Spaccio di droga via WhatsApp e consegna a domicilio: 9 fermi nel Casertano

Gli indagati avevano messo in piedi una centrale di spaccio autonoma, utilizzando WhatsApp e Telegram per comunicare in codice coi propri clienti

Spaccio di droga via WhatsApp e consegna a domicilio: 9 fermi nel Casertano

Una nuova e indipendente rete dedita allo smercio di sostanze stupefacenti, con tanto di consegna a domicilio, è stata scoperta dalle forze dell'ordine operative nel casertano. I pusher utilizzavano programmi come WhatsApp e Telegram per mantenere i contatti coi propri clienti e piazzare le partite di droga, riuscendo così a evitare l'esposizione nelle più tradizionali piazze di spaccio e quindi a non attirare su di sé l'attenzione di polizia e carabinieri.

L'arresto

Nonostante le precauzioni, la banda di malviventi è stata scoperta e sgominata, grazie a un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). A finire in manette sono state 9 persone, operative tra Caserta e provincia: il giudice per le indagini preliminari ha infatti firmato proprio quest'oggi un'ordinanza di custodia cautelare per i presunti responsabili. Tra di essi anche un pregiudicato, che già nel recente passato era stato colpito da una condanna a due anni proprio per il reato spaccio di droga.

Per sei dei nove indagati si sono aperte le porte del carcere casertano, mentre per gli altri tre è arrivato l'obbligo di firma. Tutti i presunti responsabili, a cui i carabinieri della compagnia di Maddaloni hanno stamani recapitato l'ordinanza di custodia cautelare, dovranno ora difendersi in tribunale dall'accusa di spaccio continuato in concorso.

Il metodo dei pusher

Stando alle ricostruzioni effettuate dagli inquirenti della locale Procura della Repubblica, i membri della banda avevano dato vita a una piccola piazza di spaccio che agiva in modo autonomo rispetto ai tradizionali grandi canali di diffusione di droga. Droga che veniva acquistata dai nove indagati nella provincia di Napoli e successivamente smerciata tra numerosi clienti nelle città di Maddaloni, Santa Maria a Vico e Caserta. La centrale di spaccio messa in piedi dai pusher riforniva Caserta e provincia di marijuana, hashish, cocaina e crack, scegliendo di utilizzare una modalità che consentisse loro di operare nell'ombra senza attirare troppo l'attenzione.

Tra i metodi privilegiati per comunicare coi propri clienti c'erano infatti WhatsApp e Telegram. Gli ordini di droga arrivavano quindi direttamente sui cellulari degli spacciatori, senza che venissero tuttavia mai utilizzate parole troppo esplicite: tra "borsa", "chiave", "fotocopia", "benzina", "macchina grande" o "macchina piccola", il frasario era ampio e variegato.

Tra i servizi aggiuntivi forniti alla propria clientela anche la

consegna a domicilio, che prevedeva un sovrapprezzo di cinque euro. Nonostante queste precauzioni e l'accortezza di cambiare spesso utenze telefoniche, tuttavia, i nove sono stati scoperti dalle autorità.

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