Atollo di Vaavu. Trovati i corpi dei quattro sub dispersi nella grotta Dhevana Kandu. Gli esperti subacquei finlandesi, Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, si sono tuffati alle 11,30 di ieri, ore 8,30 locali, con i sommozzatori della Mndf davanti all’isola di Alimathaa per una prima missione esplorativa. Li hanno trovati, utilizzando droni e scooter subacquei, a quota meno 63 metri all’interno della terza camera, in fondo a un cunicolo che da quota meno 48, ingresso della caverna, scende di 15 metri. Un recupero difficile e insidioso, assicurano, che sarà svolto in due tempi. Ai tre specialisti della Dan Europe «si è affiancato un quarto uomo» spiega il portavoce del governo delle Maldive, Mohamed Hussain Shareef. Ogni immersione è limitata a tre ore e davanti a un ostacolo si torna in superficie. La salma di Gianluca Benedetti, intanto, rientra in Italia, a Milano, con un volo della Turkish Airlines.
Ma continuano le polemiche su permessi, autorizzazioni e responsabilità. Da una parte l’Università di Genova che avrebbe autorizzato la missione scientifica solo alla professoressa Monica Montefalcone e alla dottoressa Muriel Oddenino e non sott’acqua, e il tour operator, Albatros Top Boat, che ribadisce l’autorizzazione alla missione scientifica ma non le immersioni. Dall’altra il governo maldiviano che parla di permessi concessi alla Montefalcone, alla Oddenino e a Federico Gualtieri, il neo laureato, ma non agli altri due, ovvero alla figlia della prof Giorgia Sommacal e al capobarca Gianluca Benedetti alle dipendenze della Island Cruiser, l’armatore, come il resto dell’equipaggio della Duke of York. «Sullo yacht - spiega Orietta Stella, legale del tour operator - c’erano venti persone e tre dive master, più Benedetti, l’istruttore, il più alto in grado. I ricercatori, sotto il coordinamento della Montefalcone, si immergevano a gruppi di quattro o cinque, ciascuno con una guida. Il permesso non è per le immersioni ma per l’attività scientifica. Viene da sé che ad averlo dovessero essere i ricercatori e non le guide. Come è scontato che i ricercatori non si immergessero senza guide. Il permesso per le attività sui fondali era stato rilasciato dal governo maldiviano al gruppo scientifico. È un'autorizzazione amministrativa, non fa riferimento alla profondità e non è esplicitato se potessero fare o meno missioni esplorative. Mi sembra che il governo l’abbia interpretato in maniera ampia: dove non si richiama un divieto, c’è la deroga ».
Possibile che la Montefalcone abbia chiesto il permesso per le immersioni oltre i 30 metri senza che l’Ateneo ne fosse informato? Eppure i dati raccolti, campioni corallini, foto e riprese sottomarine, li aveva inseriti nel database universitario dopo averli scaricati sul suo pc. E proprio l’analisi di questo, come delle Go-Pro che i sub portavano con sé, sarà oggetto di perizia da parte della Procura di Roma. «Non credo assolutamente che non ci fossero le autorizzazioni anche per mia figlia - si sfoga il marito della docente, Carlo Sommacal - . Adesso sono uscite le autorizzazioni che tutti hanno nascosto, però non vanno bene.
E prima non potevano andare oltre i 30 metri. Poi le avevano, non le avevano. E, ancora, è uscito che Gianluca era un operatore di Albatros, poi che era un operatore esterno. Ne ho sentite di tutti i colori. Stanno scaricando la responsabilità».