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La guerra dei milioni: Trump prepara le midterm

Una macchina di fundraising senza precedenti per la sfida elettorale che potrebbe ridisegnare gli equilibri del Congresso americano nel prossimo novembre

La guerra dei milioni: Trump prepara le midterm
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Negli Stati Uniti la campagna per le elezioni di midterm del 2026 è iniziata ben prima del confronto pubblico tra candidati, e si sta giocando -come da tradizione- anche sul terreno della raccolta fondi. Al centro di questa dinamica c’è Donald Trump, che pur non essendo candidato diretto ha rimesso in moto la sua macchina politica con un obiettivo chiaro: arrivare alle elezioni di metà mandato con una capacità finanziaria tale da condizionare l’intero campo repubblicano.

Il presidente ha intensificato il fundraising attraverso una rete di comitati e gruppi alleati, plasmando il denaro in uno strumento di influenza politica che va oltre il singolo voto e punta al controllo degli equilibri futuri del Congresso. Anche contributi record da parte di grandi donatori, come il recentissimo sostegno di Elon Musk con dieci milioni di dollari donati nel gennaio 2026, indicano come il fronte repubblicano stia attraendo capitali influenti in un momento cruciale.

Il potere del fundraising come leva politica

Secondo gli ultimi dati disponibili, la somma raccolta si avvicina a quasi 400 milioni di dollari, una cifra che sovrasta nettamente quanto raccolto dal Partito Democratico e dalle sue strutture finanziarie ufficiali e non ufficiali.

La forza della strategia trumpiana non risiede solo nell’ammontare delle somme raccolte, ma nel modo in cui queste vengono utilizzate. I comitati vicini alla Casa Bianca, a partire dal super PAC MAGA Inc., hanno accumulato risorse che consentono di intervenire in modo selettivo nelle competizioni più delicate, sostenendo candidati fedeli alla linea del presidente e scoraggiando, indirettamente, le voci più critiche all’interno del Partito Repubblicano.

In questo quadro, la raccolta fondi diventa uno strumento di disciplina politica: chi si allinea può contare su un sostegno finanziario decisivo, chi si discosta rischia di trovarsi isolato in campagne sempre più costose. È un modello che rafforza la centralità personale di Trump e che ridisegna i rapporti di forza tradizionali tra partito, leadership e candidati locali.

Il confronto con i Democratici e le difficoltà strutturali

Il divario con il fronte democratico, almeno sul piano delle risorse disponibili, resta evidente. Mentre il Republican National Committee beneficia indirettamente dell’enorme flusso di denaro mobilitato dall’ecosistema trumpiano, il Democratic National Committee affronta una fase più complessa, segnata da conti meno solidi e dalla necessità di concentrare le risorse su un numero limitato di collegi contendibili.

Alla fine del 2025, le dichiarazioni alla Federal Election Commission mostravano chiaramente questo gap: il Republican National Committee ha chiuso l’anno con circa 95 milioni di dollari in cassa, mentre il Democratic National Committee è entrato nel 2026 con circa 14 milioni e un debito di 17 milioni.

Questo squilibrio non garantisce automaticamente un successo elettorale ai repubblicani, ma aumenta la pressione sui democratici, costretti a compensare con organizzazione territoriale e messaggi mirati ciò che manca in termini di potenza finanziaria. In un contesto politico polarizzato, la capacità di sostenere campagne lunghe e aggressive può fare la differenza soprattutto nei distretti in bilico.

Una scommessa ad alto rischio per il 2026

Allo stesso tempo, il quadro elettorale in cui si inserisce questa raccolta fondi mostra segnali di fragilità per i repubblicani: nonostante il vantaggio nei conti dei comitati, i sondaggi di inizio 2026 indicano una approvazione in calo per Trump, influenzata da temi come l’economia, l’immigrazione e l’applicazione dura della legge.

Resta, dunque, aperta la questione centrale: se questa montagna di denaro sarà sufficiente a tradursi in consenso reale.

La storia delle elezioni di midterm negli Stati Uniti insegna che il partito del presidente parte spesso in salita, e Trump si muove in un contesto segnato da tensioni economiche, conflitti istituzionali e una forte stanchezza dell’elettorato.

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