"Altro che Diavolo...": la verità sulle "Bestie di Satana"

C'era davvero il satanismo dietro i delitti compiuti dalle Bestie di Satana? "Ce n'era una piccola quantità", secondo Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani, autori di un nuovo libro sul tema

"Altro che Diavolo...": la verità sulle "Bestie di Satana"

Satanismo, riti e delitti. Furono questi, in tribunale, gli ingredienti degli atti commessi dalle Bestie di Satana, il gruppo venuto alla luce nel 2004, responsabile di quattro delitti. A rivelarne l'esistenza fu Andrea Volpe, uno dei membri, che fece i nomi di Paolo Leoni, Nicola Sapone, Pietro Guerrieri, Mario Maccione, Marco Zampollo, Eros Monterosso e Massimiliano Magni. I primi due omicidi compiuti dalle Bestie di Satana furono quelli di Fabio Tollis e Chiara Marino, uccisi in un bosco di Somma Lombardo nel 1998. A questi seguirono il suicidio indotto di Andrea Bontade nel 1998 e l'omicidio di Mariangela Pezzotta nel 2004. Al tempo si ritenne che dietro i delitti si nascondesse il satanismo e che la setta avesse agito per compiere dei rituali. Convinzioni messe in dubbio da Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani, autori del libro "Bestie di Satana. Storie di omicidi e demoni", che hanno ricostruito gli eventi. A raccontarlo è Fabio Sanvitale, che con Giornale.it ripercorre l'indagine effettuata per mettere insieme i pezzi degli atti compiuti dal gruppo delle Bestie di Satana: "Noi lo definiamo gruppo, perché ci siamo resi conto che non aveva le caratteristiche di una setta".

Perché siete andati a ripescare la vicenda delle Bestie di Satana?

"È una faccenda che abbiamo trovato molto interessante, ci incuriosiva il fatto che al tempo fossero stati riportati molti luoghi comuni. Ma noi avevamo la sensazione che tutta la storia andasse raccontata di nuovo in maniera diversa, perché la narrazione fatta all'epoca dai mezzi di informazione era intrisa da una mezza tonnellata di luoghi comuni. ​Allora siamo partiti dagli atti processuali, abbiamo cercato di rimetterli insieme, perché siamo convinti che lì ci sia la base di tutto: non ci piace fare libri partendo da quelli degli altri".

Di quali luoghi comuni parla?

"Per esempio, venne esaltato il ruolo del satanismo all'interno di questa storia, che secondo noi conta molto meno come movente per i delitti. A quei tempi si era arrivati a vedere il satanismo un po' dappertutto, sulla scorta di due decenni (gli anni '70-'80) in cui negli Stati Uniti era stata fatta questa operazione. Poi questa ondata satanista è arrivata anche in Italia, negli anni '90-2000".

E c'era davvero il satanismo dietro tutti gli omicidi?

"Ce n'era una piccola quantità. Solamente i primi due delitti sembrerebbero ricollegarsi al satanismo, ma in realtà analizzandoli attentamente ci siamo resi conto conto che di satanista non c'è nulla, ma ci sono moventi diversi per ognuno dei responsabili. Quella notte non ci fu nessuna ritualità e stando alle fasi lunari non era nemmeno presente la luna nera. Noi siamo andati anche nel bosco di Somma Lombardo (quello dove vennero ritrovati i corpi di Fabio Tollis e Chiara Marino, ndr), che ora è molto cambiato, e non c'era alcun elemento riconducibile al satanismo. Inoltre abbiamo riesaminato una serie di ulteriori delitti attribuiti a questo gruppo, ma non c'è nessun collegamento. Pensiamo che si creò una vera e propria isteria sull'argomento, tanto che il pm dichiarò pubblicamente di avere un crocifisso in tasca durante la requisitoria finale. Non c'è dubbio che i condannati siano responsabili, ma pensiamo che il fenomeno venne sopradimensionato e si è visto molto di più di quello che c'era".

Quale fu quindi il vero movente dei delitti?

"Per quanto riguarda gli omicidi di Fabio Tollis e Chiara Marino ci furono moventi diversi per ogni membro del gruppo: per qualcuno si trattò del desiderio di provare un'emozione nuova, di uscire dalle regole e di offendere e dissacrare, per qualcun altro della voglia di vendetta. Quella notte ognuno di loro aveva un movente diverso. Quello di Sapone è il meno chiaro: sembra avere un conto personale con le vittime, o forse era un modo per entrare nel gruppo e dimostrare il proprio valore, facendo vedere fino a che punto era in grado di arrivare. Per quanto riguarda il secondo e il terzo delitto invece si trattò da una parte di una vendetta e dall'altra dello spunto omicida di un tossico che voleva dei soldi".

Esisteva davvero il cosiddetto terzo livello?

"Il concetto di terzo livello nacque da alcune dichiarazioni di Andrea Volpe, che vi fece riferimento sostenendo si trovasse a Torino e che avrebbe agito dando degli ordini. Sono riferimenti molto vaghi e nessuno sa dire niente di più. Devo dire che non è emerso assolutamente nulla a dimostrazione dell'esistenza di questo terzo livello e, se ci pensiamo bene, sembra sia un modo per rendere ancora più misterioso e pericoloso tutto quanto. Secondo noi, il riferimento è stato fatto da Volpe per accreditarsi con i magistrati, poi questo dettaglio ha preso piede perché era molto affascinante, ma non venne mai dimostrato. D'altronde quale gruppo di adulti potrebbe commissionare omicidi a un gruppo di tossici, con quale livello di affidabilità?".

Quale tra le cose che avete scoperto vi ha colpito di più?

"Ci ha colpito molto la quantità di menzogne che alcuni di loro è stato in grado di ripetere nel corso degli anni, vendendo una visione preconfezionata dal gruppo denominato Bestie di Satana, per alcuni allo scopo di rimanere visibili, per altri di ingarbugliare la realtà per uscirne col minor danno possibile. Mario Maccione fu il meno attendibile di tutti, nel senso che le sue dichiarazioni cambiano in continuazione: furono una forma di confusione, più che una forma di chiarificazione di quello che è successo nella realtà".

C'è già un altro caso a cui sta lavorando con Armando Palmegiani?

"Sì, inizieremo a lavorare a un nuovo libro ma non diciamo mai l'argomento prima. Posso dirle che si tratterà di tre storie che per la prima volta ci porteranno fuori dall'Italia. E sarà una tematica, non un caso".

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