"Cosa succederà tra 2 settimane". La previsione choc del virologo

Spaventa il rischio di un collasso imminente delle terapie intensive. E all'orizzonte si riaffaccia la possibilità di una chiusura delle Regioni

''Se continua così, in 2-3 settimane dovremo chiudere i confini regionali''. A dirlo è il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore Direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, oltre che Ricercatore Confermato in Igiene Generale ed applicata all’Università degli Studi di Milano. ''Sulla base dell'andamento dei contagi, e il superamento di una soglia di 7-8 mila casi al giorno, c'è il rischio che tra qualche settimana ci sarà una saturazione delle terapie intensive al 50-60%", spiega nel corso di un'intervista al quotidiano Il Messaggero.

Siamo ad un passo da un nuovo lockdown?

Una risposta netta, chiara e di attendibilità incontrovertibile, al momento, non c'è. Fatto sta che i dati dell'epidemia fine a sé stessi, ovvero in assenza di una spiegazione razionale, rischiano di profilare uno scenario catastrofico alla stregua dei ''mesi caldi'' dell'emergenza sanitaria. Un incremento dei contagi, specie nelle ultime dieci settimane, è evidente. Lo conferma l'ultimo report dell'Iss sul monitoraggio dell'infenzione Sars-Cov-2 relativo al periodo 28 settembre - 4 ottobre 2020 pubblicato alla data del 9 ottobre (qui il documento in forma estesa). Ma prima di gridare all'Apocalisse è bene chiarire che l'eventualità di una imminente chiusura dei confini regionali, esclusa la volontà dei singoli governatori ad attuare misure stringentissime, non c'è. ''Questa soluzione rientra fra le prime da attuare in una condizione in cui nelle strutture sanitarie ricoveri e terapie intensive cominciano ad essere in difficoltà. - spiega Pregliasco - La decisione non deve essere vissuta con preoccupazione da parte dei cittadini ma come neccessità, opportunità, e responsabilità per sé e per la comunità di cui si fa parte''.

Indice Rt per sopra l'1 per 13 Regioni

L'ultimo flusso Iss rileva, per la decima settimana consecutiva, l'incremento dei contagi con un’incidenza cumulativa negli ultimi 14 gg di 44,37 per 100.000 abitanti (periodo 21/9 - 4/10) (vs 34,2 per 100.000 abitanti nel periodo 14/9 - 27/9). I dati evidenziano, altresì, che ci sono 12 Regioni con un indice Rt sopra l’1 mentre, per le restanti 17 il rapporto tra i contagiati attuali e quelli potenziali resta comunque sotto la soglia di allerta. Di fatto, i numeri scongiurano la necessità di un blocco nazionale suggerendo, invece, soluzioni locali di contenimento della trasmissione virale. ''Bisogna prepare questo aspetto, fare in modo che sia ragionevole - precisa il virologo - È possibile attuare un blocco immaginando un meccanismo che permetta con giudizio di tener conto delle esigenze dei singoli, rispetto a situazioni particolari. Occorre per questo prevedere una ridistribuzione organizzata e mirata, piuttosto che uno spostamento di persone casuale e soggetto a rischi di assembramento''.

Le terapie intensive sono a rischio collasso?

Il focus del monitoraggio Sars-Cov-2 orbita imprescindibilmente attorno al dato delle terapie intensive. La domanda è: c'è il rischio di un collasso imminente? Dall'ultimo report dell'Iss si osserva un notevole carico dei servizi territoriali ''che va monitorato per i suoi potenziali riflessi sui servizi assistenziali''. Ad oggi, infatti, l'occupazione delle terapie intensive, come ben riporta il quotidiano Sanità, resta sotto la soglia del 30%, ben lontana dalla saturazione. Tuttavia, una preoccupazione per ''l'effetto cumulo'' dei reparti TI è più che ragionevole dal momento che la durata di degenza in terapia intensiva per un paziente Covid è approssimativamente di 20 giorni. Ciò significa che, a fronte di una disponibilità limitata di posti letto e con un aumento costante di ricoveri, è chiaro che la capacità di ospedalizzazione si ridurebbe molto rapidamente. Secondo la previsione di Pregliasco, il rischio di un collasso delle strutture sanitarie, è da mettere in conto tra 2/3 settimane: ''Credo tra due tre settimane di tempo, sulla base dell'andamento dei contagi e il superamento di una soglia di 7-8 mila casi al giorno, ma soprattutto di una saturazione delle terapie intensive superiore al 50-60 per cento''.

Sorveglianza attiva

Per scongiurare il rischio di un contagio massivo, specie tra Regioni contingue, occorrerà innalzare il livello di ''sorveglianza attiva delle persone con una eventuale esecuzione di test sierologici o di tamponi. - spiega il virologo -Il tampone è un'istantanea, quindi se è negativo mentre parti, poi magari diventi positivo più avanti. E poi non possiamo avere questo monitoraggio, dovremmo fare tamponi ogni giorno. Serve invece mantenere traccia dello spostamento delle persone, e a distanza di 14 giorni predisporre un'esecuzione del tampone''. Quindi se ci si sposta, per esempio dalla Campania, che bisogna fare? ''La Asl di residenza, che è la struttura istituzionale che deve curare la salute dei cittadini, dovrebbe essere informata dello spostamento per poter poi scambiare questa informazione con la Asl del territorio in cui si andrà. Solo così si può attuare una misura di sorveglianza, predisporre la verifica di una situazione clinica e l'eventuale esecuzione di un test''.

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