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"In prima linea contro la Cina": l'isola che decide le sorti del Pacifico

Yonaguni, avamposto militare giapponese a ridosso di Taiwan, è diventata un nodo chiave nel confronto tra Cina e alleati Usa

"In prima linea contro la Cina": l'isola che decide le sorti del Pacifico
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I riflettori sono puntati su Yonaguni, un'isola giapponese remota situata a circa 70 miglia a est di Taiwan che negli ultimi anni si è trasformata in un avamposto strategico nel cuore del Pacifico occidentale. Con i suoi radar, missili e un piccolo contingente militare, Yonaguni fa parte della cosiddetta prima catena di isole, una serie di territori utilizzati dagli Stati Uniti e dai loro alleati per contenere l'espansione navale della Cina. Per i circa 1.600 residenti, tuttavia, questa progressiva militarizzazione ha significato passare da un'esistenza scandita dalle maree e dalla raccolta dei gelsi a una quotidianità segnata da tensioni geopolitiche sempre più palpabili.

L'importanza dell'isola di Yonaguni

Come ha spiegato il New York Times nel corso di un lungo reportage, negli ultimi dieci anni il governo giapponese ha investito decine di milioni di dollari per rafforzare Yonaguni come punto di difesa contro eventuali aggressioni cinesi. L'isola ospita oggi circa 230 soldati nipponici, radar avanzati e depositi di munizioni; è anche diventata un nodo cruciale per impedire l'accesso della Marina cinese alle acque del Pacifico orientale in caso di conflitto. L'incremento della presenza militare non è però, come detto, privo di controversie. Alcuni residenti temono infatti di essere trasformati in un possibile bersaglio in caso di escalation. Altri riconoscono invece l'importanza di garantire la sicurezza e la sopravvivenza dell'isola.

Il rafforzamento difensivo di Yonaguni è in ogni caso parte di una strategia più ampia: il Giappone intende posizionare missili a medio raggio sull'isola e aumentare la spesa militare fino al 2% del pil entro la primavera, due anni prima del previsto. Queste mosse hanno provocato la dura reazione della Cina, che ha definito il piano "estremamente pericoloso" e ha intensificato pattugliamenti aerei e navali vicino a Okinawa, oltre a minacciare sanzioni e ritorsioni economiche. La storia recente dimostra quanto la posizione di Yonaguni sia delicata. Dopo la visita a Taiwan di Nancy Pelosi nel 2022, la Cina ha lanciato almeno 11 missili, uno dei quali caduto a circa 50 miglia a nord-est della suddetta isola...

Un punto strategico per contrastare la Cina

A causa della retorica di Pechino sempre più aggressiva nei confronti di Tokyo e Taipei, le autorità giapponesi stanno pianificando la costruzione di rifugi sotterranei in grado di ospitare oltre 200 persone e addestrando i residenti a gestire eventuali evacuazioni, inclusa l'accoglienza di rifugiati taiwanesi. La popolazione locale si trova così a fare i conti con una realtà in cui sicurezza e normalità coesistono a fatica. Alcuni cittadini restano scettici sull'aumento delle forze armate e temono che l'isola diventi un obiettivo militare, mentre altri cercano di mantenere vivi riti comunitari come la parata natalizia con carri illuminati, un momento di leggerezza che contrasta le preoccupazioni quotidiane.

Le ultime scintille diplomatiche sono state causate da missili terra-aria potenziati a medio raggio Type 03, in grado di intercettare minacce balistiche, che il governo giapponese ha spiegato voler piazzare sull’isola meridionale di Yonaguni, la località più vicina a Taiwan (circa 110 chilometri).

"Il dispiegamento può contribuire a ridurre il rischio di un attacco armato contro il nostro Paese", ha dichiarato il ministro nipponico Shinjiro Koizumi, durante la sua prima visita alla base militare in loco.

La mossa di Tokyo "deve suscitare la massima attenzione da parte dei Paesi limitrofi e della comunità internazionale", ha replicato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, mentre le tensioni tra i due Paesi sono al punto peggiore dal 2012, dallo scontro diplomatico sulla sovranità relativa alle isole disabitate Senkau/Diaoyu, amministrate da Tokyo, ma rivendicate da Pechino.

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