Le elezioni in Ungheria sono una sfida a due tra Fidesz, il partito del leader conservatore e sovranista Viktor Orban, in carica da 16 anni, e Tisza, la nuova formazione politica di centro destra lanciata nel 2024 da Peter Magyar, un ex lealista dello stesso Orban e adesso a capo dell'opposizione. Considerando degli elettori che hanno già deciso il proprio voto, i sondaggi danno la creatura di Magyar in vantaggio con il 51% delle preferenze contro il 40% per Fidesz. La forbice si restringe analizzando l'intero elettorato (41% contro 34%), con Tisza che rimane sempre la favorita. Gli altri partiti? Nettamente distaccati. Ecco tutto quello che c'è da sapere sulle elezioni ungheresi.
Chi sono i candidati
I due sfidanti sono Viktor Orban e Peter Magyar. Il primo, 62 anni, è un conservatore e sovranista. Ha ricevuto l'appoggio di Donald Trump e, nei giorni scorsi, JD Vance, il vicepresidente degli Stati Uniti, è volato fino a Budapest per fare campagna elettorale in suo favore. Dopo un primo mandato tra il 1998 e il 2002, durante il quale era considerato un leader di centro destra e filo europeo, Orban e il suo partito, Fidesz, sono tornati al potere nel 2010 riscrivendo la costituzione, riformando il sistema giudiziario e consolidando il controllo sulle principali istituzioni statali. Ex-membro del partito Fidesz, Magyar se ne è distaccato nel 2024 in maniera clamorosa. Dopo che un uomo accusato di coinvolgimento in uno scandalo di abusi su minori ha ricevuto la grazia presidenziale, ha iniziato ad attaccare il governo per corruzione, trasformando la sua rottura personale in un movimento politico. Da qui è nato il partito Tisza, con il quale Magyar ha intercettato il malcontento degli elettori per la stagnazione economica, attirando grandi folle in tutto il Paese.
Attenzione a Mi Hazank (Nostra Patria), l'unico piccolo partito in corsa che ha buone probabilità di ottenere voti sufficienti per entrare in parlamento insieme a Fidesz e Magyar. La formazione guidata da Laszlo Toroczkai, che rifiuta l'etichetta di estrema destra, preferendo definirsi sovranista in contrapposizione alle forze globaliste, potrebbe rappresentare l'ago della bilancia. Toroczkai ha però escluso la possibilità di unirsi a una coalizione con Magyar o Orban. "Il mio obiettivo è che Mi Hazank arrivi a una posizione in cui né Fidesz né Tisza abbiano il potere assoluto", ha dichiarato in campagna elettorale.
Cosa dicono i sondaggi
I sondaggi, come detto, premiano Tisza. Attenzione però a fidarsi di questi numeri, che non solo non riflettono a dovere la complessità dei collegi elettorali ungheresi, e che ignorano un aspetto non da poco: fino al 25% degli intervistati si dichiara ancora indeciso. Le rilevazioni, inoltre, continuano a mostrare risultati significativamente diversi. Una delle ultime di Medián ha attribuito a Tisza un sostegno del 58% contro il 33% di Fidesz.
Altri istituti demoscopici, tra cui Publicus Institute, Závecz Research, 21 Research Centre, Republikon Institute, IDEA Institute e Iránytű Institute, mostrano tutti Tisza in vantaggio su Fidesz, seppur con percentuali inferiori ma comunque significative. Magyar Tarsadalomkutato, Centro Alapjogokert, XXI. L'Istituto Szazad e Nezopont sono gli unici sondaggisti a prevedere che Fidesz finirà dalla parte dei vincitori.
E gli altri partiti? La coalizione socialista democratica (DK) si trova in una forbice che va dal 2% al 5%. I sovranisti di Mi Hazank vanno dal 5% all'8%, mentre il partito ungherese del Cane a Due Code (MKKP) naviga intorno al 2%.
I temi sul tavolo
Orban ha presentato le elezioni come una netta scelta tra "guerra o pace", affermando che Magyar trascinerebbe l'Ungheria nella guerra che infuria nella vicina Ucraina. Il leader di Fidesz ha condotto una classica campagna populista, dicendo agli elettori che possono preservare il Paese come "un'isola di sicurezza e tranquillità" eleggendo lui, oppure trascinarla nel caos e nella guerra scegliendo il suo rivale, che dipinge invece come un agente di Bruxelles e Kiev.
Pare che gli elettori siano però più preoccupati da questioni interne, come la sanità e l'economia che ristagna da tre anni, che non da temi di politica estera. I prezzi dei prodotti alimentari, per esempio, sono aumentati fino a raggiungere quasi la media europea, mentre i salari ungheresi sono i terzi più bassi dell'Ue.
Dal canto suo, Magyar si è impegnato a riportare l'Ungheria su un orientamento filo europeo, a porre fine alla dipendenza energetica di Budapest dalla Russia, a ripristinare l'indipendenza dei media e della magistratura pubblici, a rilanciare l'economia, a fermare l'enorme corruzione dell'era Orban, a risanare gli appalti pubblici e a sbloccare i fondi europei congelati.
In ogni caso, anche se Magyar adotterà forse un approccio più costruttivo nei rapporti con l'Ue e la Nato, difficilmente si discosterà più di tanto dalla posizione di Fidesz su alcune questioni chiave, come il Patto Ue sulla migrazione.