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Agostino Carlomagno, il marito di Federica Torzullo, ha ammesso le proprie responsabilità davanti al gip di Civitavecchia. La procura contesta al 49enne di Anguilla Sabazia i reati di femminicidio e occultamento di cadavere: rischia l'ergastolo. Ancora in corso l'interrogatorio di convalida del fermo.
L'arma del delitto
Intanto gli investigatori sono al lavoro per ricostruire le fasi dell'aggressione mortale e il successivo vilipendio sul corpo senza vita di Federica. Com'è emerso dai primi risultati dell'autopsia, la 41enne è stata colpita con 23 coltellate, 19 delle quali inferte tra volto, colto e addome. La prima, quella mortale, è stata sferrata all'altezza della vena giugulare: un colpo che ha provocato una rapida emorragia. Altri quattro tagli sono stati individuati sulle mani, segno che forse la vittima ha provato a difendersi. Per compiere il massacro Carlomagno avrebbe utilizzato una "lama bitagliente", ma l'arma del delitto non è stata ancora ritrovata. Il 49enne potrebbe essersene disfatto assieme al cellullare della donna, che ancora non si trova.
La ruspa e i resti di Federica
Gli accertamenti autoptici hanno restituito altri dettagli raccapriccianti. Dopo aver ucciso la moglie, Carlomagno ha compiuto un vero e proprio scempio sul cadavere: l'avrebbe spogliata e poi provato a darle fuoco. Sul corpo della 41enne i medici legali hanno riscontrato segni di ustioni. L'ipotesi è che abbia utilizzato un liquido infiammabile o un bruciatore, ma si tratta di una circostanza ancora da accertare. Successivamente l'indagato ha trasportato la salma già martoriata della donna in un cannetto alle spalle della sua ditta di scavi e movimentazione terra, dove poi è stato ritrovato nelle prime ore di domenica mattina. L'ennesimo orrore: avrebbe tentato di farla pezzi, amputandole la gamba sinistra, mentre il torace è stato schiacciato dall’azione a cucchiaio della benna di una scavatrice. La stessa ruspa di cui il 49enne si sarebbe servito per scavare la buca, profonda circa due metri, in cui interrare il cadavere. All'appello mancano ancora quei resti.
Il cellullare e i tabulati telefonici
La dinamica del truce femminicidio è ancora in via di accertamento. Non è ancora chiaro, infatti, se il delitto sia avvenuto la sera dell'8 gennaio o nelle ore immediatamente successive. Una delle poche certezze riguarda il trasferimento del corpo, che gli inquirenti fanno risalire - come spiega il Corriere della Sera - attorno alle ore 7.30 del 9 gennaio, quando l'uomo esce di casa a bordo della sua auto.
A suffragio di questa ricostruzione ci sono i video estrapolati dal sistema di videosorveglianza a presidio della villetta e i tabulati telefonici, che alle 7 del mattino "agganciano la cella compatibile con l'abitazione coniugale". Ma resta ancora molti dubbi da chiarire e, forse, altri macabri dettagli da accertare.