Zero protezioni e cibo a rischio: occhi puntati sui rider

Senza mascherine e senza guanti, molti rider non hanno ricevuto nemmeno indicazioni precise per garantire la sicurezza personale e dei clienti: un problema non da poco in tempi di coronavirus

Anche il decreto sul contenimento del coronavirus parla chiaro: è possibile, per gli esercizi commerciali impegnati nel campo della ristorazione, rimanere aperti solo per il servizio da asporto.

E dunque, soprattutto negli orari di cena, sono in tanti a prenotare il cibo che verrà poi consegnato direttamente a casa. Con il virus in agguato, questa scelta viene ritenuta anche la più sicura: si evita di uscire, si evita di aspettare il proprio turno in fila in qualche panificio od in un supermercato. Ma in realtà sono in tanti, soprattutto nelle grandi città, a denunciare più di un’incognita.

Chi garantisce infatti sulla sicurezza dei rider? Questi ultimi sono coloro che, con le biciclette od i motorini, girano per tutto il giorno per effettuare le consegne a domicilio. Nei primi giorni in cui è entrato in vigore il decreto del governo con le misure restrittive, non sono mancate denunce sui social e sui media del fatto che molti rider non hanno guanti o mascherine.

Su Facebook il 10 marzo scorso un video ha mostrato come a Torino, poco prima dell’inizio delle consegne, si sia creato un assembramento di lavoratori in attesa di iniziare il turno. In pochi, a giudicare dalle immagini, sembravano avere almeno le mascherine.

Un’accusa precisa è stata lanciata, sempre su Facebook, dalla pagina “Deliverance Project”: qui in tanti, tra gli stessi rider, hanno denunciato di non aver ricevuto né dotazioni di sicurezza e né precise indicazioni. Mandati insomma allo sbaraglio in una città chiusa per l’epidemia da Covid-19, senza alcuna protezione.

“La legge parla chiaro, la salute del lavoratore viene prima delle esigenze produttive – ha dichiarato l’avvocato Giulia Druetta – in una situazione così caotica ci sono datori di lavoro con poco senso civico che stanno approfittando per fare dei guadagni”.

“Si tratta di multinazionali con bilanci miliardari – ha proseguito l’avvocato – e sedi in tutta Europa che mostrano un atteggiamento inumano inaccettabile. I controlli ci sono ma è anche vero che le forze di polizia e i vari organi deputati sono impegnati in questa emergenza sanitaria. Piuttosto mi chiedo cosa stia facendo l’Inail”.

A rischiare sono sia i rider che i cittadini che ordinano cibo a domicilio. Se chi consegna è infettato, il cliente rischia di contrarre il Covid-19 e viceversa ovviamente. Una situazione quindi che non può essere presa sottogamba nel delicato contesto attuale.

Le situazioni sopra descritte non riguardano solo Torino, bensì tutte le città italiane dove il servizio garantito dai rider è molto diffuso. Ed oltre al fatto che in servizio spesso chi fa questo mestiere non riceve alcuna dotazione, sulla sicurezza c’è anche un’altra circostanza da valutare: i rider spesso sono migranti ospitati nei centri di accoglienza.

Così come raccontato in questo articolo su IlGiornale, proprio sulla situazione riguardante tali strutture si sono addensate diverse ombre da quando sono scattate le misure restrittive per il contenimento del virus. In molti centri non è possibile far rispettare i divieti di assembramento, i migranti dormono in stanze assieme a più persone, difficile far applicare le norme sul distanziamento sociale. E nelle ultime ore si sono verificati alcuni contati al loro interno.

A maggior ragione dunque, quello dei rider potrebbe rappresentare un problema non indifferente. Si tratta di una categoria autorizzata a lavorare, ma le cui condizioni di sicurezza sotto il profilo del contenimento del virus non sempre sono garantite. E da più parti adesso viene chiesto al governo di intervenire al più presto.

Intanto l'azienda Deliveroo, una delle principali del settore, ha inviato poche ore fa una nota in cui ha annunciato di aver preso dei provvedimenti a seguito dell'emergenza coronavirus: "Da oggi il ritiro e la consegna di tutti i piatti ordinati su Deliveroo saranno senza contatto - si legge - Abbiamo preso questa decisione per salvaguardare la tua sicurezza e quella di tutti i rider e i ristoranti partner in Italia, visto il continuo evolversi dell'epidemia di COVID-19".

"Abbiamo preso ulteriori precauzioni - prosegue la nota - e chiesto a tutti i nostri ristoranti partner di rendere senza contatto anche il ritiro dei piatti da parte dei rider. Abbiamo anche inviato loro del materiale da esporre presso il locale per informare tutti riguardo alle nuove misure di sicurezza intraprese, in modo che possano capirle e rispettarle a loro volta. Siamo in contatto con tutti i rider per informarli che da adesso ogni ordine dovrà essere consegnato ai clienti senza alcun contatto ravvicinato con loro".

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