Si difende. «Non ho aggredito nessuno. Ho solo fatto il mio lavoro e mi hanno messo alla gogna»
Ilario, partiamo dai fatti. Cos'è successo davvero sabato 21 marzo alla stazione Cadorna?
«Eravamo in due, ronda itinerante, verso le 23,30. Sul treno della metro rossa c'erano otto ragazzi che molestavano un gruppo di ragazze. Abbiamo chiesto loro di scendere. Il treno era già fermo per un guasto tecnico, non l'ho bloccato io. Cinque sono scesi in banchina, uno è rimasto sopra perché non aveva biglietto. Tenevano in mano bottiglie di Montenegro per il collo, come armi potenziali. Non le hanno posate subito. Io mi sono sentito in pericolo».
L'azienda la accusa di aver aggredito fisicamente uno di loro e di aver estratto la pistola senza motivo.
«Non sono stato io ad alzare le mani per primo. C'è stato un contatto minimo, ma è stato il ragazzo a spingere. Io ho impugnato l'arma, certo, ma l'ho portata al petto con la canna verso il basso, come da procedura quando ci si sente minacciati. Non l'ho mai puntata. Il mio collega ha dovuto separarci, questo è vero, ma perché stavo cercando di tenere la situazione sotto controllo, non perché stessi aggredendo qualcuno».
Atm parla di «grave lesione all'immagine dell'azienda» e di violazione dei protocolli.
«I protocolli li conosco bene: ho tre anni di servizio, ho superato un esame selettivo durissimo dopo sei mesi di formazione specifica per la metropolitana. Abbiamo il porto d'armi per difesa personale. Se vedo un pericolo concreto, devo agire. Qui il pericolo c'era: otto contro due, bottiglie in mano, atteggiamento aggressivo. Invece di ringraziarmi per aver protetto le ragazze, mi sospendono dal 27 marzo».
Perché dice di essere trattato ingiustamente?
«Non c'è una ragione concreta, razionale. Certo non sono uno yesman, ma il mio comportamento sul lavoro è sempre stato ineccepibile. Quelle immagini delle telecamere vengono usate in modo distorto! Il sindacato Faisa e l'avvocato Gennaro Colangelo dicono chiaramente che possono essere usate solamente per il controllo operativo, non per procedimenti disciplinari senza richiesta della Procura. Eppure le stanno usando contro di me».
Ha chiesto di vedere i video?
«Richiesta negata. Mi attribuiscono persino di aver fermato il treno, quando era già disalimentato per guasto. Stanno costruendo un racconto che non corrisponde alla realtà».
Cosa rischia concretamente dopo la sospensione?
«Il licenziamento. Destituzione. Perdere tutto. Ho quattro figlie, sono separato in casa con una ex compagna
senza lavoro, mi avevano assegnato a partire da giugno un alloggio a prezzo calmierato che così perderei. Ho fatto salti mortali per arrivare qui: esame, formazione, anni nel buio della metropolitana a gestire di tutto. Ho solo impugnato l'arma e adesso rischio di finire in mezzo a una strada».
Si sente abbandonato dall'azienda?
«Mi sento tradito. Lavoriamo sempre nell'ombra: impediamo suicidi, fermiamo borseggi, proteggiamo le persone. Mai una nota di merito. Ora, per un intervento deciso, mi mettono alla gogna. Se le guardie giurate devono avere paura di fare il proprio dovere, allora tanto vale mettere davvero i cartoni animati sulle banchine».
Un ultimo messaggio?
«Chiedo solo che venga ascoltata la mia versione fino in fondo.
Non ci sono denunce di alcun tipo, anche la Pas, la Polizia amministrativa che dipende dalla questura e che dovrebbe giudicare il nostro operato in caso di violazioni penali, non si è mossa. Ho dato l'anima a questo lavoro. Non ho aggredito nessuno: ho protetto delle ragazze e me stesso. Se questo non basta più, allora vuol dire che in metropolitana la sicurezza vera non la vuole più nessuno».