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Hormuz, l’Italia prepara l'invio di quattro navi: quali sono e quale sarebbe la missione

Roma valuta una missione europea di sminamento e scorta per riaprire la rotta energetica, ma il rischio è finire nel cuore della crisi con l’Iran

Hormuz, l’Italia prepara l'invio di quattro navi: quali sono e quale sarebbe la missione

La scelta italiana di pianificare l’invio di quattro unità navali nello Stretto di Hormuz segna un passaggio politico e strategico rilevante: Roma si prepara a rientrare in uno dei teatri più sensibili della sicurezza globale, dentro una cornice multilaterale ancora in costruzione e in un contesto segnato da guerra, instabilità energetica e competizione tra potenze.

L’annuncio del capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe Berutti Bergotto, si inserisce infatti in una dinamica più ampia: una missione internazionale a guida europea – con Francia e Regno Unito in prima linea e "un gruppo congiunto tra Olanda e Belgio", ha aggiunto l'ammiraglio, per garantire la libertà di navigazione in un choke point chiave.

Ma il tempismo non è neutro. Nelle stesse ore, nuove azioni ostili contro navi commerciali nello stretto confermano che la crisi è tutt’altro che stabilizzata, con sequestri e attacchi armati attribuiti all’Iran. "Ovviamente queste operazioni devono essere fatte in una situazione non conflittuale perché sono molto delicate e come tutte le operazioni in aree delicate comportano dei rischi", ha precisato Berutti Bergotto.

Una missione europea per riaprire la rotta energetica globale

L’eventuale dispiegamento italiano – due cacciamine, una unità di scorta e una logistica – riflette la natura specifica della minaccia: le mine navali. Non è un caso che tutta la pianificazione internazionale ruoti attorno alle capacità di mine countermeasures. Secondo fonti europee, la missione allo studio include operazioni di sminamento, scorta ai convogli e sorveglianza marittima avanzata.

Il contesto è quello di una vasta coalizione con oltre 30 Paesi coinvolti nei negoziati operativi; ma soprattutto, oltre alla leadership politico-militare franco-britannica, un possibile contributo anche di Paesi extra-NATO, come l’Ucraina, con unità cacciamine.

L’obiettivo dichiarato è duplice: riaprire lo stretto in sicurezza e ristabilire la fiducia delle compagnie di navigazione, oggi scoraggiate da rischi militari e assicurativi. In questo quadro, l’Italia si colloca tra i Paesi europei con competenze tecniche consolidate nello sminamento navale, elemento che spiega la scelta di contribuire con assetti altamente specializzati più che con unità da combattimento.

Il nodo politico: missione difensiva o ingresso nel conflitto?

La decisione italiana resta condizionata e prudenziale, coerente con tre linee rosse: il quadro multilaterale, ossia nessuna azione unilaterale; la natura strettamente difensiva della missione – sminamento e sicurezza, non operazioni offensive; possibile attivazione post-conflitto o in fase di cessate il fuoco stabile.

"Attualmente a Hormuz c'è una situazione conflittuale, quindi una situazione di crisi, nonostante la tregua, perché proprio nella giornata di ieri e oggi ci sono stati degli attacchi a due navi mercantili in transito. Pertanto, nonostante la tregua, c'è sempre un'attività importante nella zona", ha spiegato Bergotto

Questa impostazione riflette anche la divergenza transatlantica: se gli Stati Uniti hanno sollecitato un maggiore coinvolgimento internazionale, i Paesi europei rifiutano di essere trascinati direttamente nel conflitto con l’Iran. La missione in gestazione rappresenta quindi un compromesso: presenza militare sì, ma sotto etichetta europea e con mandato limitato, per evitare un’escalation diretta.

Hormuz, epicentro della nuova geopolitica del rischio

Ben dieci unità specializzate nello sminamento. L'Italia è in possesso di una delle flotte più avanzate della Nato. La quinta divisione navale è composta da otto navi della classe Gaeta e due della precedente classe Lerici. Le unità Gaeta dispongono di sonar antimina che permettono la scoperta di mine galleggianti e da fondo. I cacciamine Gaeta sono equipaggiati con veicoli subacquei filoguidati (Rov) per la rimozione in sicurezza di ordigni esplosivi.

"Noi siamo una marina di riferimento nel campo dello sminamento, questo da sempre. Noi abbiamo sviluppato questa capacità fin dopo la Seconda Guerra Mondiale. Noi abbiamo la tecnologia, abbiamo delle navi che sono costruite negli anni Novanta, però nel corso del periodo sono sempre state ammodernate alla recente tecnologia", ha precisato Bergotto.

Lo Stretto di Hormuz è oggi molto più di una rotta commerciale: è un moltiplicatore di crisi. Dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran il traffico marittimo è crollato drasticamente.

Lo stretto è stato minato e reso pericoloso anche per le stesse forze iraniane. In questo scenario, le missioni di sminamento non sono solo operazioni tecniche, ma strumenti di stabilizzazione geopolitica.

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