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L'arma del delitto, la ruspa e il figlio. Confessa il marito di Federica Torzullo: perché l'ha uccisa

La versione di Claudio Agostino Carlomagno: "Ho ucciso Federica in 40 minuti con un coltello da cucina". Il procuratore: "Qualcosa non quadra". La procura contesta al 49enne i reati di femminicidio e occultamento di cadavere

L'arma del delitto, la ruspa e il figlio. Confessa il marito di Federica Torzullo: perché l'ha uccisa
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Claudio Agostino Carlomagno, il marito di Federica Torzullo, ha ammesso le proprie responsabilità davanti al gip di Civitavecchia durante l'interrogatorio di convalida dell'arresto. La procura contesta al 49enne di Anguillara Sabazia il nuovo reato di femminicidio, che prevede l'ergastolo, e l'occultamento di cadavere. Secondo quanto emerso dalle prime indiscrezioni, l'uomo avrebbe dichiarato di aver ucciso la moglie, da cui si stava separando, al culmine di un litigio per l'affidamento del bambino.

"Ha fornito indicazioni per il ritrovamento dell'arma"

L'interrogatorio è durato più di quattro ore. Secondo quanto riferito dal procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, l'indagato ha spiegato che l'omicidio si sarebbe nelle prime ore della mattina del 9 gennaio: avrebbe usato un coltello da cucina per colpire la vittima. Dopo il delitto si sarebbe disfatto della lama, così come di altri oggetti e del cellulare di Federica "che è stato distrutto". Il 49enne avrebbe altresì fornito indicazioni utili al ritrovamento dell'arma che, secondo quanto è emerso dall'autopsia, sarebbe compatibile con una "lama bitagliente". "Tuttavia - ha puntualizzato Liguori - si tratta di dichiarazioni che dovranno essere verificate".

Il procuratore: "Qualcosa non quadra"

La versione del 49enne non ha convinto fino in fondo i pm. "La confessione c'è stata, ma per noi non è piena. - ha proseguito Liguori - Non siamo completamente soddisfatti della ricostruzione fornita. Per i tempi così contingentati descritti, 40 minuti, come li ha descritti, riteniamo che ci sia qualcosa che non quadra. Ci sono delle zone d'ombra su cui vorremmo fare luce. Ha narrato ciò che ha rietenuto di voler narrare. L'indagato ha preso atto del quadro indiziario, robusto e completo". E infine: "L'ho visto provato, ma nessuna parola per Federica".

Il legale di Carlomagno: "Litigio nato per il figlio"

All'uscita dal carcere di Civitavecchia, dove si è svolto l'interrogatorio, l'avvocato Andrea Miroli, legale di Carlomagno, ha confermato ai cronisti che l'omicidio sarebbe avvenuto in seguito al conflitto legato alla separazione e all'affidamento del bambino. "Il litigio è nato per il discorso del figlio. - ha chiarito - La separazione tardava a essere introdotta e quindi, il timore che potesse essere formalizzata solo da Federica, con il rischio che il bambino fosse affidato in via esclusiva a lei, ha fatto insorgere nel signor Carlomagno quello che ha commesso. Questa è la genesi di quanto accaduto". Riguardo all'assistito, Miroli ha precisato che "si sta svegliando da un incubo". E ancora: "Lui si rende conto di aver distrutto tre famiglie, ma vive in una condizione di prostrazione". E infine, ha concluso il difensore: "Il bambino per lui era tutta la sua vita. Il solo pensiero che gli potesse essere tolto ha determinato in lui ciò che è accaduto".

L'autopsia

Intanto gli investigatori sono al lavoro per ricostruire le fasi dell'aggressione mortale e il successivo vilipendio sul corpo senza vita di Federica. Com'è emerso dai primi risultati dell'autopsia, la 41enne è stata colpita con 23 coltellate, 19 delle quali inferte tra volto, collo e addome. La prima, quella mortale, è stata sferrata all'altezza della vena giugulare: un colpo che ha provocato una rapida emorragia. Altri quattro tagli sono stati individuati su mani e braccia, segno che forse la vittima ha provato a difendersi.

La ruspa e lo scempio sul cadavere

Gli accertamenti autoptici hanno restituito altri dettagli raccapriccianti. Dopo aver ucciso la moglie, Carlomagno ha compiuto un vero e proprio scempio sul cadavere. Sul corpo della 41enne i medici legali hanno riscontrato segni di ustioni. L'ipotesi è che l'uomo abbia utilizzato un liquido infiammabile o un bruciatore, ma si tratta di una circostanza ancora da accertare. Successivamente ha trasportato la salma martoriata della donna in un cannetto alle spalle della sua ditta di scavi e movimentazione terra, dove poi è stata ritrovata nelle prime ore di domenica mattina. Qui si sarebbe consumato l'ennesimo orrore: Carlomagno avrebbe tentato di depezzare il corpo, amputando la gamba sinistra, mentre il torace è stato schiacciato dall’azione a cucchiaio della benna di una scavatrice. La stessa ruspa di cui il 49enne si sarebbe servito per scavare la buca, profonda circa due metri e mezzo, in cui ha interrato il cadavere.

Il cellullare e i tabulati telefonici

La dinamica del truce femminicidio è ancora in via di accertamento. Una delle poche certezze riguarda il trasferimento del corpo, che gli inquirenti fanno risalire - come spiega il Corriere della Sera - attorno alle ore 7.30 del 9 gennaio, quando l'uomo esce di casa a bordo della sua auto.

A suffragio di questa ricostruzione ci sono i video estrapolati dal sistema di videosorveglianza a presidio della villetta e i tabulati telefonici, che alle 7 del mattino "agganciano la cella compatibile con l'abitazione coniugale". Ma resta ancora molti dubbi da chiarire e, forse, altri macabri dettagli da accertare.

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