
'Domattina probabilmente ci sarà lo sfratto, noi ci faremo trovare con i nostri avvocati, certamente, dopo 8 anni che combattiamo questa battaglia, la vicenda non si chiuderà domani''. A dirlo all'Adnkronos è Carlo Pellegrini, legale rappresentante e marito di Flavia Iozzi, proprietaria dell'Antico Caffè Greco di Roma, locale storico di via dei Condotti nato più di 250 anni fa.
Dopo un lungo contenzioso giudiziario con l'ospedale israelitico, proprietario della struttura, un anno fa la Cassazione ha reso definitivo lo sfratto per i gestori. ''La sentenza della Cassazione per la verità è un po' pilatesca dice che non si può impedire al locatore di intimare lo sfratto ma dice anche che il 'Caffè Greco' deve stare lì dove sta, per il vincolo storico-culturale messo dall'allora ministro Antonio Segni nel 1953'', spiega Pellegrini che promette battaglia, forte anche della protezione prevista dalla legge approvata lo scorso dicembre che tutela le attività commerciali storiche. ''Abbiamo fatto un'offerta di affitto annuale più alta di quanto previsto dal loro piano di risanamento ma l'hanno rifiutata", aggiunge Pellegrini.
Il contenzioso, però, ora riguarda anche i preziosi mobili e quadri che da sempre sono all'interno del 'Caffè Greco' e sono anche questi sottoposti al vincolo. ''Per questioni legate alla sicurezza dell'impianto elettrico li abbiamo spostati temporaneamente e comunque quadri e mobili sono nostri, li abbiamo comprati'', dice Pellegrini che aggiunge: ''Magari ci sposteremo temporaneamente da un'altra parte, comunque questa storia non finisce domani". E conclude: "Il rischio semmai è che ognuna delle parti metta il proprio veto e il locale resti chiuso ancora molto tempo''.
Il legale rappresentate della società Antico Caffè Greco, intercettato anche da ilgiornale.it, attacca: "L’Ospedale Israelitico preferisce affondare piuttosto che accettare un’offerta che lo salverebbe, pur di cacciare l’Antico Caffè Greco, da oltre 270 anni cuore culturale e cosmopolita di Roma, sopravvissuto a guerre napoleoniche, all’Unità d’Italia e a due conflitti mondiali". E si chiede: "Dovrà davvero spegnersi per una mera speculazione immobiliare? Ad opera di qualche soggetto che agisce dietro le quinte? Il Caffè Greco - spiega - ha infatti offerto un affitto addirittura più alto di quello previsto nel piano di risanamento dell’Ospedale Israelitico!". Il fatto che l'Israelitico abbia respinto tale offerta, secondo Pellegrini, è "segno che la priorità non è salvare l'importante struttura sanitaria romana, ma liberare lo spazio per l’ennesima speculazione, l'ennesima boutique del lusso".
Pellegrini ricorda, inoltre, che il Ministero della Cultura ha riconosciuto "il Caffè Greco come Bene Culturale Unitario, e quindi intoccabile" e conclude: "Ma di fronte all'Ospedale Israelitico, che se ne infischia persino del risanamento delle proprie strutture sanitarie, urge un intervento della Politica che riconduca l'Ospedale Israelitico alla ragione".