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Blitz, ostaggi e fuga: la rapina da film

Banditi armati e mascherati, cassette di sicurezza svuotate. Sono scappati dalle fogne

Blitz, ostaggi e fuga: la rapina da film
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Napoli, quartiere Arenella, ore 12, rapina in banca. Un'auto rubata come ariete, caschi in testa, maschere sul volto e armi in pugno. Almeno cinque i banditi che ieri hanno assaltato la filiale della Credit Agricole in piazza Medaglie d'Oro, nella zona collinare della città.

Venticinque gli ostaggi, fra dipendenti, direttore, funzionari e clienti, chiusi per un'ora e mezza in una stanza dell'istituto di credito e liberati dai carabinieri. In fuga per la rete fognaria i criminali con il bottino, ancora da quantificare, tra cassette di sicurezza svuotate e caveau.

Una giornata di terrore, insomma, nel quartiere bene della città partenopea quando un gruppo di criminali, emulando i protagonisti del film «Point Break», tute nere e maschere di cartapesta con i volti di attori americani, dà il via a un'operazione studiata da tempo. L'auto usata per arrivare a destinazione, un'Alfa Romeo Giulietta nera rubata e con targa contraffatta di carta, è rimasta in strada, aperta dai vigili del fuoco per permettere i rilievi della scientifica.

Sono le 13,30 quando gli stessi vigili del fuoco aprono un varco in una porta laterale permettendo agli ostaggi di riacquistare la libertà. Sei le persone che hanno accusato un malore, stabilizzate sul posto dagli operatori del 118. Non è finita. I carabinieri del comando provinciale attendono l'arrivo di un mediatore. I malviventi sono barricati all'interno, circondati dalle forze dell'ordine in assetto antisommossa, pronte a intervenire. Adesso sembra la scena di un altro film, «Un pomeriggio di un giorno da cani», con Al Pacino. Ma qui è tutto vero. Si attende l'arrivo di un mediatore per convincerli a uscire allo scoperto gettando le armi. Passa il tempo, la trattativa non riesce e sul posto arriva il procuratore capo Nicola Gratteri per coordinare i militari.

Mentre il nucleo operativo blinda la zona, si attendono gli uomini del Gis, il Gruppo Intervento Speciale, le «teste di cuoio» dell'Arma, per fare irruzione e chiudere, con un blitz, la questione. Da Livorno decolla un elicottero con le forze speciali, arrivo previsto alle 16,30. Sono passate più di quattro ore dall'assalto in banca. E quando, alla fine, entrano nella struttura sfondando le vetrate, non trovano nessuno. È l'epilogo che nessuno si aspetta: i criminali sono già fuggiti attraverso i cunicoli delle fogne che si collegano con i labirinti sotterranei dell'altra Napoli. Quella sotterranea, utilizzata come rifugio antiaereo durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Mappa della società che gestisce la rete in mano, la Abc, gli inquirenti cercano di capire la direzione presa dai rapinatori.

A seguire l'intera operazione il generale Biagio Storniolo, a capo del comando provinciale dei carabinieri e il prefetto Michele di Bari. «Grazie alla rapidità di azione, alla sinergia operativa tra i diversi dispositivi impiegati, si è giunti alla liberazione di tutti gli ostaggi senza conseguenze gravi».

Il procuratore antimafia Gratteri, in particolare, ha ascoltato sul posto le prime testimonianze, coordinato tutte le forze in campo e assistito persino all'intervento dei vigili del fuoco per l'apertura della Giulietta, parcheggiata con le portiere chiuse probabilmente per prendere tempo. Sequestrata e portata in un deposito giudiziario, si spera possa fornire indicazioni utili all'identificazione, e all'arresto, dei criminali.

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