La procura di Lione ha avviato un’inchiesta per omicidio volontario in relazione alla morte di Quentin Deranque, il ventitreenne attivista nazionalista morto in ospedale dopo un pestaggio avvenuto nei giorni scorsi nel centro della città. Undici persone erano state fermate tra martedì e mercoledì: per sette di loro il fermo è stato trasformato in detenzione provvisoria, mentre altre quattro sono state rilasciate.
A renderlo noto è stato il procuratore di Lione Thierry Dran nel corso di una conferenza stampa. I sette indagati, di età compresa tra i 20 e i 26 anni, sono stati presentati davanti al giudice istruttore con la richiesta di incriminazione per omicidio volontario e di custodia cautelare. Secondo quanto riferito, fatta eccezione per due casi, non risultano precedenti penali a loro carico.
Nel corso degli interrogatori, ha spiegato Dran, "due hanno rifiutato di parlare" durante il fermo, mentre gli altri hanno "ammesso la loro presenza" sul luogo dell’aggressione. "Alcuni ammettono di aver inferto dei colpi" a Quentin "o ad altre vittime", ha precisato il procuratore. Le sette persone sospettate di essere coinvolte nell’aggressione, tuttavia, "negano l'intenzione di uccidere".
Tra gli indagati figurano studenti, impiegati, un disoccupato e un assistente parlamentare. Quest’ultimo è l’ormai noto Jacques-Élie Favrot, collaboratore del deputato de La France Insoumise Raphaël Arnault, sotto inchiesta per “istigazione”. Quest’ultimo ha annunciato di aver avviato le procedure per la sospensione del proprio assistente. Davanti agli inquirenti, Favrot "ha ammesso di aver commesso violenze" ma "ha indicato di non essere stato autore dei colpi che hanno provocato il decesso" di Quentin.
Il procuratore ha inoltre riferito che tre dei sette sospetti "hanno dichiarato di aver fatto parte o essere vicini al movimento di ultrasinistra". La richiesta di detenzione provvisoria, ha spiegato, è motivata dal "rischio di turbativa all'ordine pubblico", nonché dal pericolo di concertazione con complici o di distruzione di prove.
Le indagini proseguono.
Secondo quanto dichiarato da Dran, ci sono ancora "diverse persone da identificare" nell’ambito dell’inchiesta: "Identificare i presenti sul luogo del delitto è stato difficile e, a tutt'oggi, diverse persone vanno ancora identificate".