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I proprietari del locale "Le Constellation": "Non riusciamo più a mangiare né a dormire"

Parla Jacques Moretti dopo il rogo di Capodanno in Svizzera. La moglie è rimasta ferita. Oltre 40 morti, indagini su sicurezza e cause dell’incendio

I proprietari del locale "Le Constellation": "Non riusciamo più a mangiare né a dormire"
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"Non possiamo né dormire né mangiare, siamo in pessime condizioni". Con queste parole Jacques Moretti, uno dei proprietari del bar "Le Constellation" di Crans-Montana, ha rotto il silenzio affidandosi al quotidiano svizzero in lingua tedesca 20 Minuten. La moglie Jessica, rimasta ferita nell’incendio divampato durante la notte di Capodanno, è ancora sotto choc. Entrambi, cittadini francesi, hanno assicurato la piena collaborazione con le autorità elvetiche e sono stati ascoltati in qualità di testimoni, come confermato dalla procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud. Al momento, ha precisato la magistrata, non risulta alcuna indagine penale aperta nei loro confronti. Moretti ha rifiutato un’intervista più ampia con la Tribune de Genève, spiegando di non sentirsi in condizioni psicofisiche adeguate. I proprietari hanno però ribadito che il locale era stato ispezionato più volte negli ultimi dieci anni e che, a suo dire, "tutto era conforme alle norme".

Un bilancio che continua a crescere

La tragedia, però, con il passare delle ore assume contorni sempre più drammatici. Il bilancio provvisorio parla di oltre 40 vittime accertate e 119 feriti, la maggior parte dei quali in condizioni gravissime per le ustioni riportate. Secondo quanto riferito dalle autorità, una cinquantina di feriti è stata o sarà trasferita in centri ustioni specializzati in diversi Paesi europei. L’Italia ha accolto e accoglierà altri connazionali, principalmente all’ospedale Niguarda di Milano, mentre sei feriti restano in Svizzera perché troppo gravi per essere trasportati. Tra quelli identificati figurano soprattutto cittadini svizzeri, ma anche francesi, italiani, serbi, bosniaci, belgi, lussemburghesi, polacchi e portoghesi.

Identificazione delle vittime e sostegno alle famiglie

Le autorità elvetiche hanno indicato tre priorità assolute: sostegno psicologico ai familiari, identificazione delle vittime e ricostruzione dettagliata dei fatti. L’identificazione procede lentamente a causa dello stato dei corpi, molti dei quali risultano carbonizzati. I primi mezzi funebri hanno raggiunto il centro di Sion già a mezzogiorno del giorno successivo al rogo. Per accelerare le procedure, Israele ha inviato un team specializzato, mentre anche l’Italia ha messo a disposizione la propria polizia scientifica. Le autorità invitano alla massima cautela e al rispetto delle famiglie, sottolineando che servirà tempo prima di fornire un quadro definitivo.

Le indagini: ipotesi sulle cause dell’incendio

Sul fronte investigativo, prende sempre più corpo l’ipotesi che il rogo sia stato innescato dalle candele scintillanti o dalle stelle filanti applicate alle bottiglie di champagne, che avrebbero raggiunto il soffitto del seminterrato. L’analisi di numerosi video e le testimonianze raccolte sembrano confermare questa ricostruzione, pur senza escludere altre concause. Gli inquirenti stanno ora concentrando l’attenzione su materiali utilizzati, impianti antincendio, numero di persone presenti, capienza autorizzata e vie di fuga. È emerso che il locale disponeva di un’unica uscita, stretta e difficilmente praticabile, che avrebbe ostacolato la fuga dei presenti. Inoltre, secondo quanto trapelato, i controlli all’ingresso sarebbero stati insufficienti, consentendo l’accesso anche a minorenni.

"Un disastro evitabile"

Parole dure quelle dell’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, che ha parlato di "disastro evitabile". Il ministro Antonio Tajani ha confermato che tra gli italiani coinvolti si contano sei dispersi e tredici feriti, mantenendo il massimo riserbo sulle identità. Tuttavia, dai media emergono i primi nomi di giovani, alcuni minorenni, provenienti da diverse città italiane, tra cui Roma, Milano, Genova e Belluno.

Una ferita aperta nel cuore dell’Europa

Mentre la macchina dei soccorsi continua a lavorare senza sosta, la Svizzera ha chiesto il supporto di medici specialisti e psicologi. Il ministro italiano della protezione civile, Nello Musumeci, ha firmato un decreto che consente alle strutture regionali di intervenire con uomini e mezzi.

Crans-Montana, località simbolo del turismo alpino, si ritrova ora al centro di un dramma che ha scosso l’Europa intera. Una notte di festa trasformata in incubo, mentre restano aperte domande cruciali sulla sicurezza e sulle responsabilità. Domande a cui, per rispetto delle vittime, sarà necessario dare risposte chiare.

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