È fissata per martedì 3 febbraio l’autopsia sul corpo diAbderrahim Mansouri, il 28enne di origini marocchine ucciso da un agente di polizia durante un controllo antidroga nel boschetto di Rogoredo, alla periferia est di Milano. L’esame medico-legale potrebbe essere un passaggio chiave dell’inchiesta: dalle sue conclusioni, infatti, potrebbe dipendere la verifica della versione fornita finora dall’agente che ha sparato.
Aiuterà a far emergere elementi sulla traiettoria del colpo, la distanza reale tra poliziotto e vittima e la compatibilità tra i dati scientifici e la ricostruzione dei fatti. L’agente sostiene di aver sparato per difendersi, ritenendo la minaccia immediata e concreta. I magistrati dovranno stabilire se quella percezione fosse oggettivamente fondata e se esistessero alternative allo sparo. Il poliziotto è difeso dall'avvocato Pietro Porciani.
La riproduzione di una Beretta, i precedenti, la droga addosso e il permesso di soggiorno mai chiesto: chi era Abderrahim MansouriLa versione dell'agente
Secondo la versione resa dall’agente, la pattuglia stava effettuando controlli in una zona nota per lo spaccio quando Abderrahim Mansouri, già noto alle forze dell’ordine, non si sarebbe fermato all’alt e avrebbe estratto una pistola. Solo successivamente si è accertato che si trattava di una replica a salve di una Beretta. A quel punto, ha raccontato il poliziotto, sarebbe partito il colpo.
Una reazione istintiva, duque, dettata dalla paura e dalla necessità di proteggere se stesso e i colleghi. Per la difesa, l’ipotesi di omicidio volontario è prematura e andrà rivalutata alla luce degli esiti tecnici.
"Mi ha puntato la pistola e ho sparato". Ora il poliziotto è indagato per omicidio volontarioChi era Abderrahim Mansouri
Mansouri, conosciuto anche con il soprannome di “Zack”, aveva numerosi precedenti per spaccio, rapina, resistenza e lesioni. In passato era rimasto coinvolto anche in un’aggressione a un carabiniere. Al momento del controllo aveva con sé sostanze stupefacenti e la replica dell’arma.
