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L'orrore del Mostro della M1 tra torture, sevizie ed ergastoli

Robert Black è stato condannato per il rapimento, lo stupro e l’omicidio di quattro bambine di età compresa tra i 5 e gli 11 anni

L'orrore del Mostro della M1 tra torture, sevizie ed ergastoli: la storia di Robert Black
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Robert Black è conosciuto come uno dei serial killer pedofili più brutali della storia. Ma lo scozzese è stato uno degli assassini transnazionali più prolifici, con delitti firmati sia nella sua terra natia che in territorio inglese. E non solo, probabilmente: secondo molti esperti, potrebbe esserci la sua firma dietro diversi casi di omicidi irrisolti tra Inghilterra, Irlanda ed Europa continentale (soprattutto Germania, Olanda e Francia) tra il 1969 e il 1987. Black è noto anche come il Mostro della M1, soprannome legato all’autostrada M1 che collega Londra a Leeds, territorio di caccia prediletto.

Infanzia e adolescenza

Robert Black nasce a Grangemouth, Stirlinghire, il 21 aprile del 1947, figlio illegittimo di Jessie Hunter Black e padre sconosciuto. Dopo soli sei mesi, la madre affida il figlio a un'altra coppia e scappa in Australia, dove si risposerà e metterà al mondo quattro bambini. Robert viene affidato a John e Margaret Tulip, una coppia di mezza età di Kinlochleven. Già nei primi anni di vita mette in evidenza tendenze antisociali e mostra un’inconsueta aggressività nei confronti degli altri bambini.

Il padre adottivo muore quando lui ha cinque anni e viene cresciuto in maniera rigida: la madre ricorre spesso alle botte e alle cinghiate per tenerlo a bada. È in questa fase che Robert Black sviluppa un'inclinazione agli scoppi d'ira e soprattutto un interesse verso i genitali maschili e femminili. Già nel corso dell'infanzia mostra un'attenzione morbosa nei confronti del sesso, poi sviluppata in adolescenza con diverse perversioni.

Nel 1958, all'età di 11 anni, Robert Black perde anche la madre adottiva e viene spedito in un orfanotrofio vicino a Falkirk. Qui si rafforza la sua morbosità. Dopo appena un anno, insieme ad alcuni coetanei, prova ad abusare di una ragazzina. Scoperto il fattaccio, viene trasferito in un orfanotrofio che ospita solo bambini di sesso maschile, la Red House Care Home di Musselburgh. Identificato come potenziale stupratore, Black finisce vittima di un operatore e viene ripetutamente stuprato.

Il primo stupro

Abbandonato l'orfanotrofio, Robert Black all'età di 15 anni trova impiego come garzone e va a vivere in una casa con altri adolescenti a Greenock. Dopo aver già importunato alcune bambine durante le sue consegne, nell'estate del 1963 firma la sua prima violenza sessuale: attira una bambina di 7 anni in un rifugio abbandonato con il pretesto di mostrarle dei gattini e prima la strangola fino a farle perdere i sensi, poi la violenta mentre è in stato d'incoscienza. La piccola viene ritrovata qualche ora più tardi, mentre vaga per strada in stato confusionale. Nonostante la testimonianza della piccola vittima, Black se la cava con un ammonimento.

Ancora minorenne, Robert Black viene affidato ai servizi sociali, che a loro volta lo spediscono a Grangemouth, dove gli trovano un altro lavoro e una camera in affitto nella casa di una coppia anziana. In questo periodo conosce Pamela Hodgson e scoppia l'amore: i due hanno rapporti sessuali e iniziano una relazione che procede a gonfie vele, fino a quando - dopo alcuni mesi - la giovane decide di lasciarlo a causa delle sue insolite richieste sessuali. Una rottura che devasta Black, pronto persino a chiederle di sposarlo.

Un trauma che impatta enormemente sulla psiche di Robert Black, che nel 1966 viene cacciato dai suoi padroni di casa dopo aver molestato la loro nipotina di 9 anni. Si trasferisce dunque a Kinlochleven, anche in questo caso affitta una stanza. Ma la violenza si ripete: abusa sessualmente della figlioletta di 7 anni della coppia che lo ospita. Denunciato, viene condannato a un anno di riformatorio a Polmont, vicino Grangemouth, un istituto specializzato nella formazione e nella riabilitazione di giovani delinquenti gravi. Scontata la pena, lascia la Scozia e si trasferisce in Inghilterra.

Robert Black diventa il Mostro della M1

Negli anni Settanta cambia spesso lavoro, colleziona materiale pedopornografico e molesta alcune bambine, senza però attirare l'attenzione delle autorità. Nel 1976 ottiene un impiego come autista per Poster, Dispatch and Storage Ltd: inizia così a girare il Regno Unito, l'Irlanda e l'Europa continentale, distinguendosi come un impiegato modello. Un lavoro che gli consente di conoscere pressoché a memoria la rete stradale britannica, dettaglio che si rivelerà fondamentale per realizzare rapimenti senza destare sospetti.

Il primo omicidio firmato da Robert Black è quello di Jennifer Cardy, una bambina di 9 anni. La piccola viene rapita a Ballinderry (nella contea di Antrim) stuprata e uccisa il 12 agosto del 1981. Il suo corpo verrà individuato sei giorni più tardi da due pescatori in un bacino idrico vicino a una piazzola di sosta a Hillsborough, a 26 chilometri da casa sua.

La seconda vittima è Susan Claire Maxwell, 11enne di Cornhill-on-Tweed, sul lato inglese del confine anglo-scozzese. La piccola viene rapita il 30 luglio del 1982 mentre torna a casa dopo aver giocato a tennis a Coldstream. Robert Black la intercetta a metà del tragitto e la fa salire sul suo furgone: qui la stupra e la tortura con vari oggetti, fino ad ucciderla. Anche in questo caso il suo corpo viene individuato pochi giorni dopo dentro una fossa nei pressi di un'autostrada da un camionista.

La terza vittima di Robert Black è Caroline Hogg, rapita l'8 luglio 1983 a Edimburgo dopo una festa di compleanno di un amichetto. Il serial killer approfitta di una distrazione della madre e porta via con sè la piccola di 5 anni. Un delitto firmato con il solito modus operandi. Nonostante i grandi sforzi compiuti dalla polizia scozzese, per lei non c'è niente da fare: il suo corpo verrà ritrovato dieci giorni dopo in un fosso vicino all'autostrada M1 a Twycross, a 500 chilometri da dove era stata rapita e a soli 39 chilometri da dove era stato trovato il corpo di Susan Maxwell.

Le testimonianze si moltiplicano ma, dopo 20 mila persone interrogate, si giunge a un punto morto. Dopo tre anni di inattività, probabilmente spaventato dalle forze dispiegate nelle investigazioni, Robert Black torna a colpire: il 26 marzo del 1986 rapisce a Leeds la piccola Sarah Jayne Harper. La bimba di 10 anni viene rapita dopo essersi recata dal panettiere a 100 metri da casa e viene costretta a sopportare torture indicibili. Il cadavere viene individuato il 19 aprile mentre galleggia nel fiume Trent, vicino a Nottingham, a 114 chilometri dal luogo del rapimento. Probabilmente è stata gettata da un ponte lungo l'autostrada mentre era ancora viva, a testimonianza della brutalità del Mostro della M1.

La caccia all'uomo e il passo falso

Sono numerose le somiglianze tra gli omicidi, ma solo nel novembre del 1986 i delitti vengono collegati tra di loro. Il comando delle indagini vengono affidate da a Hector Clark (vice capo della polizia di Lothian e Borders) e viene creato un nuovo quartier generale a Wakefield per fungere da collegamento tra le sei forze di polizia in campo. La maxi-inchiesta da oltre un milione di sterline spaventa Robert Black, complice il coinvolgimento dell'FBI per la realizzazione di un profilo psicologico, poi completato all'inizio del 1988.

Nonostante la paura per il pressing della polizia, Robert Black torna a colpire il 23 aprile del 1988 ma qualcosa non va come previsto. Nel distretto di Radford di Nottingham individua e prova a rapire Teresa Thornhill, ma la 15enne fa resistenza e riesce ad attirare l'attenzione dei suo fidanzatino. Colto di sorpresa, Black lascia perdere la potenziale vittima e si allontana rapidamente dalla scena. Ma è un altro passo falso a costargli caro.

Robert Black viene arrestato nel villaggio di Stow negli Scottish Borders il 14 luglio 1990. Il Mostro della M1 viene pizzicato mentre prova a rapire una bambina di 6 anni, Mandy Wilson: il testimone contatta immediatamente la famiglia della piccola e le forze dell'ordine e nel giro di pochi minuti sei veicoli della polizia fanno capolino al villaggio. Black viene individuato proprio dal testimone chiave mentre attraversa una strada con il suo furgone: all'interno del mezzo viene trovata la piccola all'interno di un sacco a pelo, imbavagliata ma viva e in buone condizioni.

Il processo e la condanna

Il processo per il rapimento di Mandy Wilson inizia nell'agosto del 1990 e Robert Black si dichiara colpevole, offrendosi come volontario per un programma di terapia per i disturbi sessuali. La corte lo condanna all'ergastolo, con rilascio subordinato alla risoluzione dei suoi problemi e al fatto di non essere più giudicato un pericolo per i minori. Ma non è tutto. Hector Clark si convince rapidamente che sia proprio Black il serial killer a cui sta dando la caccia per i tre omicidi della sua indagine (il delitto di Jennifer Cardy verrà associato a lui nel 2011): le similitudini sono tante e le testimonianze piuttosto precise. Interrogato, Black non collabora e gli investigatori ricostruiscono i suoi spostamenti nei giorni degli omicidi. Tutto combacia, tanto da spingere il procuratore incaricato del caso a processare Black pur senza confessione o prove definitive.

Gli elementi sono talmente schiaccianti che nel maggio del 1994 per Robert Black arriva la condanna all'ergastolo per ognuno dei delitti. Come anticipato, nel 2011 viene processato in Irlanda del Nord per il delitto Cardy e anche in questo caso condannato al fine pena mai.

Nonostante le indagini, gli inquirenti non riescono a dimostrare altri collegamenti con i delitti di bambine irrisolti. Robert Black muore il 12 gennaio del 2016 a causa di un attacco cardiaco, portando con sè ogni segreto.

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