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Maldive, tre esperti sub finlandesi tentano il recupero dei corpi: "In balia degli squali, non possiamo lasciarli lì"

Tre esperti sub-speleologi finlandesi affiancano la Guardia costiera dopo la morte di un soccorritore. Il tour operator nega autorizzazioni oltre i 30 metri

Maldive, tre esperti sub finlandesi tentano il recupero dei corpi: "In balia degli squali, non possiamo lasciarli lì"

Proseguono le operazioni di recupero dei corpi senza vita degli italiani vittime della tragedia alle Maldive: un intervento definito ad alto rischio, ma da compiere il più in fretta possibile per evitare che le salme dei 4 nostri connazionali ancora dispersi possano diventare un obiettivo degli squali.

“La priorità ora è trovare i corpi, e dobbiamo farlo in fretta”, spiega a Repubblica Laura Marroni, vicepresidente e amministratore delegato della fondazione Dan Europe, specializzata in interventi di salvataggio e recupero subacquei. “Purtroppo in acque calde, anche se non sappiamo esattamente che fauna c'è nella grotta, non possiamo escludere i rischi di predatori come gli squali o impatti di tipo ambientale”, prosegue, “durante recuperi del passato, in Egitto ad esempio, è accaduto il peggio. Quindi ogni ora che passa è decisiva”.

Gli esperti in azione

Per compiere quella che è stata definita “un'operazione ad altissimo rischio”, Dan Europe ha inviato sul posto un team composto da tre esperti sub-speleologi finlandesi, in grado di operare addirittura a profondità di 150 metri. “Abbiamo offerto la nostra esperienza decennale e selezionato i migliori e più esperti subacquei immediatamente disponibili: la squadra finlandese”, spiega il Ceo, “parliamo di persone fra le più competenti al mondo per queste operazioni”.

I soccorritori si troveranno a operare in condizioni estreme, per via innanzitutto della scarsa visibilità causata in gran parte dal sollevamento dei sedimenti dal fondo. “C'è anche il problema del corridoio che unisce la prima caverna alla seconda, che pare piuttosto stretto, due metri e mezzo, tre metri”, aggiunge Marroni, senza considerare le difficoltà derivanti dalle scarse risorse a disposizione per interventi del genere che si possono trovare in loco. “Abbiamo fatto fatica anche a reperire l'elio. Là c'è poco: le Maldive non sono famose per immersioni profonde o in grotte, per cui manca formazione o organizzazione per recuperi di questo tipo”, conclude.

Il team di esperti è giunto a destinazione nella mattinata di oggi, e, come confermato dalla stampa locale e dal portavoce dell'ufficio presidenziale Mohamed Hussain Shareef, si è unito agli uomini della Guardia Costiera delle Maldive per coordinare la ripresa delle operazioni di recupero che si era interrotta ieri per via della tragica morte del sergente maggiore Mohamed Mahudhy. Dotati di attrezzature specializzate e all’avanguardia, i tre sub-speleologi finlandesi hanno pianificato le prossime fasi di intervento.

L’arrivo del legale del tour operator

Nel frattempo, in mattinata, è arrivata anche la legale del tour operator verbanese Albatros Top Boat Orietta Stella, la quale nelle scorse ore aveva rivelato che nel pacchetto per la crociera scientifica subacquea venduto dal gruppo, durante la quale sono deceduti i 5 italiani, non era prevista un’immersione oltre i 30 metri. “Alle Maldive, per quel tipo di immersioni, scendere oltre i trenta metri costituisce una violazione amministrativa”, aveva raccontato durante un’intervista concessa a Il Corriere, “Per superare quel limite serve un provvedimento specifico dell’autorità marittima maldiviana. Questa autorizzazione, almeno da parte nostra, non era stata chiesta”.

Nessuna autorizzazione concessa da Albatros, pertanto, che, precisa l’avvocato, “è un tour operator che opera sulla barca Duke of York, non è l’armatore e non aveva dipendenti a bordo”. Gianluca Benedetti era l’operation manager “ovvero il punto di raccordo tra l’armatore e il tour operator”, un uomo di fiducia per ambo le parti e di comprovata esperienza. Un aspetto che rende ancora più inspiegabile ciò che è accaduto. “Da quello che risultava a noi, queste crociere scientifiche erano dedicate al campionamento dei coralli”, spiega ancora la legale, “non c’era nulla che facesse pensare a immersioni a cinquanta o sessanta metri o a una penetrazione in grotta”. Non solo, dato che la stessa strumentazione non sarebbe stata adatta: “Da quanto risulta, non era un assetto tecnico programmato per un’immersione profonda e in grotta. Parliamo di una dotazione ordinaria per immersioni turistiche: bombola da dodici litri, octopus di sicurezza, pallone personale”, puntualizza ancora. Vista la vasta esperienza sia di Benedetti che di Montefalcone, l’ipotesi è che possa essere accaduto qualcosa durante l’immersione.

Nel frattempo,come anticipato, l’avvocato seguirà da vicino le operazioni. "Sono a Malè, la capitale, quindi non ad Alimanthaa, per capire cosa è accaduto a queste povere persone e per seguire il recupero dei loro corpi", ha dichiarato poco fa all’Ansa.

“Cercherò di interloquire con le autorità maldiviane e consolari per chiarire innanzitutto gli aspetti contrattuali”, ha aggiunto, “la Albatros ha un contratto di affitto con una società maldiviana, la Island Cruiser Limited Company di Malé, che è la proprietaria e armatrice della barca sulla quale è stata organizzata la crociera. È quella società la datrice di lavoro di tutto il personale di bordo, incluso l'istruttore capobarca Gianluca Benedetti".

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