Col booster o senza vaccino: cosa cambia per chi è ricoverato

Fino a 49 volte più alto il rischio ospedalizzazione tra un no vax over 65 e chi ha ricevuto tre dosi di vaccino. 44 volte più alto, invece, nella fascia 50-64: ecco il risultato di tre studi americani anche per le altre fasce

Col booster o senza vaccino: cosa cambia per chi è ricoverato

Le terze dosi, o booster, dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna non solo prevengono i contagi della variante Omicron del Covid, ma sono efficaci nell'impedire che le persone contagiate con la variante siano costrette al ricovero in ospedale. Ecco i dati che giungono dagli Stati Uniti e anche dall'Italia con l'ultimo Report a cura dell'Istituto Superiore di Sanità.

L'evidenza degli ultimi dati

È quanto indicato dai dati resi noti dal Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) degli Stati Uniti. Come si legge sulla pubblicazione appena effettuata, le dosi booster dei due vaccini mostrano un'efficacia del 90% contro le ospedalizzazioni causati dalla variante e sono particolarmente efficaci nella fascia d'età over 50. In generale, i nuovi dati indicano una maggiore efficacia dei vaccini contro la variante Delta rispetto ad Omicron che, secondo gli studi di laboratorio, sarebbe parzialmente in grado di aggirare la risposta immunitaria dell'organismo.

Come riportato dalla Cnn, lo studio dei Cdc hanno esaminato quasi 88mila ricoveri in 10 Stati: il potenziamento del sistema immunitario con la terza dose è stato efficace al 90% nel prevenire i ricoveri durante tra dicembre e gennaio quando Omicron era già la variante dominante. In confronto, con due soli dosi l'efficacia si attesta al 57% dopo sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale. "Penso che la terza dose conferisce davvero una protezione solida e migliore", ha affermato William Schaffner, un consulente dei Cdc di lunga data che non è stato coinvolto negli studi.

Ricoveri: 49 volte più alti nei no vax

Le analisi del governo americano si basano, complessivamente, su tre studi pubblicati e validati: l'altra scoperta, ma era abbastanza scontato, è che i non vaccinati over 65 hanno una probabilità 49 volte maggiore di finire in ospedale infettati dal Covid-19 rispetto a chi ha effettuato tutte e tre le dosi. Invece, per gli adulti non vaccinati tra 50 e 64 anni, il rischio ospedalizzazione è 44 volte più alto rispetto ai triplamente vaccinati come riportato dal The Guardian. Nella fascia compresa tra 18 e 49 anni, invece, la probabilità di finire in ospedale è 12 volte maggiore mentre gli adolescenti non vaccinati di età compresa tra 12 e 17 anni hanno una probabilità nove volte maggiore di essere ricoverati in ospedale rispetto alle loro controparti completamente immunizzate. È chiaro che si parla di organismi totalmente "scoperti" contro il virus rispetto a chi ha stimolato tre volte il sistema immunitario nel saper riconoscere il "nemico". Anche in questo caso, la popolazione non vaccinata più a rischio è quella degli over 50. "Vaccinatevi il prima possibile", è l'invito dei Cdc.

Ecco i dati Iss

In Italia, invece, ai no vax va ancora peggio: il tasso di ricoveri in terapia intensiva per gli over 12 è di 31,3 casi ogni 100mila per i non vaccinati, circa 39 volte più alto rispetto ai vaccinati con dose booster che registrano un tasso di 0,8 ogni 100mila. Il tasso di ospedalizzazione standard è di 248,5 ricoveri ogni 100mila abitanti non vaccinati contro 20,8 ricoveri per 100mila vaccinati con dose booster (circa 12 volte più alto). Il tasso di mortalità è di 52,9 decessi ogni 100mila nei non vaccinati over 12 contro un tasso di 1,6 per i vaccinati con booster, circa 33 volte più alto. Sono questi i dati appena pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità.

Booster per Omicron

Guardando i dati di 25 dipartimenti sanitari statali e locali, i ricercatori del Cdc hanno scoperto che tra coloro che hanno ricevuto il booster, si manifestavano circa 149 casi settimanali ogni 100mila persone; per coloro che avevano solo due dosi, invece, i casi erano 255 ogni 100mila persone, a testimonianza che la terza dose, seppur di un vaccino non tarato per Omicron, protegge e previene forme gravi di malattia. Infine, un altro studio pubblicato il 21 gennaio sulla rivista medica Jama, ha mostrato che il richiamo ha aiutato a prevenire che le persone si ammalassero con Omicron: lo studio condotto su poco più di 13mila casi della nuova variante negli Stati Uniti, ha rilevato che le probabilità di sviluppare un'infezione sintomatica erano inferiori del 66% per le persone che erano state potenziate rispetto a quelle che avevano ricevuto solo due iniezioni.

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