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Fidanzatini di Policoro, la madre scrive a Nordio: "Fare chiarezza"

Olimpia Fuina Orioli, madre di una delle vittime del 23 marzo 1988 a Policoro, si appella al ministro della Giustizia: sul caso aleggia ancora il mistero

Fidanzatini di Policoro, la madre scrive a Nordio: "Fare chiarezza"
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Un banale incidente domestico o un efferato omicidio? È questo il dubbio che da sempre accompagna la morte dei due fidanzatini di Policoro, Marirosa Andreotta e Luca Orioli, rispettivamente 17 e 18 anni. I due furono trovati cadaveri il 23 marzo 1988 nel bagno della villetta appartenente alla famiglia di lei: Marirosa era nella vasca da bagno piena d’acqua, Luca sul pavimento.

La madre di Luca, Olimpia Fuina Orioli non ha mai creduto all’ipotesi dell’incidente e continua a chiedere maggiore chiarezza. Anche perché non solo non si tratta dell’unica ad aver sollevato perplessità su risultati delle indagini - che comunque non sono risolutive e restano ipotetiche - ma perché si sono registrate alcune stranezze, tra cui l’assenza dell’osso ioide di Luca nel corso della seconda autopsia sui ragazzi, avvenuta nel 2010.

Il legale di Olimpia Fuina Orioli, Antonio Fiumefreddo, ha chiesto quindi “un intervento istituzionale di vigilanza e accertamento sullo stato e sulle modalità di trattazione delle reiterate istanze di riapertura delle indagini”. L'appello è rivolto al ministro della Giustizia Carlo Nordio, dopo che è stata rigettata la richiesta di riapertura delle indagini presentata il 16 novembre 2025, mentre si è in attesa della pronuncia della procura generale di Potenza, presso la quale è stata presentata istanza di avocazione delle indagini.

Il coraggio di Olimpia Orioli sta in una scelta tanto semplice quanto rara: non arrendersi - chiarisce l’avvocato - fa bene a non arrendersi. Perché la resa, in casi come questo, non è un fatto privato ma una sconfitta pubblica. Quando una madre è costretta a bussare per anni alle porte delle istituzioni per ottenere un controllo effettivo, il tema non è soltanto il suo dolore: è la credibilità della giustizia e il dovere di ogni ufficio di valutare con serietà ciò che viene sottoposto”.

Inizialmente le indagini si orientarono sull’ipotesi di una folgorazione dovuta all’utilizzo di uno scaldino, ma poi si parlò di avvelenamento da monossido di carbonio.

Ma si resta comunque nel campo delle ipotesi, così com’è un’ipotesi quella dell’omicidio, sostenuta tra l’altro ai tempi da Luigi De Magistris (che era un pubblico ministero) e da Michele Salvatore che nel 1989 respinse l’archiviazione, chiedendo nuovi approfondimenti, come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno. E naturalmente ci si domanda se con i progressi scientifico-tecnologici di oggi non si possa giungere alla verità una volta per tutte anche su questo cold case.

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