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"Quello scontrino non è mio". Olindo dal carcere lancia nuovi sospetti

Il netturbino condannato all'ergastolo per la Strage di Erba si dichiara innocente e contesta una delle prove che lo hanno portato in cella

"Quello scontrino non è mio". Olindo dal carcere lancia nuovi sospetti

«Quello scontrino del McDonald’s non è mio». Olindo Romano dal carcere di Opera lancia nuove accuse agli inquirenti che lo hanno fatto condannare all’ergastolo per la Strage di Erba assieme alla moglie Rosa Bazzi. Stasera alle Iene dalle 21.15 su Italia 1 verrà trasmessa una lunga intervista al netturbino condannato con la consorte per la mattanza dell’11 dicembre 2006, quando nella palazzina di Via Diaz a Erba morirono Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini mentre il marito della donna Mario Frigerio sopravvisse miracolosamente alla coltellata alla gola grazie a una malformazione alla carotide. Decisivo fu il suo riconoscimento, tardivo e probabilmente condizionato da interrogatori e domande assertive poste dal maresciallo dei carabinieri Luciano Gallorini, come dicono illustri luminari della materia.

Alle discutibili prove decisive per quella condanna, oltre a una macchia di sangue repertata come contaminata ed esaminata come «pura» che conteneva il sangue della Cherubini (di cui non esistono foto) e alle confessioni strampalate e prive di riscontri scientifici, ora si aggiungerebbe lo scontrino del McDonald’s di Como delle 21.37/21.45, decisivo secondo i magistrati della Procura di Como per collocare i due coniugi lontano dalla scena del delitto in tempo per sfuggire all’arrivo dei soccorritori, consumare un breve pasto e tornare alla corte di via Diaz. Ma secondo le Iene, l’orario dello scontrino corrisponderebbe a quello del loro effettivo ritorno a Erba, come dicono a distanza di quasi vent’anni alcuni testimoni oculari e i metadati delle foto di quella sera.

Studiando per la prima volta con attenzione lo scontrino della cena che i coniugi consumarono al Mc Donald’s la sera della strage solo oggi Olindo, convinto di essere vittima di un clamoroso errore giudiziario, si sarebbe accorto di un dettaglio potenzialmente rivoluzionario e l’ha rivelato a Max Andreetta, l’inviato delle Iene che ha intervistato Olindo a distanza di otto anni dall’ultima intervista di Antonino Monteleone.

«Avevano bisogno di condannare qualcuno, hanno indagato solo su di noi», dice Olindo alle Iene, convinto che è ancora possibile un nuovo processo di revisione nonostante il no della corte di appello di Brescia, che ha respinto l’istanza di revisione presentata sia dai legali sia dall’ex sostituto procuratore generale di Milano, Cuno Jakob Tarfusser, che contro la mancata revisione ha presentato una denuncia per «falso ideologico e materiale» contro i giudici bresciani, la Cassazione e il Pg Guido Rispoli: «Non sono mica stupidi quelli. Se si sono letti le carte, hanno capito tutti questi errori. Però non volevano prendersi la patata bollente. Così passa un altro po’ di tempo finché ripresentano un'altra istanza e ce ne stiamo tranquilli. Ma prima o poi torniamo lì. Prima o poi», è la replica di Olindo.

«Tu hai confessato convinto di poter stare in carcere con Rosa?», gli domanda l’inviato delle Iene, e Olindo risponde convintamente “Sì. Tutto questo l’ho fatto per amore”. Nonostante gli anni passati lontani dice: «Penso ancora a Rosa, la sento per telefono due volte a settimana. Non abbiamo molto da raccontarci, con la vita che faccio qui dentro e lei a Bollate, ma ci vogliamo ancora bene».

Quando l’inviato gli domanda se abbiano programmato di vedersi quando potranno godere di una maggiore libertà Olindo risponde: «Programmi non ne abbiamo ancora fatti prima ci devono dare i permessi, poi facciamo i programmi». Poi arriva la parte più clamorosa dell’intervista, quando l’inviato Max Andreetta analizza insieme a Olindo Romano lo scontrino attribuito alla cena che i coniugi avrebbero fatto al Mc Donald’s la sera della strage, e che secondo gli investigatori sarebbe stato alla base del loro finto alibi.

Da tempo Le Iene hanno messo in fila su quello scontrino una serie di anomalie, a partire dall’orario in cui fu battuto, le 21.45: a quell’ora diverse persone sostengono di averli visti nelle corte di via Diaz, dove si consumò il massacro, e ci sono dei filmati che li ritraggono insieme ad alcuni di questi testimoni.

Come è possibile, pertanto, che lo scontrino li collochi invece a circa 14 km di distanza a ordinare una cena che dovevano ancora consumare?
Quello scontrino, che i carabinieri sostengono di aver sequestrato la sera della strage alla coppia insieme ai panni della lavatrice e a un cerotto, incredibilmente non compare nel verbale del sequestro. Comparirà solo quattro giorni più tardi in un rapporto di Gallorini, comandante della stazione di Erba. Che la scorsa settimana, infastidito, ha aggredito Andreeta e la troupe delle Iene.

A precisa domanda se Olindo ricorda se i carabinieri fecero un verbale di questo sequestro risponde: «Credo l’abbiano messo via così, in tasca». Anche le pietanze riportate sullo scontrino non tornerebbero: Olindo, interrogato la sera della strage, disse che lui aveva mangiato un menù con panino, e Rosa solo un panino, e Rosa verrà intercettata mentre dice che quella sera aveva mangiato solo mezzo panino. Ma su quello scontrino il panino di Rosa non c’è e ci sono invece dei gamberi che Olindo sostiene che la moglie non abbia mai ordinato. Ma l’attenzione di Olindo Romano si sofferma su un altra voce, che mai era stata considerata dagli autori e dagli inviati del programma: il caffè espresso.

Olindo Romano, leggendola, salta sulla sedia, sopraffatto da una genuina sorpresa e sbotta: «L’espresso non torna! Io andavo al Mc Donald’s anche per la cosa buonissima che facevano, il caffè lungo all’americana. Io prendevo solo quello al Mc Donald’s. È la prima volta che vedo questo scontrino da vicino e l’espresso è impossibile che sia il mio. L’espresso non esiste. Mi sa che questo non è lo scontrino che gli ha dato Rosa, non è il nostro scontrino, non so come ci sia finito lì».

Quando l’inviato Max Andreetta fa notare a Olindo che la circostanza che sostiene presupporrebbe l’esistenza di un presunto falso negli atti, dichiara: «Adesso salta fuori anche questo, dopo vent’anni! Io sarei mai andato pensare una cosa simile?».

Dopo Garlasco, l’ombra dell’errore giudiziario in questi anni si è allungata anche sulla strage di Erba. Che cosa farà la magistratura rispetto alle accuse di Olindo e all’esposto di Tarfusser? Erba è ancora un vaso di Pandora da non riaprire?

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