«Lui ha estratto l'arma e ha mirato, io ho preso la pistola e ho sparato puntando alla sagoma». Il poliziotto indagato per omicidio volontario per aver colpito e ucciso con un proiettile alla testa due sere fa a Rogoredo un marocchino di 28 anni, nel corso di un controllo anti spaccio con altri cinque agenti, ieri durante l'interrogatorio ha raccontato di aver sparato «per reazione» istantanea, spaventato. Si è scoperto dopo che l'arma puntata dal pusher era una riproduzione a salve. L'agente, di circa quarant'anni, ha almeno vent'anni di servizio alle spalle, da tempo in forze al commissariato Mecenate. Il colpo sarebbe partito da circa 30 metri di distanza. La vittima, Abhderraim Mansouri, marocchino di 28 anni, aveva precedenti per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e altro ed era ritenuto uno dei capi dello spaccio a Rogoredo. Il 28 agosto 2016, cercando di sfuggire a un controllo, aveva cercato di strappare l'arma a un carabiniere e il militare aveva subito lesioni. I sindacati difendono l'agente e rifiutano la contestazione dell'omicidio volontario. «Siamo basiti - afferma il segretario generale Fsp Polizia di Stato Valter Mazzetti -, sembra che si presuma che il poliziotto sia andato in servizio per uccidere, un'impostazione a dir poco preoccupante. Mentre rivolgiamo la solidarietà al collega indagato, ripetiamo che nutriamo massimo rispetto per la magistratura, con cui collaboriamo lealmente, ma ci pare il minimo ricordare quale sia il fondamento del servizio prestato da donne e uomini in divisa: difendere legalità e sicurezza, difendere le istituzioni e le persone, difendere anche l'incolumità propria e dei propri colleghi, ma mai uccidere volontariamente». É «assurdo - conferma il segretario Fsp Milano Giuseppe Camardi - percepire una presunzione di colpevolezza verso i coraggiosi chiamati a fare un lavoro ormai insostenibile, continuamente messi sotto pressione con le sacrosante richieste di sicurezza che arrivano da ogni angolo del Paese, salvo poi essere scaricati e massacrati quando accade qualcosa che va storto». Il segretario del sindacato Coisp Domenico Pianese puntualizza che durante un'operazione «in una delle zone più difficili della periferia milanese, un uomo armato ha continuato ad avanzare nonostante gli fosse stato intimato più volte di fermarsi e gettare la pistola. Gli agenti hanno agito per tutelare la propria vita e quella degli altri, nel pieno rispetto della legge. Aprire un fascicolo per omicidio volontario è assurdo e profondamente fuorviante». Anche se «non cerchiamo lo scudo».
Lo «scudo penale» per le forze dell'ordine è invece una priorità per la Lega. Nel nuovo pacchetto sicurezza, ha spiegato il vicepremier Matteo Salvini, è prevista una norma che «eviti che gli agenti vengano automaticamente indagati dopo essersi difesi». Ieri ha incontrato a Milano il questore Bruno Megale e il prefetto Claudio Sgaraglia ribadendo «totale stima e solidarietà nei confronti delle forze dell'ordine» e «attenzione affinchè la città sia sempre più presidiata da uomini e donne in divisa». Il sindaco Beppe Sala ieri ha detto di «non essere favorevole allo scudo penale, ma va capito il contesto. Nessuno di noi sia giudice, bisogna capire bene la dinamica e le responsabilità andranno verificate», ma sottolinea che «l'agente che ha sparato non era uno di primo pelo, aveva esperienza, eppure queste cose succedono. Ha visto l'altro impugnare una pistola e ha sparato, non l'ha fatto a bruciapelo ed era a un po' di metri di distanza». Piuttosto rimarca che «la droga continua a circolare ovunque, nel tempo abbiamo liberato il famigerato boschetto ma non è che questa società riesca a liberarsi del fenomeno, credo ci sia troppa tolleranza rispetto ai crimini commessi, agli spacciatori viene dato un avviso e una denuncia a piede libero e vanno avanti.
Da uomo di sinistra dico che è necessaria più severità rispetto a chi vende morte». Per il governatore Attilio Fontana «sicuramente si deve dare una tutela ai nostri poliziotti» e «l'evento in sé per sé sembrerebbe un caso tipico di legittima difesa».