Caffè al bancone a tre euro: truffa ai turisti

Certi locali non si fanno alcuno scrupolo nei confronti di chi non conosce l'italiano, ecco come funziona il trucchetto

Caffè al bancone a tre euro: truffa ai turisti

Furbetti del caffè in alcuni bar della Capitale, dove per la classica bevanda si arrivano a pagare anche tre euro. Secondo un'inchiesta condotta dal Messaggero sono tanti i turisti che vengono inconsapevolmente "spremuti" da certi esercenti. Si parla di cinque euro per un Americano, e ben sette euro per una spremuta.

Il dato che soprende è che Roma risulta fra le città con la media più bassa per i prezzi del caffè. Eppure basta entrare in alcuni bar in zona San Pietro, Piazza di Spagna, Piazza Navona o Centro storico che, improvvisamente, i costi salgono.

A rimetterci, spesso e volentieri, sono gli ignari turisti. Certi prezzi, infatti, sono previsti per la consumazione al tavolo, e noi italiani lo sappiamo bene. Alcuni visitatori della Capitale, invece, cadono nella trappola, e si trovano a pagare un caffè al bancone come se lo avessero consumato seduti al tavolo.

Ciò vale un po' per tutti i prodotti ordinati ma, a quanto pare, la truffa interessa maggiormente caffè, cappuccino e Americano. Il primo, come abbiamo detto, arriva a costare anche tre euro. Il secondo, quattro. E il terzo, cinque.

Secondo quanto riferito da Il Messaggero, il trucco è molto semplice. Ai turisti, al momento del pagamento, viene applicato lo stesso prezzo scritto sul menù per la consumazione al tavolo, non al bancone. E il gioco è fatto. Spesso chi procede con l'emissione del conto non si informa neppure sulla modalità di consumazione, battendo direttamente in cassa il prezzo più alto.

Va meglio, dunque, a quegli stranieri che si siedono al tavolo? Nemmeno per idea. In certi casi vengono applicate delle maggiorazioni anche a loro, e per le ragioni più assurde, tipo "vista sul Colosseo" o "vista su San Pietro". Non proprio il massimo come pubblicità per il nostro Paese.

Il giochino, infatti, cade facilmente. Un turista italiano in vacanza a Roma non si fa fregare, e ancor meno i romani. Basta fare un giro sui social per leggere numerose denunce da parte degli avventori di certi locali furbetti. "Siamo stati in questo bar in corso Vittorio Emanuele per gustare del the, ma non è stata una bella esperienza", è il racconto di una donna. "Ho chiesto dei pasticcini -spiega - sul menù erano indicati 6 pezzi ad un costo di 3 euro, ci hanno portato 4 pasticcini al costo di 3,20 euro. Inoltre nel conto finale anche il costo del the era stato aumentato di 1 euro".

Non sono solo i locali più sciccosi a tentare di fregare il cliente. Stesso discorso anche per alcuni camion bar, dove si trovano esposti panini e bibite di ogni tipo, ma quasi mai i prezzi, che vengono scoperti alla fine. Per una bottiglia d'acqua sono chiesti anche tre euro. Una birra? Si arriva fino a sette.

A questo punto una precisazione è d'obbligo. Non tutte le attività di ristorazione si comportano in questo modo.

Claudio Pica, presidente della Fiepet-Confesercenti di Roma e Lazio, assicura che solo una piccola parte dei commercianti usa purtroppo questi bassi mezzi per guadagnare. È bene però pretendere sempre l'esposizione dei prezzi prima di consumare.

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