Pochi giorni ancora per firmare una raccolta firme importante, per riaprire i casi di omicidio connessi con la presunta esistenza di un Mostro di Modena. Oggi che le tecnologie offrono maggiori possibilità in termini di indagine, forse si potrebbe risalire alla verità su 8 - o forse 10 - femminicidi ante litteram commessi tra il 1985 e il 1995 - anche se un caso del quale non si è certi nella connessione potrebbe retrodatare l’attività omicidiaria seriale al 1983.
La raccolta firme
La petizione è stata lanciata dall’associazione “I Ricci” di Lodi, che al momento è arrivata a quota 700 firme, tutte raccolte vis a vis. “Vogliamo dare un segnale forte: quei casi devono essere riaperti - ha detto alla Gazzetta di Modena la presidente del circolo Laura Curti -Stiamo raccogliendo firme, le consegneremo in procura a Modena perché tutti i casi vengano riaperti. Recentemente la famiglia di Anna Maria Palermo si è mossa per chiedere di indagare ancora. Credo sia giusto non dimenticare le altre sette ragazze uccise: i loro famigliari non ci sono più, in alcuni casi. Ma non per questo non meritano che venga fatta giustizia. O almeno che si provi a farla a distanza di così tanti anni”.
Il Mostro di Modena
I serial killer sono considerati per lo più un fenomeno statunitense: in Italia e in altri posti del mondo l’assassino seriale è qualcosa di molto raro, anche se sono esistiti diversi esempi, dal Mostro di Firenze alla Saponificatrice di Correggio, fino al killer di bambine per cui fu accusato ingiustamente il fotografo Gino Girolimoni. Tuttavia a Modena sono avvenuti, in un lasso di tempo di una decina di anni, alcuni omicidi efferati di donne, e alcuni di essi condividono delle caratteristiche comuni, anche se non in tutti i casi c’è lo stesso modus operandi o la stessa arma come per esempio era avvenuto invece a Firenze.
Chi erano le vittime
La prima vittima attribuita al Mostro di Modena si chiamava Giovanna Marchetti: è stata trovata il 12 agosto1985 nella fornace di Baggiovara con il cranio sfondato da una pietra. Il 12 settembre 1987 è stata la volta di Donatella Guerra, rinvenuta nelle cave di San Damaso con ferite da accoltellamento al collo e al cuore e segni di violenza sessuale. Sul posto sono state trovate tracce di una Fiat 131: è un punto importante. Non è che al tempo non si sia indagato, ma le diverse piste vagliate hanno portato a un nulla di fatto - e in un caso uno degli indagati è morto, ma i delitti sono proseguiti, a testimoniare che forse c’è un legame tangibile tra gli omicidi, un legame che esula dalle cerchie di persone frequentate da queste giovani donne.
Donne che in un caso si conoscevano anche: era un’amica di Guerra, infatti, Marina Balboni, trovata l’1 novembre 1987 in un canale tra Carpi e Gargallo. Era stata strangolata con il suo stesso foulard e anche il suo corpo presentava segni di violenza sessuale. Al padre aveva confidato, quando era stata uccisa l’amica: “Spero che non facciano fare la stessa fine anche a me”.
Il 30 maggio 1989 sull’autostrada del Brennero viene trovata strangolata con un cordino Claudia Santachiara, mentre l’8 marzo 1990 Fabiana Zuccarini viene rinvenuta strangolata in un fosso a San Prospero, lo stesso luogo in cui poi viene trovata il 4 febbraio 1992 Anna Bruzzese, ma lei è stata uccisa con coltellate al ventre. Celebre il caso di Anna Maria Palermo, accoltellata al petto e trovata il 26 gennaio 1994 in un canale a Corlo. Chiude questa triste lista di morte il caso di Maria Abate, trovata morta nella sua casa nel capoluogo: è stata soffocata, ma il killer ha messo in atto un tentativo di staging, infilando nel suo braccio, post mortem, una siringa, per dare l’idea di un suicidio o un’overdose.
Si sospetta che a questo elenco possano aggiungersi anche due altre donne, Filomena Gnasso e Antonella Sottosanti, uccise l’una con ferite da accoltellamento e l’altra per soffocamento, rispettivamente nel 1983 e nel 1990.
In tutti questi omicidi, tranne in uno, gli effetti personali delle vittime, compresa la loro borsetta, non erano presenti sulla scena del crimine e non sono mai stati ritrovati. Su alcune vittime però è stato individuato del Dna, oltre che i segni di un tentativo estremo di difesa da parte della donna aggredita.
La speranza di nuove indagini
Da tempo i parenti di Palermo chiedono una riapertura delle indagini, sostenuti dalla legale
Barbara Iannuccelli, la quale avrebbe elaborato, carte alla mano, una tesi sul Mostro, che pare somigli a quella sostenuta in passato da un giornalista della Gazzetta di Modena, Pierluigi Salinaro.