Avrebbe violentato il figlio, dopo averlo narcotizzato, e inviato i video degli abusi all’amante. Un’accusa pesantissima quella nei confronti di un’infermiera e madre 40enne di Latina che ieri, martedì 31 marzo, è stata condannata in primo grado a 10 anni di carcere per violenza sessuale. Stessa pena inflitta anche all’amante che, pur non avendo partecipato attivamente alle violenze, secondo l’accusa, sarebbe stato in qualche modo complice morale dell’orrore, ricevendo e archiviando quei filmati nel suo cellulare.
La vicenda
Come riporta il Corriere della Sera, i due amanti si conoscono a gennaio del 2025. Lei si è separata definitivamente dal marito, nonché padre del 14enne, a dicembre del 2024, mentre lui è sposato. Ad un certo punto, si innesca una dinamica perversa nella coppia. La donna rientra a casa dal lavoro, mette del sonnifero nel bicchiere del figlio per farlo addormentare, poi lo spoglia e lo violenta. Riprende la scena con la telecamera dello smartphone e invia i video all’amante. Gli abusi si ripetono per alcune settimane, tra febbraio e marzo del 2025, sempre con la stessa modalità. Il ragazzino, vittima inconsapevole dell’orrore perpetrato dalla madre, per fortuna non ricorda nulla e ora vive con il papà.
L’arresto della madre e dell’amante
La scoperta dell’orrore avviene quasi per caso, la scorsa primavera. I colleghi della 40enne notano alcuni lividi sulle braccia della donna e ipotizzano che il nuovo compagno la maltratti. Così contattano l’ex marito, il quale sporge subito una denuncia. A seguito della segnalazione, il cellulare dell’amante viene sequestrato e analizzato. Quello che scoprono gli investigatori di lì a poco è terribile: sullo smartphone dell’uomo, oltre alle immagini pornografiche di adolescenti, ci sono anche i video degli abusi ai danni del 14enne. A giugno del 2025 lui e la madre del ragazzino vengono arrestati e poi rinviati a giudizio con l’accusa di violenza sessuale.
Le condanne
Ieri il gup del Tribunale di Latina ha condannato sia l’imputata principale che il coimputato a 10 anni di carcere. La pm Maria Perna aveva chiesto una pena a 16 anni di reclusione per entrambi. Dopo la lettura della sentenza, l’uomo si è avvicinato ai familiari della vittima e ha chiesto di essere perdonato. Alla madre del ragazzino, che ha scelto il rito abbreviato, è stata tolta la potestà genitoriale. “Faremo appello, ci spiace che il gup non abbia compreso lo stato di soggezione della mia assistita”, ha spiegato il legale della donna, l’avvocato Renato Arcidiacono.
In questa drammatica vicenda c’è anche una terza protagonista, ovvero la moglie dell’amante, 40 anni come il marito, rinviata a giudizio con l’accusa di concorso negli abusi. Secondo la procura, avrebbe sollecitato la mamma del 14enne a narcotizzare il figlio e abusarne.