"Mancano 600 milioni...". Aifa inchioda le Big Pharma che non pagano

Pubblicati i dati relativi al payback del 2019. Tante le aziende che non hanno provveduto ai rimborsi: ancora niente da Novartis e Janssen, mentre Pfizer ha restituito solo il 66%

"Mancano 600 milioni...". Aifa inchioda le aziende che non pagano

Lo scorso 15 settembre sono stati resi pubblici da Aifa i dati relativi al payback del 2019, in cui vengono riportati quei versamenti effettuati per il saldo della spesa farmaceutica. La normativa vigente prevede infatti che le aziende debbano ripianare l'eccedenza dei costi, in caso di superamento del tetto stabilito a livello nazionale.

Dal documento dell'Agenzia italiana del farmaco è tuttavia emerso che alcune case farmaceutiche sono ancora in ritardo con i pagamenti (all'appello mancano ben 604 milioni), e nei loro confronti sono stati già aperti dei contenziosi. La Novartis, ad esempio, non avrebbe ancora versato niente, mentre Roche ha onorato il proprio impegno. Male Janssen, che non ha ancora saldato, mentre Pfizer sta nel mezzo, avendo pagato solo circa due terzi della cifra attesa. Insomma, grossi guadagni, ma scarsa celerità quando si parla di attenersi agli accordi, accordi che avrebbero dovuto essere rispettati entro il termine del 30 giugno scorso. Di quel miliardo e 361 milioni che avrebbero dovuto tornare allo Stato manca ancora un bel 44%.

Il meccanismo del payback

Cos'è il payback? Si tratta di un sistema, introdotto nell'ormai lontano 2007, che ha lo scopo di garantire allo Stato un contributo da parte delle aziende in caso di superamento del tetto previsto per le spese di carattere farmaceutico. Ogni anno, infatti, ben 14,85% del fondo sanitario nazionale viene impiegato per l'acquisto di medicinali. Parliamo, dunque, di un budget suddiviso in due parti, che viene da un lato impiegato per i farmaci distribuiti sul territorio, dall'altro per i prodotti acquistati dagli ospedali. Nel primo caso, difficilmente si sfora il tetto di spesa, ma lo stesso non si può dire per il secondo. In caso di superamento dei fondi a disposizione, a doversi occupare del saldo sono da una parte le aziende farmaceutiche, che devono restituire il denaro alle casse dello Stato, dall'altra le Regioni.

Per quanto riguarda il 2019, un 7% del tetto è stato destinato ai medicinali per le farmacie, mentre il restante 7,85% a quelli acquistati dagli ospedali. Il saldo da parte delle aziende farmaceutiche sarebbe dovuto arrivare entro il 30 giugno. Per il 2019, lo Stato aveva messo a disposizione 7,84 miliardi per i farmaci ospedalieri, ma la spesa è stata di gran lunga superiore. Tante, tuttavia, le aziende che non hanno rispettato i termini. "Su un totale di 156 aziende destinatarie dell'onere di ripiano, a fronte di un importo complessivo di ripiano per l'anno 2019 pari a euro 1.361.431.242,46 , risulta versato l'importo di euro 757.226.116,07, corrispondente al 56% del totale richiesto", ha infatti comunicato Aifa.

Accordi e guadagni

Si tratta della prima volta che l'Agenzia italiana del farmaco decide di pubblicare i dati relativi ai pagamenti. Dai numeri si capisce quanto siano enormi gli introiti di alcune aziende farmaceutiche, che tuttavia "faticano" a rispettare gli accordi. Oltre ai medicinali venduti agli ospedali, le grandi case farmaceutiche incassano anche i guadagni delle vendite alle farmacie, sia per i farmaci passati dallo Stato che per quelli acquistati dai pazienti. Non solo. Altro denaro arriva dai medicinali innovativi e dai vaccini.

Novartis non ha ancora pagato i 139 milioni previsti, dovendo corrispondere il 10,2% dello sforamento. Ciò significa, come spiegato da Repubblica, che nel 2019 l'azienda ha guadagnato più di 790 milioni dei 7,8 miliardi messi a disposizione dallo Stato. Ha onorare gli impegni è stata invece Roche, che ha restituito 110 milioni (ne consegue che nel 2019 l'azienda aveva intascato circa 624 milioni).

Janssen, che non ha ancora onorato l'impegno, deve ancora 74 milioni allo Stato, dopo aver guadagnato 420 milioni nel 2019. Pfizer, invece, ha per ora restituito solo il 66% dei 70 milioni previsti: nel 2019, ha incassato 397 milioni. Passando a Bayer, l'azienda ha versato i 52 milioni previsti (nel 2019 ne aveva guadagnati 295). A rispettare gli accordi anche AstraZeneca, che ha restituito 34 milioni, dopo averne intascati 195.

La replica di Farmindustria

"Credo che il mancato versamento di tutto il payback sia dovuto al fatto che ci sono dei ricorsi sulle metodologie di calcolo delle quote", ha dichiarato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. "Il Tar si esprimerà il 23 ottobre. A quel punto i giudici fisseranno quanto realmente dovuto".

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