medica di Belgrado, dove opera il luminare che può vantare sei mila interventi di cambio di sesso eseguiti in trent’anni di carriera, stanno lavorando per essere i primi a permettere a un uomo, diventato donna, di concepire e partorire un bambino.

A Belgrado l'hub del cambio di sesso

Dalla rinoplastica alle vene varicose, alla ricostruzione genitale. Alla St Medica di Bulevar Peka Dapčevića 21A, a Belgrado, si fa di tutto. Ma il business della clinica sono gli interventi di riassegnazione chirurgica del sesso, eseguiti dall’equipe del Belgrade Center for genital surgery, capitanata dal professor Miroslav Djordjevic. I pazienti che si sottopongono al cambio di sesso sono tra i 150 e i 200 all’anno. E arrivano un po’ da tutto il mondo. Ungheria, Qatar, Arabia Saudita, Bosnia, Francia, Sudafrica, Singapore, Russia, Iran, Stati Uniti, Australia. E Italia. Circa una ventina su i 60 italiani che annualmente, secondo il censimento della Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica), cambiano sesso si affidano al professor Djordjevic.

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Miroslav Djordjevic mentre opera alla St Medica

Ad attrarli sono le tecniche all’avanguardia, ma soprattutto i prezzi competitivi. Per la transizione chirurgica da uomo a donna si va, in base alla tecnica scelta, da un minimo di 13.400 a un massimo di 20 mila euro. Molto meno rispetto alla Spagna, dove si sfiorano i 30 mila euro, o agli Stati Uniti dove si arriva anche a 50 mila dollari. Al di là delle prospettive low cost, a convincere i pazienti sono anche le tempistiche da record. Se in Thailandia i prezzi possono essere inferiori, bisogna mettere in conto una degenza di circa un mese. Mentre a Belgrado si fa tutto in 10 giorni. E volendo si può scegliere il pacchetto comprensivo di mastoplastica additiva. Servono dai 4 ai 5mila euro in più, “a seconda del tipo di protesi e dell’approccio chirurgico”, si legge nel pdf informativo che ci ha inviato Il portale del turismo medico, una sorta di agenzia viaggi per gli italiani che vogliono cambiare sesso. Il centro del dottor Djordjevic, invece, ci risponde di rilasciare informazioni sui prezzi solo a fronte di una “documentazione clinica” che dimostri un reale interesse a intraprendere il percorso e di una “lettera di raccomandazione di un professionista” che attesti la disforia di genere del paziente.

Dall'aereo al cambio di sesso in sei ore

Alla clinica St Medica di Belgrado, l'intervento di riassegnazione del sesso si risolve in un'unica procedura di sei ore, “salvando il paziente dal trauma di più operazione”. Basta compilare il modulo presente sul sito del Belgrade Center for genital surgery per essere ricontattati entro 7 giorni e pianificare l’operazione in quattro mesi. Una bella differenza rispetto agli almeno due anni previsti nei centri italiani specializzati di Palermo, Pisa, Torino, Trieste e Roma. Per avviare la procedura sono necessari “due lettere di raccomandazione di specialisti psichiatrici che - si legge sul sito - attestino un disturbo dell'identità di genere, per cui un uomo o una donna si identifica meglio con il sesso opposto. Almeno un anno di consulenza e un anno di terapia ormonale”. Poi, un mese prima dell’intervento, per ottenere il via libera definitivo, viene organizzato un colloquio anamnestico via mail con l’anestesista. Ogni paziente potrà rivolgere gratis tutte le domande inerenti l’operazione direttamente al dottor Djordjevic, in presenza a Belgrado, o negli Stati Uniti quando opera al Mount Sinai di New York, oppure via telefono o skype.

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Il dottor Miroslav Djordjevic in un video promozionale della St Medica di Belgrado

L’hub serbo del cambio di sesso organizza anche il trasporto dall’aeroporto alla clinica e mette a disposizione una rete convenzionata di strutture ricettive e di assistenza post operatoria garantita h24 per dieci giorni, tutto compreso nel prezzo (in media sui 15mila euro) a cui però, specificano, va aggiunta “una tassa obbligatoria del 14%”. Al netto delle eventuali complicazioni che “possono includere rimpianto postoperatorio, problemi di funzionalità o infezione”, il centro di eccellenza di Belgrado vanta di applicare le tecniche più avanguardistiche nella riassegnazione chirurgica del sesso. Dalla vaginoplastica ideale "senza cicatrici", con “lunghezza e dilatazione adeguate” e “un risultato estetico soddisfacente” alle sfida più grande per il team del dottor Djordjevic: permettere anche a chi prima era uomo di diventare madre.

Maternità nelle donne trans

Il dottor Mirosoav Djordjevic è convinto sia solo una questione di tempo. Tecnicamente, ci assicura, la sua equipe è pronta. L’obiettivo è creare un database mondiale di candidati transgender, in modo da incrociare i trapianti degli organi in base alla compatibilità, evitando di scartare quelli sani rimossi durante l’intervento. Ma se “il trapianto di utero e di ovaie sono già fattibili”, resta ancora da “sviluppare una terapia immunosopressiva adeguata” e da fissare dei “principi di carattere bioetico”. Poi, anche le donne trans potranno concepire e partorire un bambino. Non è d’accordo Adriana Cordova, direttrice dell'UOC di chirurgia plastica del Paolo Giaccone di Palermo, presidente della Sicpre nel biennio 2017-2019.

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Adriana Cordova, direttrice dell'UOC di chirurgia plastica del Paolo Giaccone di Palermo

“È vero - ci dice la professoressa - il trapianto di utero si è fatto, ma da donna a donna. E non basta trapiantare l’utero per garantire una gravidanza, poi come nascerebbe il bambino, con parto cesareo o dalla neovagina? Sinceramente non so come sia possibile, non siamo maghi che hanno a che fare con stoffe! Che una donna trans possa partorire mi sembra più una millanteria”. Non solo. La direttrice della scuola di specializzazione di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica di Palermo e Catania ricorda come il luminare serbo non sia nuovo a sparate che suscitano dubbi nella comunità scientifica internazionale. “Tempo fa - aggiunge Cordova - era stato molto contestato per la pubblicazione di un cospicuo numero di casi di ricostruzione del pene in pazienti pentiti dopo l’intervento. Tutti perfettamente riusciti, quando invece è noto si tratti di un’operazione che non riesce quasi mai”.

L’agenzia viaggi per il cambio di sesso

Non tutti alla St Medica di Belgrado ci arrivano direttamente. Alcuni italiani che vogliono cambiare sesso si affidano a Il portale del turismo medico: una piattaforma che raccoglie informazioni, stila preventivi, offre la possibilità di richiedere prestiti, assistenza legale, ma soprattutto agevola la prenotazione di voli aerei, alberghi, visite guidate, attività sul posto, interpreti, trasferimenti da e per l'aeroporto e mette in contatto con le “cliniche selezionate da italiani per italiani”. Una sorta di agenzia viaggi della chirurgia estetica facente capo alla TESCORPORATION doo che ha sede legale a Budva, in Montenegro, e nata “per dare - si legge sul sito - la possibilità a chi voglia usufruire di cure o trattamenti all'estero, di ricevere un ventaglio di proposte da cliniche di altissima qualità nel mondo, con proposte vantaggiose”. Dalla liposuzione in Costarica al trapianto di capelli in Croazia, alla gluteoplastica in Repubblica Ceca, fino cambio di sesso. A cui sempre la TESCORPORATION doo ha dedicato un altro portale specifico, Cambio sesso, “su iniziativa di un gruppo di professionisti che da anni supportano pazienti transgender nel loro percorso di transizione”. Sul sito sono indicati i contatti del Consultorio di Salerno per la disforia di genere e dell’endocrinologo, “che mette a disposizione la propria professionalità e competenze al fine di rispondere a tutte le domande e approfondimenti relativi ai trattamenti ormonali di femminilizzazione e mascolinizzazione”. Si accede previo contatto telefonico e le prestazioni sono soggette al pagamento ticket, “così come previsto dalla normativa vigente”.

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Pdf informativo sui prezzi del cambio di sesso inviato via mail da Il portale del turismo medico

Segue il nominativo di un avvocato (che contattato, non ci ha risposto) per ottenere l’autorizzazione ad effettuare intervento chirurgico e cambio di nome. E si specifica: “Qualora l’assistito voglia effettuare l’intervento chirurgico presso centri di altissima specializzazione all’estero, l’avvocato si occuperà anche della successiva procedura per ottenere il rimborso dell’80% delle spese sanitarie sostenute”. Peccato che, come confermato sia dallo studio legale Navarro-Uberti che dalla professoressa Adriana Cordova, la legge italiana non garantisca rimborsi per interventi, come il cambio di sesso, che si possono fare gratuitamente anche in Italia tramite il sistema sanitario nazionale. Infine, per l’assistenza logistica di pazienti transgender che vogliano recarsi all’estero per sottoporsi alla riassegnazione chirurgica del sesso si rinvia (tramite apposito link) all’esperienza decennale contraddistinta da “professionalità e umanità” de Il portale del turismo medico. Basta compilare il form inserendo la tipologia di intervento, la città di provenienza e la destinazione che a breve rispondono con pdf informativi, listino prezzi e confronti/consigli per orientarsi nella scelta tra le varie opzioni. Tutto, dall’assistenza nella scelta della clinica all’organizzazione del viaggio e del soggiorno, alla reperibilità continua durante la permanenza all'estero, all’assistenza dal rientro fino alla ripresa definitiva, “è completamente gratuito e - assicurano nel pdf allegato alla mail - non comporta costi aggiuntivi”.

I rischi di operarsi all’estero

A spingere le persone a farsi operare all’estero, sobbarcandosi tutte le spese (che in Italia sono coperte quasi integralmente dal sistema sanitario) sono le tempistiche, lunghissime, delle procedure legali per ottenere l’autorizzazione al cambio di sesso. “In media, - ci dicono dallo studio legale Navarro - Uberti, specializzato nell’assistenza per la rettifica del sesso - a Brescia e a Milano si va da un minimo di un anno e mezzo a un massimo di tre anni, per arrivare fino a cinque anni a Treviso”. Il primo step, come sancito dalla legge 164/1982, è la richiesta presso il tribunale territorialmente competente in base alla residenza di essere autorizzati: uno, alla rettifica dei documenti da maschio a femmina o da femmina a maschio; due, a procedere con un intervento chirurgico per la rimozione dei genitali primari. Prima in Italia bisognava avanzare la richiesta di essere autorizzati all’intervento e poi, una volta eseguito, si seguiva una seconda procedura per la rettifica dei documenti. In seguito alle sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale del 2015 e del 2017, per richiedere al tribunale il cambio di genere anagrafico, non è necessario essersi già sottoposti all’intervento di riassegnazione del sesso.

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Miroslav Djordjevic durante un intervento di cambio di sesso

“Serve però - precisa lo studio legale Navarro-Uberti - che la persona interessata si sia rivolta a un endocrinologo per iniziare i trattamenti ormonali e abbia già ottenuto un cambio d’immagine. E l’endocrinologo prima di procedere richiede una valutazione psichiatrica che accerti la stabilità psicologica. Questi due passaggi sono fondamentali per arrivare alla fase giudiziaria vera e propria”. Se da una parte farsi operare all’estero accorcia i tempi, dall’altra, chiedere la rettifica in Italia a cose fatte potrebbe comportare dei problemi legali non indifferenti. “Oltre a possibili conseguenze penali, - aggiungono gli avvocati - dato che per la legge italiana è necessaria l’autorizzazione del giudice prima di procedere con l’intervento, è comunque sconsigliabile rivolgersi a cliniche straniere. Qualora dal punto di vista medico sorgessero delle complicazioni, come e a quale titolo chiedere i danni?”. Un’eventualità che succede spesso. Moltissimi dei pazienti in lista d’attesa all’ospedale di Palermo - ci dice la specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva Adriana Cordova - sono persone che necessitano di correzioni dopo essersi operate all’estero.

Si va dalle più semplici, come la riduzione delle grandi labbra, alle più complesse, come interventi per la riapertura della vagina. “La riassegnazione chirurgica del sesso - ammonisce la professoressa - è un intervento rischioso, che richiede una particolare attenzione pre e post operatoria. E il rischio che le cose vadano storte è sempre alto”.

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