Alan Kurdi va verso Marsiglia. Ma Parigi vuole rimandarla da noi

Altro che "solidarietà obbligatoria" invocata dal patto sui migranti, la Francia non vuole l'Alan Kurdi: "La accolga l'Italia"

Alan Kurdi va verso Marsiglia. Ma Parigi vuole rimandarla da noi

Altro che "solidarietà obbligatoria tra Stati membri". Altro che "allentamento della pressione migratoria sui Paesi costieri". Tutti i buoni propositi per superare il sistema Dublino, avanzati oggi dalla Commissione europea nel nuovo Patto sulle migrazioni e l'asilo, sono andati a farsi benedire non appena la prima nave carica di immigrati è stata respinta dall'Italia e si è messa a fare rotta verso il porto di Marsiglia. "Da due anni siamo sempre al fianco dell'Italia nel meccanismo di solidarietà per la gestione degli sbarchi. Le chiediamo quindi di rispondere favorevolmente alla richiesta formulata dall'Ong di attraccare nel porto sicuro più vicino", ha scandito il ministro dell'Interno francese Gérald Darmanin dimostrando, al posto della tanto sbandierata ma poco praticata solidarietà, la ferma intenzione di scaricare il problema su Roma.

L'imbarcazione in questione è (tanto per cambiare) la Alan Kurdi dell'ong tedesca Sea Eye. Partita l'11 settembre dal porto di Burriana, dove le autorità iberiche hanno "confermato" quanto già affermato dallo Stato di bandiera, la Germania, ovvero che le certificazioni e l'equipaggiamento sono regolari, la nave ha caricato nel giro di una settimana oltre 130 immigrati clandestini e ha fatto rotta verso il nostro paese per scaricarli nel porto di Lampedusa. "Queste persone sono particolarmente vulnerabili", ha scritto sui social lanciando l'sos alle autorità italiane che, proprio in quelle ore, si trovavano a dover gestire almeno 26 approdi clandestini. Gli uomini della Guardia costiera e della Guardia di Finanza erano impegnati senza sosta nelle operazioni di soccorso, mentre l'hotspot di Lampedusa, che era stato appena svuotato, aveva superato le mille presenze a fronte di una capienza di 192 posti.

Sebbene la Alan Kurdi si trovasse nella Sar di Malta, la richiesta di un porto sicuro era subito stata indirizzata a Roma, con la certezza di trovare ancora una volta le porte aperte senza problemi. L'Italia, però, non aveva dato il via libera ad entrare nel porto di Lampedusa ma, dopo aver soccorso due donne, un uomo, cinque bambini, il più piccolo dei quali ha solo cinque mesi, si era messa in contatto con il centro di controllo tedesco a Brema per "reindirizzare" la richiesta alla Germania. Dai ministeri tedeschi dei Trasporti e degli Esteri non è mai arrivata alcuna risposta. E così oggi Jan Ribbeck, comandante delle operazioni e membro del consiglio di Sea Eye, ha deciso di fare rotta verso Marsiglia, porto di scalo che solitamente l'ong usa per fare rifornimento. Il sindaco ad interim della città, Benoit Payan, si è subito detto pronto ad accogliere i 125 immigrati che si trovano a bordo. "Non lasceremo morire i naufraghi nel Mediterraneo - ha scritto su Twitter - si tratta della nostra storia, della nostra tradizione, dei nostri valori".

La solidarietà di Marsiglia non dev'essere affatto piaciuta a Parigi. In serata il ministero dell'Interno francese ha subito chiesto a Roma di accogliere la nave umanitaria tedesca. "Da due anni siamo sempre al fianco dell'Italia nel meccanismo di solidarietà per la gestione degli sbarchi - ha sottolineato - le chiediamo quindi di rispondere favorevolmente alla richiesta formulata dall'Ong di attraccare nel porto sicuro più vicino". Darmanin non ha spiegato perché il processo non possa avvenire al contrario. E cioé far sbarcare i 125 clandestini in Francia e poi ricollocare chi ne ha diritto negli altri Paesi europei e lasciare una volta tanto a Parigi il compito di rimpatriare quelli che non possono avere lo status di rifugiati. Né ha spiegato perché, nell'immaginario europeo, debba essere sempre l'Italia il primo approdo dei barconi che partono dal Nord Africa, con tutti i problemi che questo comporta. Eppure, proprio oggi, la Commissione europea si era vantata di aver posto le basi per un nuovo patto tra gli Stati membri che, a loro dire, introdurrà maggiore solidarietà all'interno dell'Unione europea. Ursula Von der Leyen ha presentato il piano con entusiasmo definendolo un "nuovo inizio" che permetterà di conciliare interessi divergenti e legittimi, trovando un equilibrio tra "responsabilità e solidarietà". "È un passo importante", ha fatto eco anche il premier Giuseppe Conte ribadendo la necessità di "certezza su rimpatri e ridistribuzioni". Se il "nuovo inizio" è l'ennesimo braccio di ferro tra Parigi e Roma, è certo che i problemi che avevamo col fallimentare Trattato di Dublino non riusciremo mai a superarli.