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Crans-Montana, Cerno a Quarta Repubblica: "Con 40 minorenni sulla coscienza, in Italia avrebbero chiesto gli stessi titolari di essere arrestati"

Il direttore è intervenuto su quanto accaduto in Svizzera nella notte di Capodanno durante l'ultima puntata di Quarta Repubblica

Crans-Montana, Cerno a Quarta Repubblica: "Con 40 minorenni sulla coscienza, in Italia avrebbero chiesto gli stessi titolari di essere arrestati"

Sul caso di Crans-Montana si continua a farsi domande, a chiedersi come sia stato possibile che una festa di Capodanno si sia trasformata in una strage di giovanissimi. "Io cancellerei la parola tragedia da questo racconto: la tragedia è un terremoto, un'eruzione vulcanica, uno tsunami. È qualcosa che l’uomo non può né controllare né prevedere e che si scaglia contro la vita con una potenza gigantesca. Questa è una carneficina, cioè un’omissione di controlli e di soccorso tale da essere considerata, come io titolato l’altro giorno, un omicidio assistito", ha dichiarato il direttore de il Giornale, Tommaso Cerno, intervenendo a Quarta Repubblica.

È mancato il controllo, quelli sono ragazzi e "devono solo festeggiare. Ma tra le persone che vi dovevano vigilare su di loro non c'è uno che è intervenuto, che abbia spento la musica, abbia ordinato di uscire, abbia allontanato le persone che cercano di vedere qualcosa che non conoscevano, confondendola con qualcosa da tentare di spegnere con le proprie mani. E le due cose sono molto simili, perché quei ragazzi non hanno il dovere di capire se c’è un pericolo in questo luogo dove doveva esserci la festa. Non è compito loro comprendere che un inferno sta nascendo da un paradiso: è compito di chi vigila, è compito della sorveglianza, della proprietà, di chi deve stare lì per impedire che quel fuoco arrivi a creare questa che chiamate tragedia ma che è una carneficina". E soprattutto, ha aggiunto Cerno, "non sono i luoghi a essere pericolosi: sono le persone che li abitano e che li dovrebbero controllare in un modo in un altro". Come quando, ha proseguito facendo una similitudine, "vediamo il maltempo rovinarsi sui luoghi che, non essendo stati curati, si trasformano in trappole. È colpa dell’uomo che ha fatto così, non dell’acqua che cade, e quindi è colpa dell’uomo che ha impedito a quei ragazzi di salvarsi e non del luogo o della festa o dei comportamenti loro".

E questo ci dice anche che "tutte le regole, le burocrazie, le scartoffie, i controlli che ci sono fanno sì che magari nel 98% dei locali delle discoteche in Italia, in Svizzera, in Francia, in Olanda, perché poteva succedere ovunque, siamo al sicuro. Ma c’è sempre quell’1% dove il comportamento umano, la voglia di guadagnare di più, la sottovalutazione, l’idea di dire, 'ma tanto il capodanno, cosa volete che succeda', trasforma un luogo simbolo della festa in una carneficina senza precedenti, con vittime ragazzini minorenni che, come angeli, vediamo ritornare nelle bare nei paesi da cui erano usciti per stare con qualche amico per qualche ora a 15 anni". Secondo il direttore, in questa carneficina, "c’è anche un tema di premeditazione: quando tu sai da anni che che quel materiale fonoassorbente è pericoloso e lo tieni significa che tu hai come priorità il rumore e le denunce dei vicini di casa più dell’antincendio". Tu gestore, ha proseguito il direttore nel ragionamento, "decidi di tenere una cosa che sai da sei anni, da cinque anni, perché ci sono le testimonianze che già cinque anni prima era stata segnalata la pericolosità in un frangente di questo tipo, e lo tieni perché altrimenti non fai la festa: quindi c’è una premeditazione". Ma c'è anche il tema degli alcolici, perché il dramma è avvenuto in un contesto di "decine di minorenni che prendono alcol, perché questo abbiamo visto. Il tema è che in questo posto sono fatti stati fatti entrare per divertirsi dei ragazzi giovanissimi che avevano di fronte questa promiscuità del divertimento, questa eccesso di persone, queste cose e avevano il dovere di essere vigilati da personale che doveva osservare". E non solo se prendeva fuoco il soffitto, "ma se uno per caso cadeva a terra perché aveva bevuto troppo, se gli avevano passato qualcosa...".

Invece, come si vede dai video, "siamo in un contesto in cui si continua a ballare al punto che i ragazzi sono convinti all’inizio che questo fuoco sia qualcosa che è apparso, addirittura da ritrarre o da tentare di gestire loro. Non lo possono percepire come un pericolo, perché nessuno glielo dice. Nessuno spegne la musica, nessuno comincia a spruzzare acqua, nessuno ordina di uscire, nessuno sfonda i vetri perché passino attraverso. Cioè nessuno li vuole salvare: fanno finta che non sia successo nulla fino a quando la trappola è mortale". E per chi si stupisce di quanto accaduto in Svizzera, il direttore ci ha tenuto a sottolineare che dal suo punto di vista "il mito svizzero non è mai esistito in questo campo". In quelle ore concitate, e ancora oggi, è l'Italia a distinguersi: "Ho visto la protezione civile italiana arrivare immediatamente, vedo gli ospedali italiani che hanno fatto 72 ore consecutive di interventi chirurgici ai nostri ragazzi e vedo una grande solidarietà internazionale per un piccolo Paese che si trova improvvisamente ad affrontare una vicenda dal clamore planetario che non è in grado di affrontare". Non ha dato l'impressione, ha aggiunto Cerno, "di essere un Paese che in qualche modo aveva la situazione sotto controllo".

Quindi, il direttore ha fatto un'ultima considerazione: "Mi spingo a dire che mi riesce difficile immaginare che non siano stati arrestati i due titolari, non tanto per questioni di garantismo giustizialismo ma perché in Italia avrebbero chiesto loro di essere arrestati, perché non lo so mica con 40 morti e 112 ragazzi feriti sulla coscienza, e quello che si sta profilando, se gli conveniva stare dentro o stare fuori".

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