Le piazze italiane si riempiono degli anti-occidentali d'Occidente che attaccano Donald Trump per il blitz in Venezuela con il quale è stato arrestato il dittatore Nicolas Maduro ma nel frattempo i venezuelani festeggiano per la caduta dello stesso. L'ennesimo cortocircuito ideologico, figlio della costante voglia di essere sempre e comunque contro qualcosa, si manifesta nel silenzio complice verso le torture del regime e nelle urla sguaiate contro l'unica forza che ha avuto il coraggio di agire. È il solito riflesso condizionato di chi, protetto dal benessere e dalle libertà di quel sistema che tanto disprezza, si permette il lusso di fare il tifo per la tirannia altrui. Ma i venezuelani in queste ore stanno alzando la voce e stanno spiegando al mondo il motivo per il quale l'intervento americano non è stato solo utile, ma necessario.
"Come venezuelano, esprimo il mio pieno sostegno all'intervento militare promosso da Donald Trump in Venezuela. Dopo più di vent'anni di aggressioni continue contro il nostro popolo (repressione, violazione dei diritti umani, crisi economiche devastanti, inflazione fuori controllo, collasso dei servizi pubblici e violenza quotidiana), è chiaro che il vero problema è il narcogoverno comunista-socialista che ha distrutto il Paese", si legge in un messaggio inviato a Welcome to Favelas, che ha deciso di raccogliere le testimonianze dei venezuelani in queste ore immediatamente successive, durante la quali il Paese dovrà trovare la nuova stabilità.
"Se il nostro petrolio deve essere sfruttato, è mille volte meglio che sia dagli Stati Uniti piuttosto che da Iran, Russia o Cina, che non fanno altro che approfittarsi della nostra tragedia senza alcun beneficio per il popolo. Si, c'è ancora molto da fare, sì, servirà tempo, ma questo rappresenta finalmente un inizio, dopo più di 20 anni di attesa, sofferenza e silenzio internazionale. Il popolo venezuelano è stanco e merita un futuro diverso", conclude nel suo messaggio. E come questo ce ne sono tantisismi altri, come quello di una donna che prova a spiegare perché l'intevento Usa è stato importante per il suo Paese: "Siamo contenti, si. E non perché siamo ingenui o perché 'ora è tutto risolto'. Siamo contenti perché per la prima volta dopo quasi trent'anni sentiamo che il mondo ha smesso di far finta di niente". Per quasi tre decenni, scrive, "il Venezuela è stato incastrato tra interessi geopolitici più grandi di noi. Governi potenti, alleanze pesanti, strette di mano sporche. Cina, Russia, Iran... nomi grossi, silenzi ancora più grossi. Nel frattempo, a casa nostra, cl calpestavano i diritti umani, ci toglievano il cibo, la libertà, la voce. E se provavamo a lottare, ci ammazzavano per strada. Letteralmente". E non è una metafora, sottolinea, perché "ci sono video, nomi, volti, madri che ancora aspettano giustizia".
Anche gli influencer venezuelani cercano ora di spiegare al mondo tutto quello che, come viene accusato, il mondo ha finto di non vedere. Eddie Travelsasia è andato in video rivolgendosi direttamente ai progressisti, chiedendo loro di finirla di dire ai venezuelani quello che i venezuelani devono voler volere. "La gente sta criticando Trump per quello che ha fatto in Venezuela. Dicono che abbia bombardato e rapito il nostro presidente. No, no, no, no, no. Lasciatemi essere chiaro, quell'uomo non è mai stato il nostro presidente. È un dittatore. Non abbiamo votato per lui. Le nostre elezioni sono state rubate. E quando abbiamo protestato, i nostri ragazzi sono stati mandati in prigione. I minorenni sono stati torturati, le ragazze costrette a prostituirsi nelle prigioni solo per ottenere cibo, per avere un pezzo di pane", dice Eddie, avvolto in una bandier del Venezuela. "E dov'eravate tutti voi allora? Dov'eravate tutti voi, progressisti? Non avete detto nulla, non avete fatto nulla, ma ora improvvisamente vi importa del diritto internazionale? Voglio dire, ora parlate tutti di diritti umani? Maduro non ha guidato il Venezuela. Ha rapito un intero Paese. Quindi, no, Trump non ha rapito nessuno. No, non lo ha fatto. Ha rimosso il nostro rapitore, e per questo siamo grati.
Potete discutere di politica quanto volete, ma non dite ai venezuelani, come sentirsi riguardo all'essere liberi da una dittatura", parole chiare che purtroppo non troveranno terreno fertile. Perché ai progressisti piace troppo sentirsi dalla parte dei buoni e pretendere che tutti li seguano, anche quando è la parte sbagliata della storia.