Le immagini sono buie, spezzate, instabili. Ma, soprattutto, sono attraversate dalle urla. Urla lunghe, spezzate, incontrollabili, che tagliano la notte davanti al locale di Crans-Montana dopo la strage dei giovani di Capodanno. Nel video girato con un cellulare non c’è una sequenza logica né una ricostruzione ordinata: c’è il dopo, immediato e caotico. I ragazzi sono già all’esterno, appena riusciti a uscire, mentre alle loro spalle il fumo continua a salire.
L’aria è densa, grigia, difficile da respirare. Le immagini mostrano giovani che si allontanano in preda al terrore: c’è chi grida, aiuto, chi piange, chi urla senza riuscire a dire nulla. Le fiamme non si vedono più, ma il loro passaggio è evidente. Vestiti anneriti, giacche bruciate, abiti rovinati dal fuoco restano addosso a chi è riuscito a mettersi in salvo.
È l’audio a colpire più di tutto. Le urla non accompagnano le immagini: le dominano. Coprono ogni altro suono e raccontano più di quanto faccia il video. Si sovrappongono, si interrompono, ripartono ancora più forti. È la paura che prende voce, mentre una notte di festa si è già trasformata in fuga. In mezzo alle riprese si distingue una ragazza in preda al panico: la voce acuta, insistente, fuori controllo. Urla senza fermarsi, si muove in modo disordinato, incapace di calmarsi. Intorno, altri ragazzi cercano aria, si muovono a fatica.
Sono i giovani scampati all'inferno e queste immagini
restano la testimonianza diretta di quei minuti di terrore vissuti all'interno del locale. Urla nella notte, fumo, abiti bruciati e panico: pochi secondi che restituiscono l’impatto emotivo della strage vissuta da chi era lì.