Divampano le polemiche, a Milano, sul restauro del famoso mosaico del toro presente sul pavimento della Galleria Vittorio Emanuele II, che ogni giorno attira migliaia di turisti. La tradizione vuole che visita la città compia tre giri con il tacco sui testicoli dell’animale per sperare nella buona sorte. Peccato, però, che degli attributi dell'animale sembra non esservi più traccia.
Come sono stati “cancellati”
Tutto nasce dal post social dell’assessore Marco Granelli che, nelle scorse ore, ha mostrato in anteprima come appare il toro restaurato e che sarà nuovamente visibile al pubblico da lunedì 1° giugno. “E come previsto il mosaico del toro è tornato in Galleria Vittorio Emanuele II, completamente restaurato. Complimenti al nostro artigiano per il lavoro di restauro del mosaico”.
Rispetto a quello vecchio, però, all’occhio balza subito una differenza: se in quello originale i testicoli del toro erano in “evidenza” perché di colore rosso, dopo il restauro sembrano essere “spariti” a causa di un colore molto più delicato e neutro. Insomma, sono meno distinguibili. Nello scorso mese di febbraio, ben prima del restauro, anche George Clooney si era divertito con la moglie a compiere i tre giri rispettando il rito scaramantico.
L’ironia social
“Ma i testicoli che fine hanno fatto?”, scrive ironicamente un utente sotto il post Facebook di Granelli. “Si schiacciano le balle e le balle non ci sono più”, scrive un altro. “Porca miseria, mancano i portafortuna!”. Insomma, chi più ne ha più ne metta, questo restauro non è proprio andato giù alla maggior parte di chi in queste ore, oltre 400 commenti, ne ha visto l’anteprima.
Proprio per questa tradizione, ovvero quella di “schiacciare” e girare per tre volte sui testicoli del toro, quell’area del mosaico si è affossata per
circa 2,5 cm nel corso degli anni. Ecco perché, di tanto in tanto, è necessario un restauro dell’opera. In quest’ultimo, come scrive il Corriere sono stati spesi cinquemila euro e la restaurazione affidata a Gianluca Galli.