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Garlasco, l’attacco al consulente di Stasi: “Superato ogni limite tollerabile”

Dopo la puntata di Quarto Grado sono intervenuti sia l’avvocato Giaba Bocellari che il dottor Pasquale Linarello in difesa di Oscar Ghizzoni

Garlasco, l’attacco al consulente di Stasi: “Superato ogni limite tollerabile”

Il caso di Garlasco si trova attualmente in una fase di stasi a livello pubblico: la procura di Pavia sta proseguendo nelle sue indagini e, come ha abituato fin dagli albori, è particolarmente parca di dettagli. Qualcosa è uscito ma le informazioni sono sempre molto moderate e da settimane si è trincerata nel silenzio assoluto. Questo però non ha frenato il dibattito televisivo, come dimostra l’attenzione mediatica che viene ancora riservata quotidianamente al caso. Quarto Grado, con i programmi Rai per lo più in pausa olimpica, è uno dei più costanti nel trattare questo caso e anche ieri sera ha intavolato un dibattito. Tuttavia, ieri più di altre volte, il programma ha scatenato le polemiche per l’attacco che è stato condotto nei confronti di Oscar Ghizzoni, attualmente consulente di Alberto Stasi in questa nuova indagine.

“Ghizzoni è un consulente molto serio della difesa di Stasi. Ho visto qui che dal ‘93 al ‘96 ha fatto l’assistente bagnino nella piscina comunale di Olgiate Comasco, poi nel 2000-2001 è stato ufficiale nella sezione chimica del Ris, nel 2001 comandante interinale nella stazione dei Ris di Roma. Dopo di che lascia l’Arma dei Carabinieri e diventa un validissimo insegnante supplente delle scuole medie in Lombardia. Ecco, queste sono le qualifiche esatte per capire la lunghezza delle scarpe?”, ha chiesto Gianluigi Nuzzi nel corso della puntata, trovando la puntuale risposta di Roberta Bruzzone: “Direi proprio di no, non mi pare sia una carriera forense di quelle solidissime. Mi sarei aspettata ben altra storia da questo profilo”. Parole che hanno colpito, perché forse uno studio televisivo e chi ha commentato il curriculum di Ghizzoni non ha un profilo adeguato per dire se e come altri sono titolati all’incarico loro assegnato.

Nella lettura di Quarto Grado, però, è mancata completamente tutta la parte specifica, al di là della mansione di bagnino svolta durante gli studi o quella di insegnante svolta all’uscita dall’Arma. Come si legge dal suo curriculum, infatti, tra le altre cose Ghizzoni ha lavorato sul caso Pantani, sul genocidio in Bosnia, sul caso Unabomber, sul G8 di Genova, sul caso di Novi Ligure e quelo della contessa Vacca Augusta. Ha operato anche nei poligoni Nato dove, visto l’ambito, non fanno entrare il primo che passa a svolgere indagini. Ha esperienze internazionali conclamate, decine di pubblicazioni e seminari svolti dal 1998 a oggi e una carriera che, proprio a fronte della solidità del suo profilo professionale, lo ha portato a lavorare sui casi più delicati degli ultimi 30 anni.

“L’attacco mediatico subito dal collega e amico Oscar Ghizzoni, nel corso di una nota trasmissione televisiva, rappresenta l’ennesimo tentativo di delegittimare un professionista che ha fatto delle scienze forensi la propria vita. Non in TV, ma nelle aule di giustizia”, si legge nel profilo di Pasquale Linarello, uno dei massimi esperti biologi italiani, oggi consulente di Alberto Stasi. All’inizio della carriera, ha sottolineato Linarello, “dopo aver concluso il nostro percorso nell’Arma dei Carabinieri — di cui abbiamo fatto parte e di cui andiamo fieri — abbiamo dovuto, per necessità, svolgere anche altri lavori (come l’insegnante, lavoro peraltro complicato e pieno di responsabilità), perché solo con le consulenze forensi, agli inizi, non si riusciva a ‘campare’”. E questo, per altro un passaggio comune a tantissimi professionisti e ricercatori, scrive il professionista, “non credo che sia motivo di scherno”.

Sul caso è intervenuto anche l’avvocato Giada Bocellari, storico legale di Alberto Stasi, che solitamente è restia a commentare fatti non direttamente legati all’indagine ma, in questo caso, ha sentito l’esigenza di intervenire in difesa di un professionista che da poco fa parte della squadra e che è stato messo al centro dell’attenzione mediatica senza un apparente motivo. Sono state “provocazioni”, ha detto Bocellari, che richiedono “un doveroso intervento, non tanto per difendere il dottor Ghizzoni, oggetto di un attacco personale abbastanza grave, perché non ne ha bisogno, il suo curriculum parla per lui”. Lo scopo del video diffuso da Bocellari, dice lo stesso avvocato, nasce dalla convinzione che “quello che è accaduto ieri sera vada censurato. Crediamo anche che debbano essere fatte delle scuse pubbliche al dottor Ghizzoni per quello che è stato detto”, perché la “delegittimazione del professionista, l’attacco personale, non è accettabile. È accettabile la critica, il confronto, eventualmente il contraddittorio al quale non ci siamo mai sottratti, se non nelle sedi in cui riteniamo che non possa essere garantito in maniera serena”. L’avvocato ha ribadito che la difesa Stasi è pronta al contraddittorio per arricchire la verità ma, ha aggiunto, “il contraddittorio non può mai passare, e così anche l’informazione, per l’attacco personale e la delegittimazione. Credo che con questo si sia superato ogni limite tollerabile e accettabile: poi il dottor Ghizzoni valuterà sicuramente se agire nelle sedi opportune per tutelare la sua immagine professionale, sensibilmente lesa”.

Ma, prosegue l’avvocato Bocellari, al di là di questo, “quello che vorremmo far passare è il responsabilizzare tutti rispetto alla necessità di un contraddittorio rispettoso per le persone e i professionisti: non è attraverso l’attacco personale o la delegittimazione personale che si può avere ragione. Chiaro che questo modo di fare non può che essere sintomo di grandissima difficoltà e debolezza”. Dire che, aggiunge Bocellari, “il dottor Ghizzoni non sarebbe competente o un professionista che può dare una valutazione in sede dattiloscopica perché quando aveva 19 anni ha fatto il bagnino o perché quando è uscito dal Ris di Parma ha fatto l’insegnante di scuola media, senza considerare tutto il resto del suo curriculum, gli ulteriori quasi 30 anni di carriere come consulente forense, dà un’immagine distorta di quello che è la sua professionalità”.

Bocellari ha spiegato che “mentre a 19 anni Ghizzoni faceva il bagnino io quando ero all’università ho fatto la cameriera, ho lavorato in un fast-food, in un’agenzia immobiliare, ho dato ripetizioni, mi sono mantenuta agli studi. E non credo che questo faccia di me una professionista di minor valore”. Questa diversificazione per Bocellari è motivo di crescita umana e personale e quando accaduto richiede delle scuse.

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