"È pericoloso": la scorta dal Politecnico di Milano alla residenza, tra aggressioni e campi rom

L'iniziativa del Politecnico di Milano Bovisa per scortare gli universitari dal Campus alla stazione di Villapizzone e alla residenza universitaria. IlGiornale.it ha partecipato a una di queste scorte per documentare le condizioni del tragitto

"È pericoloso": la scorta dal Politecnico di Milano alla residenza, tra aggressioni e campi rom

Il ritrovo è all'ingresso del padiglione BL27 del Politecnico di Milano Bovisa, precisamente all'interno del Campus La Masa di via Raffaele Lambruschini. Qui ci sono due vigilantes che a partire dalle 20.00 aspettano gli studenti che vogliono essere scortati alla stazione di Villapizzone o alla residenza universitaria. Si tratta di un servizio di accompagnamento, ideato e pagato dall'università, in vigore sette giorni su sette dalle 20.15 a mezzanotte, in via sperimentale per il mese di giugno.

L'area interessata dal servizio è particolarmente delicata dal punto di vista della sicurezza e proprio la richiesta al prefetto da parte di 164 studenti di essere tutelati ha fatto prendere la decisione all'ateneo milanese. A fine aprile un ragazzo di 25 anni era stato aggredito nel tragitto compreso tra il Campus e Villapizzone ed erano state segnalate altre aggressioni e minacce nei confronti di altri universitari, per il momento tutti maschi. Ci sono tre coppie di vigilantes che si alternano durante la settimana, non è necessaria alcuna prenotazione da parte dei ragazzi che desiderano usufruire del servizio, in quanto basta recarsi ai punti di ritrovo. Gli universitari hanno a disposizione anche un numero telefonico, lo 02.23999300, per ricevere informazioni sull’iniziativa o per inviare segnalazioni.

Un tragitto accanto ai campi rom

Ieri sera, 15 giugno, IlGiornale.it ha deciso di provare il servizio accompagnati dai due ragazzi della Security di turno, Davide e Yasser. Il primo ragazzo che ha accettato di essere scortato alla stazione di Villapizzone è Alessandro, che frequenta l'ultimo anno di Magistrale. Il giovane ha spiegato che si sente più sicuro in compagnia delle guardie piuttosto che da solo o con altri studenti. Purtroppo però sono ancora pochi gli universitari, soprattutto di sesso maschile, che si lasciano aiutare. Secondo Alessandro "alcuni di loro si vergognano ad affidarsi a una scorta per coprire il tragitto tutt'altro che sicuro. Ma perché devo rischiare? Se c'è questo servizio io ne approfitto, intanto faccio anche due chiacchiere". Senza contare che adesso è estate e le giornate sono più lunghe, ma quando arriverà l'inverno alle 17 sarà già buio. "Ad un certo punto c'è una specie di campo rom, sono fortunatamente pochi soggetti che stazionano nella zona - ha continuato il ragazzo - e il fatto di vedere due vigilantes con il giubbetto giallo e la scritta Security sulla schiena è già un deterrente, ci pensano due volte prima di aggredire".

"Avevo paura a tornare tardi la sera"

Dopo aver accompagnato Alessandro a destinazione e aver fatto ritorno al punto di ritrovo è la volta di Asia, una studentessa che è particolarmente grata al servizio offerto dalla sua università perché le permette di restare a studiare fino a tardi in Ateneo. "Sono qui da ottobre, faccio la Magistrale. Prima facevo il tragitto da sola però non rimanevo mai a studiare fino a tardi, piuttosto studiavo a casa. L'unico momento in cui tornavo più tardi era magari quando finivano le lezioni alle 19 e tornavo indietro con altra gente", ha spiegato la ragazza. "Adesso c'è un po' di luce, anche se mi sento in pericolo lo stesso. Da quando esiste questo servizio di scorta lo uso tutte le sere. Il Campus rimane aperto fino a mezzanotte e posso fermarmi a studiare in aula, a fare lavori di gruppo, altrimenti prima alle 20.30 al massimo tornavo a casa. Anche perché io abito dall'altra parte della stazione di Villapizzone, nella residenza universitaria del Politecnico e il tragitto è molto lungo".

Una terra di nessuno

Fortunatamente Asia non ha subito aggressioni in prima persona, ma ha raccontato di alcuni ragazzi della sua stessa residenza che purtroppo sono stati meno fortunati: "So che è successo ad altri studenti. L'altra sera ero con i due vigilantes e a un certo punto un tipo ci ha raggiunti da dietro, ha iniziato a fare delle foto e ha continuato a seguirci. I miei angeli custodi gli hanno detto di smetterla e lo hanno fatto allontanare. Se fossi stata da sola avrei avuto molta più paura e non so se sarebbe successo qualcosa di brutto". Come molti suoi compagni, Asia si dice molto contenta di questa iniziativa presa dal Politecnico e si augura che continui anche dopo il periodo sperimentale di due settimane. "Io non ho mai visto né macchine della polizia né dei carabinieri in questo tratto di strada, sembra una terra di nessuno", ha affermato sconsolata la ragazza. Verso le 23.15 parte la scorta e IGiornale.it, in compagnia di Asia e dei due ragazzi della scorta, inizia il tragitto che separa il Campus dalla residenza universitaria.

La strada è completamente deserta

Quello che angoscia una volta usciti dal Politecnico è che la strada è completamente deserta, non si incontra nessuno ed è anche poco illuminata. Raggiunto il sottopasso della stazione di Villapizzone la situazione non cambia: anche lì regna il nulla. Immensi spazi desolati dove non si trovano guardie o altri passanti. Una volta tornati in superficie la situazione è peggiorata perché il buio si è fatto ancora più fitto e a malapena si riusciva a individuare un gruppetto di ragazzi seduti su delle panchine, mentre fumavano e bevevano. Si può ben capire che una studentessa, o anche dei ragazzi universitari, non si sentano tranquilli a percorrere questo tragitto da soli o in pochi. Dopo una lunga camminata si raggiunge finalmente la residenza universitaria, dove Asia è stata lasciata sana e salva nel suo alloggio. Prima di salutarci la giovane si è rivolta ai due uomini della Security lasciando il suo cognome e assicurando che ogni sera avrebbe avuto bisogno del loro servizio.

Le università milanesi sopperiscono alle mancanze del Comune

A gennaio 2022 era stato lanciato in via sperimentale un servizio di accompagnamento degli studenti della Università Bocconi che aveva messo a disposizione circa mille passaggi dalla biblioteca dell'Ateneo a viale Toscana, andata e ritorno, passando dal Parco Ravizza.

È assurdo pensare che in una città come Milano debbano essere le università a mettere in campo servizi di vigilanza per tutelare i propri studenti, cosa che dovrebbe invece fare il Comune. L'idea di città accogliente e sicura che ha in mente il sindaco Sala si scontra con la paura dei cittadini che temono per la propria incolumità.

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