Dati falsi nei bilanci presentati da Ama: bufera sulla partecipata

Le indagini sulla vicenda sono state coordinate dai pm Luigia Spinelli e Claudia Terracina

Dati falsi nei bilanci presentati da Ama: bufera sulla partecipata

La procura della repubblica di Roma ha concluso le proprie indagini e il risultato è clamoroso: i bilanci presentati da Ama per gli anni 2015, 2016 e 2017 furono manipolati con lo scopo di occultare le perdite e chiudere in attivo i rendiconti.

Al termine degli accertamenti condotti dai pubblici ministeri Luigia Spinelli e Claudia Terracina risultano indagati l'ex presidente Lorenzo Bagnacani, invero il primo a segnalare le proprie perplessità sui numeri riportati nei bilanci ereditati dalle precedenti gestioni, uno dei collaboratori dallo stesso ingaggiati con l'obiettivo di chiarire i conti, e infine due dirigenti di Ama (uno dei quali solo nel 2016).

La ricostruzione

Come riferito da Repubblica sulla base dei risultati di suddette indagini, costoro avrebbero presentato dei progetti di bilancio riportanti"fatti materiali non corrispondenti al vero" dapprima a Andrea Masullo e Vanessa Ranieri (membri del consiglio di amministrazione di Ama ai tempi della presidenza Bagnacani) e successivamente all'amministrtatore unico pentastellato Stefano Zaghis. Non un caso isolato, anzi, dato che tale fenomeno si ripetè almeno in sei circostanze consecutive. Ma qual'era secondo la procura della repubblica di Roma lo scopo di tale alterazione? Innanzitutto quello di occultare la reale situazione economica della partecipata per continuare a convincere gli istituti bancari a mantenere aperte le linee di credito nei confronti di Ama e di conseguenza anche quello di intascare"gratifiche e premi di risultato".

Nel mirino dei pubblici ministeri sono finite, nello specifico, le situazioni relative al Centro Carni e alla Tari. Per quanto concerne il primo caso, il compendio immobiliare inserito nel fondo gestito da Bnp Paribas fu iscritto a bilancio per 137,9 milioni di euro, "contro un valore effettivo di 23,6 milioni di euro, con conseguente sopravvalutazione del 583%, omettendo di effettuare la svalutazione". Relativamente alla Tari, invece, furono rendicontati 64,8 milioni "in luogo di 634,9 milioni di euro, con una differenza in difetto di euro 570 milioni trattenuta senza titolo".

Oltre questi due passaggi, l'attenzione dei pm si è concentrata anche su una serie di fatture emesse da Ama nei confronti del Campidoglio per ottenere il pagamento del servizio di igiene urbana, con l'omessa iscrizione a bilancio di 16 milioni di euro di perdite. A questi si aggiungono ulteriori 13,7 milioni di euro relativi alla penali.

Il procedimento

Tutte somme di denaro che, stando alle conclusioni della procura della repubblica, non sarebbero state neutralizzate neppure nel momento in cui la gestione fu affidata al consulente esterno selezionato appositamente dall'allora presidente Ama Bagnacani. Quest'ultimo indusse ancora una volta in errore i membri del Cda Andrea Masullo e Vanessa Ranieri.

La prassi si ripetè dopo l'epoca Bagnacani, spiegano ancora i pm, anche ai danni del nuovo Cda formato da Luisa Melara, Paolo Longoni e Massimo Ranieri. Costoro si ritrovarono ancora una volta dinanzi a dei numeri modificati ad hoc, anche per quanto concerne lo stato patrimoniale: furono iscritte a bilancio perdite per 136,2 milioni di euro, contro i 203,2 milioni reali.

L'ultima vittima di tali manomissioni fu l'amministratore unico

Stefano Zaghis: anche al grillino furono presentati dati, secondo la procura, fortemente alterati.

La palla passa ora nel campo degli imputati, anche se sul procedimento incombe l'ombra della prescrizione.

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