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"Droni su impianti nucleari": alta tensione nella penisola coreana

Nuove accuse sull'uso di droni di sorveglianza riaccendono lo scontro politico e militare tra Corea del Nord e Corea del Sud. Ecco che cosa sappiamo

"Droni su impianti nucleari": alta tensione nella penisola coreana
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Riflettori puntati sulla penisola coreana. La Corea del Nord ha fatto sapere che droni provenienti dalla Corea del Sud Sud avrebbero violato il suo spazio aereo in più occasioni, l'ultima il 4 gennaio, sorvolando aree sensibili e raccogliendo immagini di strutture strategiche, comprese – nella narrazione nordcoreana – installazioni legate al settore nucleare e militare. I media di Pyongyang hanno diffuso le immagini dei presunti resti di un velivolo abbattuto nei pressi di Kaesong, accompagnate da foto aeree che dimostrerebbero l'attività di sorveglianza di Seoul. Il governo guidato da Kim Jong Un parla apertamente di "violazione della sovranità" e accusa il Sud di esacerbare le tensioni.

La nuova "guerra dei droni"

La risposta di Seoul è stata immediata e netta. Il ministero della Difesa sudcoreano ha respinto le accuse, affermando che il drone mostrato da Pyongyang "non è un modello in uso alle forze armate" e che non risulta alcuna operazione militare di questo tipo nella data indicata. Il presidente Lee Jae Myung, entrato in carica a giugno con una piattaforma orientata al dialogo intercoreano, ha ordinato un'indagine approfondita, lasciando aperta l'ipotesi che il velivolo possa essere stato utilizzato da soggetti civili. Una linea prudente, accompagnata dalla dichiarazione ufficiale che Seul "non ha alcuna intenzione di provocare la Corea del Nord" e continuerà a impegnarsi per ridurre le tensioni.

Dal canto suo, Pyongyang insiste su una ricostruzione dettagliata: il drone sarebbe decollato da un'isola nei pressi di Incheon, avrebbe attraversato il confine sorvolando la contea sudcoreana di Ganghwa e percorso circa otto chilometri all’interno del territorio nordcoreano prima di essere abbattuto. Secondo le autorità del Nord, il velivolo era dotato di telecamere per documentare "importanti strutture", un'accusa che tocca un nervo scoperto in un Paese dove il programma nucleare resta il fulcro della sicurezza nazionale e della deterrenza strategica.

Nuove tensioni

Oltre all'aspetto militare, pesa il contesto politico in cui emergono queste accuse. L'annuncio di Pyongyang arriva a ridosso di un cruciale congresso del Partito dei Lavoratori, chiamato a definire la linea dei prossimi cinque anni. Analisti sudcoreani sottolineano come l'episodio rafforzi la retorica di Kim Jong Un, che dal 2024 definisce le due Coree come "Stati ostili", una visione che potrebbe essere formalizzata anche a livello costituzionale. Non è la prima volta che Pyongyang denuncia incursioni di droni: casi simili sarebbero avvenuti a settembre e nell’ottobre 2024, quando un velivolo avrebbe addirittura raggiunto Pyongyang.

Proprio quegli episodi hanno avuto ripercussioni anche nella politica interna sudcoreana. L'ex presidente del Sud, Yoon Suk Yeol, è stato incriminato con l’accusa di aver utilizzato le tensioni legate ai droni come pretesto per tentare l'imposizione della legge marziale, accuse che Yoon respinge.

Intanto, alcuni esperti mettono in dubbio la versione nordcoreana: i componenti mostrati dai media di Stato sembrano di tipo commerciale e le immagini diffuse avrebbero scarso valore informativo. In un clima di sospetti reciproci e retorica crescente, anche un singolo drone rischia così di trasformarsi in un detonatore politico e simbolico.

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