«Uno scenario di guerra»: così la dottoressa Antonella Santuccione Chadha (nella foto) descrive l'angolo di strada tra viale Vittorio Veneto a via Lazzaretto, sfregiato dal tram 9 deragliato. E le vittime e i feriti che lei ha assistito pochi secondi dopo il disastro. «Sono uscita da un teatro dove stavamo girando una ripresa sulla scienza - ha scritto sui social il medico che vive a Zurigo -. Salgo sul taxi. Dopo pochi minuti ci ritroviamo fermi dietro un tram. Pensavo che senzatetto avessero occupato la strada. Il tassista mi corregge e dice tram deragliato. Gli dico: mi faccia scendere, sono un medico. Davanti a me una scena di guerra. Caos. Urla. Corpi a terra. Persone spezzate. Gente che non doveva morire così».
In uno dei video della tragedia si vede proprio Santuccione Chadha che arriva accanto al mezzo quasi ribaltato. Ha pantaloni e golf neri, camicia bianca e scarpe da ginnastica gialle. Una donna in sottofondo urla: «Aiutateli», mentre la dottoressa ripete: «Non toccateli, non toccateli». Continua il racconto: «Un giovane poliziotto in borghese di Napoli e una giovane farmacista di origine russa mi danno una mano. Decine e decine di feriti... più di 50. Ho iniziato subito. Triage. Valutazioni rapide. Priorità. Più di cinquanta persone assistite. I soccorsi sono arrivati dopo circa venti minuti. Venti minuti che sembravano un'eternità». Antonella Santuccione Chadha è un medico specializzato in neuroscienze e disordini psichiatrici. È nata in Abruzzo, cui, dice, è molto legata. È cofondatrice e ceo dell'organizzazione non profit «Women's Brain Project» e nel 2019 è stata nominata Donna dell'anno in Svizzera. Al telefono aggiunge: «È stato scioccante, mi sono trovata davanti una scena apocalittica. Intorno a me c'erano credo cento persone, alcuni feriti gravissimi, cui dicevo di restare immobili. Persone incastrate sotto il tram, corpi l'uno sull'altro... Molti urlavano, qualcuno chiamava mamma. Da madre dico: per fortuna che non ho visto bambini... Forse non sarei rimasta tanto lucida. Subito mi sono chiesta cosa potessi fare. La priorità, come accade nelle grandi emergenze, è stata valutare chi aiutare per primo, chi invece non poteva più essere aiutato. Decisioni che un medico deve prendere in un istante».
La dottoressa conclude così il post: «Quando accade tutto questo ti chiedi perché l'universo lo consente. Perché in un attimo tutto può spezzarsi. Ma poi capisci anche un'altra cosa. Il lavoro del medico è soprattutto questo: esserci quando gli altri fuggono. Mantenere lucidità nel caos. Mettere ordine dove c'è solo disordine. Scegliere in pochi secondi. Tenere una mano mentre tutto crolla. Fare il massimo con quello che hai, prima che arrivino i soccorsi». È Eleonora Chioda, un'amica milanese, a rilanciare la testimonianza. «Antonella era a Milano - scrive sui social - perché l'avevo invitata a parlare a un evento». La sera Chioda sente Santuccione Chadha: «Ha la voce che trema, i brividi. È sul treno che la riporta a Zurigo. La sento distrutta. Ora sì, ma in quegli attimi la mia mente era incredibilmente lucida, concentrata, in assoluto controllo. Uno stato potente, ma anche spaventoso.
Le dico: Se penso che sei venuta per me... e lei mi risponde: Sono venuta a Milano per questo... La vita è un mistero. Sì, sono venuta a Milano per questo.... Mi viene da piangere, sentendola. E lei mi dice: Adesso c'è solo da pregare».