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"Mi imploravano di aiutarli": chi è l'italiano eroe che ha salvato 10 ragazzi a Crans-Montana

Paolo Campolo è stato tra i primi a intervenire dopo l’incendio al locale Le Constellation. Ricorda momenti drammatici: la porta bloccata, i corpi che "mi cadevano addosso", le urla dei giovani intrappolati

"Mi imploravano di aiutarli": chi è l'italiano eroe che ha salvato 10 ragazzi a Crans-Montana
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Ha sfondato una porta chiusa dall’interno mentre il locale era già invaso dal fumo e privo di ossigeno. Paolo Campolo, analista finanziario italiano con cittadinanza svizzera, è uno dei testimoni diretti dell’incendio che nella notte di Capodanno ha trasformato una festa in tragedia a Crans-Montana. In un’intervista rilasciata al Messaggero, Campolo racconta dal letto dell’ospedale di Sion come è riuscito a salvare diversi ragazzi rimasti intrappolati all’interno del locale Le Constellation. Campolo, 55 anni, vive dal 2023 a Crans-Montana, a circa cinquanta metri dal bar. La notte dell’incendio era in casa con amici. “Era circa l’1.20 quando ho visto provenire dalle finestre fiamme incandescenti”. Poco dopo arriva la telefonata della figlia: “Papà c’è stata una strage, c’è fuoco, e ci sono tanti feriti”.

La figlia fuori dal locale e il fidanzato dietro la porta

La ragazza non era ancora entrata nel locale. “Voleva entrare. Era tornata da Ginevra e prima di uscire era passata da casa per salutarci, brindare insieme, aprire il panettone. Per colpa nostra ha fatto tardi”. Un ritardo che, racconta il padre, le ha salvato la vita. Il fidanzato, invece, era già all’interno. “Era dietro la porta. È riuscito a uscire davanti ai suoi occhi. Si è salvato per pochi secondi, ma ora è ricoverato in condizioni gravissime a Basilea con ustioni pesanti”.

Il fumo, l’assenza di ossigeno e la corsa verso il locale

Campolo scende subito in strada con un estintore. Il fumo è ovunque. “La combustione è stata rapidissima, violenta, durata pochi minuti. Poi si è fermata. Ma dentro non c’era più ossigeno. Ed è quello che ha provocato la strage”. Capisce che l’estintore non serve e che i soccorsi non sono ancora arrivati. Cerca una via alternativa per entrare.

La porta bloccata e i corpi dietro il vetro

Arriva a una porta sul retro, forse un’uscita di emergenza. “Si apriva verso l’esterno, ma era bloccata o chiusa all’interno. Dietro, attraverso il vetro, vedevo piedi e mani. Corpi a terra. La struttura non aveva ceduto, ma dentro era una trappola”. Con l’aiuto di uno sconosciuto, arrivato dopo aver sentito il boato, prova a forzare l’ingresso. “Abbiamo appoggiato un piede alla vetrina accanto e tirato con tutta la forza. Sarebbe servita almeno un’ascia, ma non avevamo niente. Non so nemmeno io come abbiamo fatto, ma ci siamo riusciti”.

“Mi sono caduti addosso i corpi dei ragazzi”

Quando la porta cede, i corpi cadono in avanti. “Le dico solo che ci sono caduti addosso diversi corpi. Di ragazzi vivi ma ustionati. Alcuni coscienti, altri no. Chiedevano aiuto in varie lingue, anche in italiano”. Il locale, spiega, era un punto di ritrovo frequentato soprattutto da minorenni. Campolo non si ferma. “Non ho pensato al dolore, al fumo, al rischio. Ho estratto a mani nude i ragazzi. Uno dopo l’altro”. Con l’altro uomo improvvisato soccorritore li trascina fuori e li lascia nel punto di raccolta davanti al locale. “Continuavano a urlare. Io pensavo solo una cosa: potrebbero essere i miei figli”.

Nessuna via di fuga alternativa

Dietro al locale non c’era altro. “Non c’era nulla. Un passaggio coperto, una porta chiusa o bloccata. Chi era lì dentro non aveva scampo”. Accanto ai soccorsi improvvisati, emerge anche la solidarietà. “I bar vicini si sono reinventati come hub sanitari”.

In particolare il locale “1900” accoglie i feriti e li aiuta a respirare.

“Gli sguardi non si cancellano”

Quello che resta, racconta, sono gli sguardi. “La disperazione lucida di chi sa che sta morendo. Persone ustionate che ti guardano e ti chiedono di non lasciarle lì. È una cosa che non si cancella”.

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