Quasi 1.1 milioni di euro, per la precisione 1.087.227 euro. È questa la cifra spesa, solo nel 2025, dall’alleanza tedesca di Ong “United 4 Rescue” per recuperare i migranti nel Mediterraneo e sbarcarli in Italia. Sul sito dell’Ong è presente un resoconto preciso delle spese sostenute dall’associazione nel 2025 e si scopre che 200.000 euro per ciascuna sono stati versati per Sea-Watch 5, Sea-Eye 5 e Humanity 1. Quindi sono già 600.000 euro investiti dall’associazione per tre delle grandi navi che operano nel Mediterraneo, tutte battenti bandiera tedesca.
Altri 170.000 euro sono stati spesi per acquistare l’aereo Seabird 3, mentre quasi 38.4 mila euro sono stati investiti nel cantiere navale invernale del veliero Trotamar III. Altri 30.000 euro risultato spesi per una missione congiunta di Sea-Watch e Sea-Eye, ulteriori 50.000 euro per il veliero Nadir e 56.900 euro per il peschereccio Sea Punk I. A tutte queste spese “vive” per le barche si sommano quelle per i “servizi” e il totale supera abbondantemente il milione. Ma chi è “United 4 Rescue”? È l'alleanza nata sotto l'ala della Chiesa Evangelica tedesca, che dal 2019 funge da vera e propria centrale finanziaria per le Ong impegnate nel recupero dei migranti. È una realtà che proprio perché fa capo a una delle più grandi organizzazioni evangeliche europee può contare su una rete enorme di partner, quasi 800, pronti a finanziare le operazioni anche ora che il governo tedesco ha chiuso i rubinetti.
È un aiuto “di coscienza”, perché i versamenti che effettuano vengono utilizzati per sbarcare poi i migranti in Italia, lontani dalla Germania. Le imbarcazioni finanziate dalla coalizione diventano così strumenti di pressione politica, agendo in aperto contrasto con le norme sui flussi e sui decreti sicurezza. Nonostante le frequenti controversie politiche e i fermi amministrativi che colpiscono le navi della flotta, la coalizione continua a espandere la propria rete. La forza di United4Rescue risiede proprio nella sua natura trasversale, capace di mobilitare diversi settori della società civile tedesca ed europea intorno alla questione migratoria.
Ma è la perfetta “solidarietà da salotto” che piace ai buonisti di tutte le latitudini: i fedeli tedeschi versano l'obolo, le Ong comprano le navi e l'Italia si ritrova a gestire gli sbarchi. Una pressione politica costante che agisce in aperta sfida coi decreti sicurezza e della sovranità dei nostri confini.