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Garlasco, cosa rivelano i nuovi indizi su Sempio. Spunta pure un movente

Sembra chiudersi il cerchio degli inquirenti. Il Dna sotto le unghie di Chiara, le telefonate sospette, le impronte: ecco cosa dicono le prove

Garlasco, cosa rivelano i nuovi indizi su Sempio. Spunta pure un movente
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Sono giorni ad altissima tensione per il caso Garlasco. Il cerchio sembra chiudersi sempre più attorno alla figura di Andrea Sempio, indagato per concorso nell'omicidio di Chiara Poggi. Di recente sono stati comunicati i risultati dell'analisi biostatistica condotta dalla genetista Denise Albani, i quali hanno riscontrato piena concordanza tra l'aplotipo Y rilevato dalle unghie della vittima e il profilo biologico di Sempio. Per molti si tratta di una vera e propria "pistola fumante".

Secondo gli inquirenti, la conferma del DNA è soltanto uno dei tanti elementi che giustificano le indagini su Andrea Sempio. Oltre alla prova genetica, infatti, c'è anche l'ormai famosa impronta 33, rinvenuta sulla parete delle scale che conducono al seminterrato della villetta della famiglia Poggi. L'impronta sarebbe compatibile con il palmo destro dell'indagato. A ciò si aggiungono le telefonate considerate anomale. Da non dimenticare, inoltre, l'inchiesta per corruzione che vede coinvolto Mario Venditti, ex procuratore aggiunto a Pavia, che potrebbe aver accettato soldi per scagionare Sempio nel 2017. Tutti questi elementi, combinati insieme, avrebbero portato gli inquirenti che stanno seguendo il caso a ricostruire un movente.

Ad essere ritenute sospette sono le telefonate di Sempio a casa Poggi. Se ne contano ben tre. L'indagato avrebbe telefonato tre volte a casa dell'amico Marco nei giorni che precedevano il delitto, ma in quei giorni Marco Poggi non c'era: dunque, perché chiamare? Gli inquirenti sono convinti del fatto che Sempio sapesse che Marco non era a casa (il giovane si trovava in Trentino con i genitori per trascorrere lì le vacanze). Dal canto suo, l'indagato ha sempre risposto di aver telefonato ai Poggi tra il 7 e l'8 agosto proprio per avere informazioni su Marco e chiedere dove fosse. Argomentazioni che però non convincono gli investigatori.

Sospetta anche la questione dello scontrino del parcheggio di Vigevano che Sempio ha presentato - molto tempo dopo l'omicidio - per sostenere il suo alibi. Un misterioso testimone, presentatosi dai carabinieri di Milano, sostiene che quella ricevuta non sia dell'indagato.

Stando alle ultime

indiscrezioni, la procura di Pavia avrebbe ricostruito il movente del 37enne. Gli inquirenti sarebbero pronti a chiudere le indagini a inizio 2026 e a procedere con la richiesta di rinvio a giudizio.

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