Storica battuta d'arresto al dilagare della follia woke negli Stati Uniti. Una ragazza di 22 anni, che si identificava come maschio e che ha effettuato l'operazione per la transizione di genere quando ne aveva 16, ha ottenuto un risarcimento da 2 milioni di dollari dopo aver portato davanti al giudice i dottori di New York che avrebbero spinto per effettuare una doppia mastectomia su di lei quando era minorenne. La giovane è la prima "detransitioner" ad aver portato in tribunale una causa del genere e ad aver vinto.
Al tempo Fox Varian, la protagonista della vicenda, aveva ottenuto l'approvazione per finire sotto i ferri da uno psicologo, Kenneth Einhorn, e da un chirurgo, Simon Chin, entrambi ritenuti colpevoli dalla Corte suprema della contea di Westchester a White Plains di negligenza professionale, di aver ignorato gli standard di cura e di sicurezza, e di aver esercitato pressioni sulla ragazza affinché affrontasse la disforia di genere attraverso una procedura chirurgica permanente.
Secondo gli avvocati di Varian, lo psicologo sarebbe stato colui che "guidava il treno" e che "ha messo in testa a Fox" l'idea che lei avesse bisogno di cambiare sesso finendo sotto i ferri. La madre della giovane, Claire Deacon, ha dichiarato la sua contrarietà all'intervento, ma di aver acconsentito per paura che la figlia potesse tentare di suicidarsi. "Quest'uomo (lo psicologo, ndr) era così insistente, continuava a spingere e spingere, che mi sembrava non ci fosse una decisione giusta da prendere", ha dichiarato all'Epoch Times. "Penso che fosse una tattica intimidatoria. Non credo fosse malizia, penso che credesse a ciò che diceva, ma si sbagliava di grosso”, ha detto. L'operazione, secondo i documenti presentati in tribunale, avrebbe lasciato la giovane "fisicamente malata e profondamente infelice".
Da parte loro, i legali di Einhorn e Chin hanno sostenuto che Varian avrebbe vissuto felicemente come maschio dal 2019 al 2023, l'anno in cui ha intentato la causa, e che sarebbe stata lei stessa - identificandosi con pronomi maschili fin dal primo incontro - a suggerire l'operazione al seno. Secondo quanto riportato da The National Review, però, i due dottori avrebbero dovuto accertarsi che la giovane non soffrisse di disturbi psicologici come depressione, ADHD, autismo o dismorfismo corporeo, prima di suggerirle l'intervento chirurgico.
"Non possiamo non fare delle riflessioni. Negli Stati Uniti la follia woke aveva portato al fatto che un minorenne non potesse acquistare una birra, non potesse fare un tatuaggio senza il consenso dei genitori, ma che potesse avviare un processo di transizione di genere in totale autonomia", ha commentato su Instagram il dottor Roy De Vita, primario di chirurgia plastica all'Istituto nazionale dei tumori “Regina Elena” di Roma. "Ma può un minore avere capacità cognitive tali da comprendere pienamente i risvolti di una richiesta così importante e impattante sulla propria vita futura come quella di un cambio di sesso? Siamo certi che sappiano quali e quante siano le cicatrici incancellabili che rimangono? Che potranno esserci problemi di incontinenza urinaria, che i genitali non saranno mai neanche lontanamente simili a quelli che ci dà madre natura. Ma soprattutto, che la scelta non prevede pentimenti".
Come sottolineato dal dottore, infatti, un intervento chirurgico è sempre un percorso a senso unico "che non ha una via di ritorno per riportare veramente le cose allo stato quo antes". Un'informazione, questa, che i pazienti possono non sapere, ma di cui i medici sono ben consci. "Perché affrontare con la superficialità di persone diversamente intelligenti una problematica così importante? Questa non è una questione politica o ideologica.
La sentenza non fa che sancire un principio di buon senso, ma scenari di terrore si sono aperti per tutti quei medici e quei chirughi che hanno cavalcato un'onda di follia evidentemente per motivo di lucro, mettendo da parte valori etici, umani e morali", ha concluso De Vita.