"Siamo noi i responsabili". L'attentato in volo rimasto senza giustizia

Il 23 giugno 1985 un volo della compagnia aerea Air India esplode nei cieli irlandesi, provocando la morte di più di 300 persone e passando alla storia come il secondo attentato più grave dopo le Torri Gemelle. A causare la strage una bomba collocata da terroristi indiani di religione Sikh

Screen YouTube via Air Documentaries
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Il 23 giugno 1985 un Boeing 747 della compagnia Air India decolla da Montreal, Canada, diretto a Delhi, India. Il lungo viaggio prevede una fermata intermedia all'aeroporto di Heathrow, Londra. Ma mentre sta sorvolando i cieli irlandesi, il velivolo esplode a causa di una bomba, provocando il decesso di tutte le 329 persone presenti a bordo. L'esplosione del volo Air India 182 viene ricordata ancora oggi come il più grave attacco terroristico mai avvenuto, prima di quello delle Torri Gemelle nel 2001.

La sparizione del Boeing dai radar

La mattina del 23 giugno 1985 dall’aeroporto internazionale Montreal-Mirabel parte il volo Air India 182 diretto a Delhi. Il volo procede senza intoppi, ma alle 7.14 il controllo del traffico aereo perde improvvisamente il collegamento con il Boeing. Gli operatori tentano allora un contatto visivo grazie ai velivoli che in quel momento stanno volando nei pressi del Boeing, ma senza successo. Dov’è finito il volo 182, dal quale non era partito alcun mayday prima di sparire dai radar?

L’attentato e il gruppo terroristico Babbar Khalsa

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Dopo aver dichiarato lo stato d’emergenza, alle 9.30 una nave cargo e una nave Aisling del Servizio navale irlandese ritrovarono i resti dell’aereo nell’Oceano Atlantico. I soccorritori rinvennero anche alcune delle vittime in mare, ma riuscirono a recuperarne solo 131. Il bilancio complessivo della tragedia fu di 329 deceduti, dei quali 280 indiani di nazionalità canadese, tra cui molti bambini.

Le indagini condotte sui resti rivelarono che a provocare la tremenda esplosione del velivolo a 9400 metri d’altezza fu un ordigno, collocato in una radio Sanyo modello Fmt 611 K, posto all’interno di una valigia sul volo Canadian Pacific Airlines 60, in partenza dall'aeroporto di Toronto. Il bagaglio risultava essere di un certo M. Singh, che però non si imbarcò sul volo per Delhi a causa dell’overbooking, mentre la sua valigia venne trasferita da Toronto a Montreal e imbarcata sul volo Air India 182.

Ma l'attentato al volo 182 fu solo uno dei due attacchi su scala internazionale organizzati e messi in atto quel 23 giugno. Cinquantacinque minuti dopo la scomparsa del Boeing partito da Montreal, esplose un'altra bomba, questa volta presso l'aeroporto di Tokyo-Narita, in Giappone. L'ordigno avrebbe dovuto esplodere a bordo del volo Air India 301, ma esplose a terra prima di essere caricato sull'aereo.

Screen ricostruzione YouTube via Air Documentaries

In Giappone la bomba uccise due addetti ai bagagli e ne ferì quattro. I due attacchi, sferrati quasi in contemporanea, risultarono essere una risposta degli indiani sikh canadesi, appartenenti al gruppo terroristico dei Babbar Khalsa, all’Operazione Blue Star presso il Tempio d’oro, il luogo di culto più sacro per i Sikh, dove l'anno precedente si consumò una strage. L’operazione fu ordinata dal Primo Ministro Indira Gandhi nel 1984, e aveva lo scopo di eliminare i militanti rivoluzionari Sikh. Gli appartenenti al Babbar Khalsa miravano a creare una patria indipendente per i sikh, che avrebbe dovuto comprendere la regione del Punjab tra India e Pakistan, chiamata "Khalistan".

Le indagini per assicurare i responsabili alla giustizia durarono quasi 20 anni e furono le più costose che il governo canadese abbia mai dovuto sostenere. Diversi terroristi vennero arrestati e processati negli anni, ma l'unico a essere condannato definitivamente nel 2003 fu Inderjit Singh Reyat, un membro della Federazione giovanile Sikh Internazionale, un'altra organizzazione terroristica. Reyat venne incriminato per aver fabbricato entrambe le bombe del volo Air India e dell'aeroporto Narita e dopo aver scontato 30 anni di prigione oggi è un uomo libero.

Ajaib Singh Bagri e Ripudaman Singh Malik sono gli altri due sospettati, in seguito prosciolti per l'attentato. I due Sikh di nazionalità canadese erano stati accusati di cospirazione e omicidio di massa, ma come riportato da Cbc, il giudice Josephson della Corte Suprema del British Columbia, non ritenne le testimonianze contro i due indagati attendibili, in quanto "non veritiere, inconsistenti e arrivate troppo tardi negli anni". In particolar modo, il giudice non credette a una ex fidanzata di Malik, che affermò durante il processo contro i due uomini, che Malik le avrebbe confessato: "Siamo noi i responsabili della strage dell'Air India". Josephson ritenne la testimonianza resa dalla donna non credibile.

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