Come Napoli tutta, la sua storia è fatta di gloria e miserie, di genio e abiezione, di cadute e risalite. E come Napoli tutta fa periodicamente nella sua storia, risorgerà dalla ceneri. Quelle in cui è ridotto il Teatro Sannazaro, una delle istituzioni culturali più legate alla storia della città.
L'edificio di via Chiaia è stato colpito ieri all'alba da un devastante incendio che lo ha reso inservibile e ha fatto crollare anche la sua simbolica cupola. Un rogo talmente potente da costringere i vigili del fuoco a procedere con l'evacuazione di 22 appartamenti negli edifici circostanti. In totale sono una sessantina le persone sgomberate e per loro è stato attivato in prefettura un Centro coordinamento soccorsi. Otto persone sono state soccorse per intossicazione da fumo, quattro sono finite in ospedale. Anche due vigili del fuoco sono rimasti leggermente feriti nel crollo di una struttura. Le operazioni di spegnimento delle fiamme sono state ostacolate dalla particolare conformazione dell'edificio, con numerosi corridoi che collegano il teatro agli edifici confinanti. Problemi logistici in tutta l'area, tra le più centrali di Napoli, interdetta al traffico veicolare e pedonale. L'erogazione dell'energia elettrica è stata sospesa per diverse ore. «Mi sono accorta che qualcosa non andava dal forte fumo che aveva invaso la nostra casa, e che ci arrivava addirittura alle ginocchia. Poi ho visto le fiamme del teatro e ho chiamato subito la polizia che ci ha fatto immediatamente uscire dall'appartamento», racconta una evacuata.
Il rogo sembrerebbe non doloso, anche se la procura di Napoli ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di incendio colposo a carico di ignoti. La prima ipotesi è che a scatenare le fiamme sia stato un corto circuito dell'impianto elettrico anche se «è ancora troppo presto per stabilire la causa del rogo - spiega il comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Napoli Giuseppe Paduano -. È impossibile al momento stabilire se le fiamme siano partite dal teatro o da un appartamento vicino. Così come non è possibile stabilire se l'impianto anti-incendio del teatro sia scattato». La prima stima dei danni è di almeno 60-70 milioni di euro, a cui vanno aggiunto il rischio di perdere i contributi ministeriali di cui il Sannazaro gode, in quanto centro di produzione. Per questo motivo il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi ha già rivolto un appello ai teatri soci dell'Agis perché si rendano disponibili a far proseguire la stagione del Sannazaro. Per oggi è previsto il sopralluogo del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che incontrerà anche il sindaco Gaetano Manfredi e il prefetto Michele di Bari. «La piccola grande bomboniera di Napoli tornerà splendida com'era prima», ha promesso il ministro.
«Non ci abbandonate», l'appello alle istituzioni di Lara Sansone e Salvatore Vanorio, proprietari del teatro la cui distruzione ha profondamente turbato l'ambiente culturale cittadino e nazionale. Il Sannazaro è infatti strettamente legato alla storia culturale della città degli ultimi due secoli. Inaugurato nel 1847 dove prima c'era un chiostro, nel 1888 fu il primo a essere illuminato elettricamente. La sua stagione di gloria andò dalla fine dell'Ottocento alla Seconda Guerra Mondiale, quando a calcare il suo palcoscenico furono Eleonora Duse, Sarah Bernahrdt e, negli anni Trenta, la compagnia dei fratelli De Filippo, che dettero al teatro l'impronta umoristica che tuttora vanta.
Il Sannazaro conobbe anche un momento di declino quando, nel Dopoguerra, si trovò a essere un cinema di terza visione piuttosto losco. Poi, nei primi anni Settanta, la rinascita che ne ha fatto la palestra di almeno tre generazioni di comici destinati al successo nazionale.