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“Quasi 3mila persone uccise nelle proteste”: l’Iran pubblica l’elenco delle vittime

L'Iran ha pubblicato la lista di 2.986 morti nelle proteste anti governative mentre crescono le tensioni con gli Usa e il rischio di escalation militare

“Quasi 3mila persone uccise nelle proteste”: l’Iran pubblica l’elenco delle vittime
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Mentre aumentano le tensioni tra Iran e Stati Uniti, e il rischio di un'escalation in Medio Oriente è sempre più concreto, Teheran ha pubblicato l'elenco con le identità di 2.986 persone uccise nelle recenti proteste anti governative. La lista è stata diffusa "in base alla politica di trasparenza e responsabilità e per ordine dell'onorevole Presidente", si legge nella comunicazione diffusa dall'ufficio della presidenza del Paese e citata dall'agenzia di stampa di Stato Irna. Nel frattempo gli analisti avvertono che gli ayatollah conservano munizioni in grado di raggiungere gli interessi degli Usa nel Golfo Persico, comprese basi militari e decine di migliaia di truppe.

L'Iran e le proteste anti governative

Partiamo dalle proteste. In merito a questo dossier, il presidente iraniano, Masoud Pezeshkianin, ha spiegato che le dimostrazioni di piazza sarebbero state alimentate da Stati Uniti, Israele ed Europa. "Donald Trump, Benjamin Netanyahu e gli europei hanno tutti cercato di fomentare disordini, creare divisione e fornire sostegno, trascinando persone innocenti nelle strade", ha dichiarato il leader.

Nei giorni scorsi Seyed Mehdi Tabatabaei, vice per le comunicazioni e l'informazione presso l'ufficio del presidente, aveva riferito che Pezeshkianin avrebbe presto incaricato le autorità di pubblicare i nomi e i dettagli di base di tutte le vittime e di quelle ufficialmente riconosciute dal governo.

Teheran ha istituito questo particolare meccanismo speciale per rivedere e verificare qualsiasi informazione o reclamo contrastanti riguardante il bilancio delle vittime. Secondo lo stesso Tabatabaei, la misura avrebbe lo scopo di affrontare "affermazioni fabbricate" e "statistiche manipolate".

Ricordiamo che le proteste sono esplose alla fine dello scorso dicembre, inizialmente innescate dall'impennata dell'inflazione, dall'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dal crollo della valuta nazionale. Le manifestazioni si sono rapidamente diffuse in dozzine di città, tra cui la capitale e assumendo anche connotati politici.

Tensioni in aumento

Gruppi per i diritti umani e media internazionali hanno segnalato migliaia di morti legate al giro di vite delle forze di sicurezza sui manifestanti. Secondo i documenti esaminati dal comitato editoriale di Iran International, per esempio, più di 36.500 persone sarebbero state uccise dalle forze di sicurezza durante le proteste solo l'8-9 gennaio.

In un contesto del genere si inseriscono le tensioni geopolitiche tra Iran e Usa. Un diplomatico iraniano ha dichiarato che Teheran è aperta a un impegno rispettoso, ma non si impegnerà sotto la minaccia militare degli Stati Uniti. "Nessuna negoziazione è possibile nella situazione attuale. Le condizioni di negoziazione di Trump sono irrealistiche e non negoziabili", ha aggiunto la fonte anonima al Washington Post.

Gli alleati e i partner degli Stati Uniti in Medio Oriente, intanto, stanno nuovamente esortando sia gli Stati Uniti che l'Iran alla moderazione, mentre l'amministrazione Trump avverte di un possibile attacco e rafforza la propria presenza militare nella regione.

Un funzionario arabo ha riferito che Arabia Saudita, Turchia, Oman e Qatar hanno contattato i leader di Washington e Teheran per sottolineare che un'escalation causerebbe una massiccia destabilizzazione in tutta la regione e influenzerebbe i mercati energetici. La situazione resta delicatissima.

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