"Stuprata in quell’auto ferma nel buio": giudice dice no al patteggiamento

Tre giovani sono accusati di aver abusato di un’amica al ritorno da una festa. Per due volte il tribunale ha rigettato la richiesta di patteggiamento

"Stuprata in quell’auto ferma nel buio": giudice dice no al patteggiamento

Rischiano una condanna molto alta i tre giovani di 26, 23 e 22 anni accusati di aver abusato di una loro amica al ritorno da una festa che si è tenuta vicino a San Miniato (Pisa) nel maggio del 2019. Sono risultati vani, infatti, i tentativi dei legali degli ragazzi di chiedere il patteggiamento. Il tribunale ha respinto per ben due volte tale richiesta.

I fatti, come racconta La Nazione, risalgono alla tarda primavera di quasi 4 anni fa quando il gruppetto di 4 persone si era ritrovato a San Miniato per trascorrere qualche ora di spensieratezza alla celebre festa primaverile "Dama di Birra", che si svolgeva sulle colline intorno alla città. Sembrava una serata come le altre. Sorrisi, buon bere e tanta musica. I giovani si erano divertiti. Ma le cose stavano per cambiare.

Durante il tragitto di ritorno, l’auto si sarebbe fermata in campagna. E qui, in base al racconto della ragazza, quell’atmosfera di allegria si trasforma per lei in un incubo. La giovane avrebbe subito violenza nell’abitacolo. "Il guidatore si è fermato in una zona isolata, buia, attorno alla città. Ho chiesto di ripartire, di andare via, ma non mi hanno ascoltato. E mi hanno stuprato in quell’auto ferma nel buio, mentre uno di loro filmava la scena con il telefonino", raccontò la ragazza nella sua denuncia.

Gli agenti del commissariato di Empoli iniziarono subito le indagini. Per raccogliere tutti gli elementi utili per verificare la versione della ragazza sequestrarono i telefoni e acquisite prove come le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Elemento utile alle indagini è stato anche il referto medico firmato dai sanitari dell’ospedale San Giuseppe dove la ragazza si recò dopo quella nottata.

Come spiega ancora il quotidiano, la vicenda poteva essere già chiusa ma il tribunale per due volte ha rigettato il tentativo di patteggiamento a due anni, comprensivo di un risarcimento alla vittima. Inoltre, in base alle nuove norme previste dal codice rosso, i ragazzi avrebbero dovuto anche prendere parte a corsi da svolgersi nei centri antiviolenza.

Il giudice Agnese Di Girolamo, così come deciso qualche mese fa dal suo collega Gianluca Mancuso,

ha detto "no" al patteggiamento proposto. Per questo gli imputati ritorneranno in aula il prossimo maggio, esattamente quattro anni dopo i fatti ricostruiti dal pm Giovanni Solinas a seguito della denuncia della giovane.

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