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La rasatura, la liberazione, poi le prime parole di Trentini: "Posso avere una sigaretta?". E Burlò chiama la figlia

Alberto Trentini rilasciato dopo 423 giorni nel carcere di Caracas. L'arrivo a notte fonda e la sorpresa: "Non sapevano della caduta di Maduro"

Alberto Trentini (al telefono) e Mario Burlò nella residenza dell'ambasciatore a Caracas Giovanni Umberto De Vito
Alberto Trentini (al telefono) e Mario Burlò nella residenza dell'ambasciatore a Caracas Giovanni Umberto De Vito
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"È stato tutto così improvviso. Inaspettato". Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. Sono arrivati a notte fonda nell'ambasciata italiana a Caracas. Emozionati, raccontano, hanno sostenuto di non sapere della cattura di Maduro. "Sono felice, ringrazio l’Italia", ha detto. Poi quel desiderio: "Ora possiamo fumare una sigaretta?".

"Sono arrivati qui un po’ disorientati ma felici, molto felici", racconta l'ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito, "Veramente sollevati e grati all’Italia che non li ha mai lasciati soli. Mia moglie ha prestato il suo cellulare ad Alberto, perché il suo glielo hanno trattenuto, mentre Burlò aveva il suo".

Il cooperante veneziano è stato rilasciato dopo 423 giorni nelle mani delle autorità venezuelane e ha fatto due lunghe videochiamate, una alla mamma - che in questi oltre 400 giorni non ha mai smesso di battersi per la sua liberazione -, una alla fidanzata. L'imprenditore e immobiliarista torinese ha chiamato invece la figlia Gianna per annunciarle la liberazione e rassicurarla sulle proprie condizioni di salute. "Sono stati mesi lunghissimi e devo dire che ho temuto il peggio", ha raccontato poi la donna, "Mi sono emozionata e mi sono messa a piangere. Mi ha detto che non vedeva l'ora di tornare a casa e dalla voce mi è sembrato che stesse bene. Le fotografie che sono state diffuse lo mostrano dimagrito e mi ha fatto molta impressione vedere che è stato rasato. Non credo che abbia passato dei bei momenti".

La liberazione, racconta il Corriere, sarebbe avvenuta tra le 23 e l'1 di notte (orario di Caracas). I due, detenuti nel carcere di massima sicurezza Rodeo I, sono stati fatti cambiare e sono stati rasati completamente. Gli sono stati consegnati abiti civili, dei jeans e delle t-shirt. Poi sono stati portati direttamente in ambasciata. Qui avrebbero raccontato di non essere stati maltrattati, né di essere stato incappucciati durante lo spostamento dal carcere alla sede diplomatica.

L'ambasciatore è soddisfatto, parla del risultato "di un’azione di tutte le istituzioni, non solo della diplomazia, e anche di una forte pressione politica".

Solo poche settimane fa, il 27 novembre, era stato a trovarli in carcere e aggiunge: "Oggi l’ho trovato che stava bene. Però non avevano informazioni di quello che stava succedendo in Venezuela, non sapevano dei cambiamenti in corso nel paese dal 3 febbraio".

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